CULTURA

Agli albori dell'arte

La grotta di Leang Tedongnge, sull'isola indonesiana di Sulawesi, conserva sulle sue pareti calcaree una pittura rupestre realizzata decine di migliaia di anni fa: si tratta della raffigurazione di alcuni maiali forse appartenenti alla specie Sus celebensis. L'opera d'arte, che è stata analizzata a fondo dall'archeologo Adam Brumm e dal suo team di ricerca, sembra risalire a 45.500 anni fa e si aggiudica quindi il record di più antico esempio di arte figurativa scoperto finora. C'è da dire che i suini protagonisti dell'opera nella grotta di Leang Tedongnge non sono gli unici esempi di pittura rupestre rinvenuta nelle grotte delle isole indonesiane. In quest'area, infatti, sono state ritrovate altre opere simile a questa risalenti a 40.000 e a 43.900 anni fa.

Un articolo recentemente pubblicato su PNAS cerca di fare il punto della situazione sulle attuali conoscenze e sulle domande ancora aperte che riguardano l'origine dell'arte e la sua evoluzione, la quale potrebbe essersi sviluppata di pari passo con quella delle funzioni cognitive dell'essere umano. Non si tratta di stabilire quale sia la più antica creazione artistica nella storia dell'umanità, anche perché questa, probabilmente, deve ancora essere scoperta; la domanda riguarda piuttosto le caratteristiche che dovrebbe avere quest'opera.

Abbiamo detto che le pitture rupestri nella grotta di Leang Tedongnge sono il più antico esempio di arte figurativa scoperto finora. Negli ultimi decenni, però sono state ritrovate in diverse aree del mondo incisioni su pezzi d'ossa e conchiglie e disegni realizzati molto tempo prima di quello di Leang Tedongnge, che però non sono definibili come esempi d'arte figurativa, perché sono composte da forme e linee che creano piuttosto dei disegni astratti. Per quanto si possa discutere sulla possibilità che tali disegni possano essere considerati arte – questione che rappresenta un altro motivo di dibattito – possiamo dire che, per quanto ne sappiamo al momento, l'arte astratta sembra essere più antica di quella figurativa.

Non è detto, inoltre, che i primi esseri umani in grado di produrre opere d'arte fossero homo sapiens. Infatti, sono stati ritrovati alcuni esempi di arte non figurativa sull'isola di Giava, dove è stata rinvenuta una conchiglia sulla quale erano stati incisi dei disegni geometrici riconducibili all'homo erectus e risalenti a 500.000 anni fa, e in Germania, dove un osso ritrovato nella caverna di Einhornhöhle abitata da Neanderthal presenta dei disegni astratti realizzati 51.000 anni fa.

Nell'Ottocento, gli archeologi ritenevano che per essere in grado di realizzare opere d'arte figurativa fossero necessarie delle funzioni cognitive all'altezza di quelle degli esseri umani moderni e che quindi i nostri lontanissimi avi pittori fossero dotati non solo della sensibilità artistica, ma anche di una lingua, una cultura e una capacità di pensiero astratto altrettanto avanzate. Gli archeologi odierni, al contrario, non danno per scontato che la capacità di produrre arte figurativa sia necessariamente indicativa anche del possesso di sofisticate abilità linguistiche, comportamentali, organizzative e di astrazione.

Ed è qui che entrano in gioco gli studi di neuroscienze che indagano l'evoluzione delle funzioni cognitive dell'essere umano nel corso della storia.

Il funzionamento cognitivo degli esseri umani moderni implica anche la capacità di comprendere i simboli e di esprimersi attraverso essi. L'origine del simbolismo e dei suoi significati è stata oggetto di uno studio coordinato da Kristian Tylén, dell'università danese di Aarhaus, nel 2020. Un simbolo, infatti, può produrre un effetto cognitivo diverso a seconda del suo specifico significato, che può essere decorativo, di connotazione e distinzione socioculturale (con lo scopo di affermare l'identità di gruppo e/o distinguerla da quella degli altri gruppi sociali) oppure denotativo (nel caso in cui ogni simbolo rappresenta un concetto o un oggetto, in modo analogo alle lettere e alle parole di una lingua).

