SOCIETÀ

I tre piani di Biden per rilanciare gli Stati Uniti, a partire dalla ricerca scientifica

Joe Biden non ha tempo da perdere, per almeno tre ragioni. La prima potremmo definirla “personale”: marcare una distanza, netta, tangibile, dal suo predecessore. La seconda è più politica: sfruttare l’onda della sua elezione per ottenere il massimo consenso dal Congresso. La terza è invece tattica: trasformare l’emergenza della pandemia, e lo stress economico che ne è derivato, in una straordinaria occasione di crescita e di sviluppo. Perciò il presidente degli Stati Uniti ha deciso di dare il via alla sua rivoluzione: due piani poderosi (l’American Rescue Plan e l’American Jobs Plan, il primo per affrontare la pandemia, il secondo per ricostruire dalle fondamenta il Paese). Più un terzo, enorme progetto di spesa pubblica (oltre 1.500 miliardi di dollari), da sottoporre al voto del Congresso, per investire sui tre pilastri su cui poggerà il suo mandato: istruzione, lotta al cambiamento climatico, e ricerca scientifica. In tutto una previsione di spesa di oltre 5.700 miliardi di dollari. Bisogna tornare indietro di decenni nella storia americana per trovare investimenti statali comparabili. 

Il “pilastro” della scienza

Per dire le differenze rispetto al passato: nell’ultimo bilancio (presentato a ottobre per l’anno fiscale 2021) il presidente Donald Trump aveva fissato come assoluta priorità del suo “Budget for America’s Future” le spese militari e la sicurezza delle frontiere, proponendo tagli consistenti ai finanziamenti per la maggior parte della agenzie scientifiche e nel settore della protezione ambientale. Settori, questi ultimi, evidentemente considerati “non strategici” dal leader repubblicano, sconfessato dallo stesso Congresso che a più riprese disse no a quei tagli. Come ricorda il New York Times: "Negli ultimi anni, i legislatori hanno respinto molti degli sforzi dell’amministrazione Trump di “sventrare” i programmi nazionali. Salta quindi doppiamente all’occhio la tabella pubblicata da Nature che riporta le “intenzioni di finanziamento” per la scienza, nel 2022, proposte da Joe Biden: il più basso aumento percentuale rispetto al 2021 spetta alla Nasa (+6,3%), con un investimento previsto di 24,7 miliardi di dollari. Da lì si sale: 10,2 miliardi per la National Science Foundation (NSF, +20%), 8,7 miliardi per il Centers for Disease Control and Prevention (CDC, + 22,5%), addirittura 51 miliardi di dollari (+21,4%) per il National Institutes of Health (NIH). Ora la decisione spetterà al Congresso, anche se sia Democratici sia Repubblicani hanno già dichiarato una “sostanziale adesione” al piano proposto dalla Casa Bianca (e per i Democratici è una priorità, adesso, riaffermare la loro “capacità di spesa”). Al proposito, Sethuraman Panchanathan, direttore della NSF, proprio durante la sua audizione in Senato, ha dichiarato: "La ricerca scientifica della conoscenza e della comprensione non può essere separata dallo sviluppo di nuove capacità tecnologiche. E, a loro volta, queste nuove capacità ci consentono di perseguire nuove domande di ricerca che erano invisibili o irraggiungibili». Biden vorrebbe inoltre creare, all’interno della National Science Foundation, anche una direzione focalizzata sulla tecnologia e un nuovo laboratorio nazionale incentrato sul clima. Ipotesi di spesa: 50 miliardi di dollari in 8 anni. Qualora il piano ottenesse l’approvazione, sempre parole del direttore Panchanathan, "la NSF si concentrerà su applicazioni come intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni, risposta ai disastri e resilienza, sistemi di informazione quantistica, robotica, tecnologie di comunicazione avanzate, biotecnologia e sicurezza informatica".

Una “visione” del futuro

Un cambio di passo più netto sarebbe stato difficile da immaginare. Ma non c’è soltanto la comunità scientifica a esultare. Scorrendo le pagine dell’American Jobs Plan (ben oltre duemila miliardi di dollari d’investimenti) si scorge con chiarezza la “visione” del futuro, del Paese immaginato dalla nuova amministrazione. Che non riguarderà soltanto le città, grandi o piccole, ma anche l’America rurale, territori sconfinati e spesso dimenticati. Il mantra è: minor impatto ambientale. Già all’inizio dell’anno Biden aveva firmato tre ordini esecutivi: stop ai sussidi statali per le compagnie che si occupano di combustibili fossili (oltre alla bonifica di pozzi di petrolio e di gas abbandonati); stop al rilascio di nuovi permessi di perforazione di petrolio e gas nel demanio federale (con la richiesta di una revisione dei contratti già esistenti); accelerazione sulla costruzione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici. «Ogni dollaro speso verrà utilizzato per prevenire, ridurre e resistere agli impatti della crisi climatica»è scritto nel report della Casa Bianca. Dunque nel concreto: incentivi fiscali saranno proposti ai consumatori per l’acquisto di veicoli elettrici, a patto che siano di fabbricazione americana. Almeno il 20% degli scuolabus, secondo il piano di Biden, dovrebbe essere alimentato a elettricità. Ed energia pulita, che dovrebbe riguardate il funzionamento di tutti gli edifici pubblici federali. E anche acqua pulita, e potabile: le ultime stime dicono che negli Stati Uniti da 6 a 10 milioni di abitazioni ricevano ancora l’acqua attraverso tubi di piombo (un’esposizione che può esporre soprattutto i bambini a gravi rischi). Il piombo, in poche parole, dovrà sparire e tutti i vecchi tubi dovranno essere sostituiti, all’interno di un ampio piano di ammodernamento del sistema idrico. E poi infrastrutture in ogni angolo del Paese (strade, ponti, ferrovie, porti, aeroporti e sistemi di metropolitana) e in grado di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici, modernizzazione degli edifici educativi (scuole pubbliche, college, strutture dedicate all’infanzia), riqualificazione delle reti elettriche ed espansione della banda larga. Tutti capitoli di spesa che porteranno nuovi posti di lavoro, nuove opportunità. Ma non basta: un altro dei cardini del piano immaginato dalla Casa Bianca si pone l’obiettivo di raggiungere “l’equità razziale”, eliminando ingiustizie e arretratezze. «La metà dei 40 miliardi di dollari di fondi stanziati per il potenziamento delle infrastrutture di ricerca nei laboratori di tutto il paese andranno specificamente ai college e università storicamente neri (HBCU) e ad altri istituti di istruzione superiore che servono le minoranze», scrive la rivista Popular Science

Assistenza, veterani e spese militari

Poi c’è il capitolo dell’assistenza: agli anziani, alle persone con disabilità, ai bambini, con una particolare attenzione alle badanti, che negli Stati Uniti sono tradizionalmente di colore e sottopagate. «Gli assistenti domiciliari essenziali sono tra i lavoratori meno pagati del paese, con un lavoratore su sei in questo settore che vive in povertà». E quello degli “alloggi a prezzi accessibili”, un problema che negli Stati Uniti è assai diffuso, con milioni di famiglie costrette a spendere più della metà del loro reddito per pagare l’affitto: il piano stabilisce che più di due milioni di abitazioni dovranno essere ristrutturate o costruite, per essere poi messe sul mercato a prezzi “accessibili e sostenibili”. L’ultima attenzione è per i veterani, che sono più di 9 milioni, spesso con esigenze di carattere sanitario. Scrive la Casa Bianca: «Il presidente Biden crede che, come americani, abbiamo il sacro obbligo di prenderci cura dei veterani e delle loro famiglie, sia durante il dispiegamento che dopo il loro ritorno a casa. L'American Jobs Plan aiuterà ad adempiere a questo obbligo creando milioni di buoni posti di lavoro per i veterani e i loro coniugi, contribuendo a garantire la fornitura di assistenza sanitaria attraverso il Department of Veterans Affairs». Tra le spese aumentate da Biden, anche se non di molto, ci sono anche quelle militari: il budget previsto per il Pentagono è di 715 miliardi di dollari. Mentre sono stati annullati tutti i finanziamenti per il muro di confine con il Messico.

Altrove potrebbe essere definito un “libro dei sogni”, ma la definizione di una simile quantità di obiettivi, unita alla straordinaria capacità di spesa degli Stati Uniti (per fare un paragone: il Next Generation Eu, il piano dell’Unione Europea, ammonta a 750 miliardi di euro, pari a circa 900 miliardi di dollari), alza l’asticella delle aspettative. E non soltanto negli Stati Uniti, soprattutto per quel che riguarda le norme sul clima, che potrebbero consentire agli Stati Uniti di ridurre le emissioni di carbonio entro il 2035, secondo l’Accordo di Parigi, e azzerarle entro il 2050. Raggiungere l’obiettivo non sarà semplice. E dopo aver vissuto la stagione di Trump, la comunità internazionaleguarda con interessata prudenza a quel che sta accadendo negli Stati Uniti. Ma l’effetto traino non è da escludere, tutt’altro.

POTREBBE INTERESSARTI

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012