Partendo dal presupposto che il cervello degli esseri umani contemporanei non sia poi così diverso da quello dei loro avi che abitavano il pianeta 100.000 anni fa, Tylén e il suo team di ricerca hanno condotto cinque esperimenti cognitivi per fare luce sui possibili significati di alcuni disegni astratti ritrovati sulle pareti di due grotte in Sudafrica: quella di Blombos, dove erano presenti delle incisioni realizzate in un arco di tempo di 30.000 anni compreso tra i 100.000 e i 70.999 anni fa e il Diepkloof Rock Shelter, che conserva incisioni che sembrano risalire a un periodo che va dai 109.000 ai 52.000 anni fa.

Lo scopo della ricerca era testare alcuni tra i possibili significati simbolici di questi disegni per capire la finalità con cui erano stati realizzati. Tra le questioni da indagare c'era anche la possibilità che i disegni avessero una finalità estetica-decorativa e che potessero essere quindi considerati arte.

Confrontando le incisioni più antiche con quelle più recenti, gli studiosi avevano osservato uno sviluppo compositivo nel corso del tempo: da schizzi più semplici e rudimentali, come ad esempio un insieme di poche linee parallele, si passava a disegni più complessi e simmetrici. Era come se lo stile si fosse evoluto per adattarsi a un'esigenza. Ma quale? Forse rendere i disegni più gradevoli alla vista? O più memorabili o distinguibili?

Infatti, come gli strumenti in pietra o in legno assumono forme diverse con il tempo per diventare, ad esempio, più ergonomici, anche i simboli vengono perfezionati per diventare più adatti al loro scopo, che è quello di veicolare un significato.

Gli artefatti simbolici sono strumenti della mente. Come i manufatti (ad es. le asce di pietra) vengono impiegati per modificare l'ambiente fisico, i simboli agevolano i meccanismi cognitivi quali il ragionamento, la comunicazione e la percezione estetica K. Tylén et al., “The evolution of early symbolic behavior in Homo sapiens", PNAS 2020 117 (9) 4578-4584

Ognuno dei cinque esprimenti cognitivi condotto da Tylén e coautori ha coinvolto tra i 50 e i 70 partecipanti ai quali è stato chiesto di interagire (in modo diverso a seconda del singolo esperimento) con alcuni disegni ricavati dai contorni originari delle incisioni ritrovate nelle grotte di Blombos e Diepkloof, per vedere se questi, con il tempo, si evolvessero in modo tale da diventare più memorabili, distinguibili o piacevoli alla vista.

Nel primo di questi esperimenti i partecipanti vedevano i disegni usando solo il loro occhio non dominante. Lo scopo era capire se i simboli più recenti guadagnassero una dominanza percettiva più velocemente rispetto a quelli più vecchi e se fossero, quindi, più stimolanti per l'occhio. I risultati dell'esperimento hanno supportato l'ipotesi della risonanza estetica: siccome i simboli più recenti erano in grado di scatenare nei partecipanti una reazione cognitiva più rapida, si può concludere che essi si siano evoluti nel tempo per diventare più piacevoli a livello di percezione estetica.

Gli esperimenti successivi suggeriscono che i disegni in questione siano diventati, con il tempo, anche più riconoscibili come intenzionali e più facili da ricordare e riprodurre, risultati che supportano le ipotesi della connotazione dell'identità culturale (bensì non quella della distinzione da altri gruppi sociali) e della capacità di denotare concetti e oggetti.

Lo studio di Tylén e coautori non può provare con certezza che i disegni in questione siano stati realizzati principalmente con finalità estetica, né tanto meno che l'arte non figurativa sia più antica di quella figurativa. Inoltre, per quanto ci siano molte somiglianze tra il cervello degli esseri umani contemporanei e quelli antichi, non è detto che il funzionamento cognitivo degli uomini e delle donne di oggi sia uguale a quello dei loro antichissimi antenati.

È difficile, infine, raggiungere un'ipotesi condivisa riguardo all'origine della cultura simbolica e al suo collegamento con quella artistica. Non si può dare per scontato, infatti, che l'arte figurativa sia nata da forme espressive più astratte e quindi puramente estetiche o decorative, né viceversa. Non possiamo sapere quale delle due forme artistiche sia la più primitiva, sempre che sia lecito ragionare in questi termini. L'arte astratta e quella rappresentativa, infatti, potrebbero avere anche origini indipendenti ed essere nate simultaneamente per finalità differenti che restano ancora tutte da scoprire.

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