SOCIETÀ

Un portale e una rivista per raccontare la Resistenza, oggi

A ottant’anni dalla Liberazione, la Resistenza non è un capitolo chiuso: affina il proprio significato a ogni nuova lettura, perché mutano le domande che le rivolgiamo e, soprattutto, il presente che la interroga. Ciò che ieri appariva definitivamente consegnato alla storia oggi torna a interpellare il nostro tempo con urgenze inattese: la fascinazione per l’uomo forte, il linguaggio della forza come scorciatoia politica, fino al ritorno della guerra nel cuore dell’Europa come strumento nuovamente pensabile nella gestione dei conflitti internazionali.

È dentro questa tensione tra ieri e oggi che la Resistenza, come ogni fenomeno storico, continua a vivere: non reliquia ma campo aperto all’interpretazione, materia da studiare, discutere e rielaborare continuamente. Benvenga dunque uno strumento digitale come il nuovo Portale della Resistenza padovana, che riunisce e rende accessibili fonti bibliografiche e documentarie fondamentali per la comprensione della lotta di liberazione nel territorio: non solo un archivio ma un’infrastruttura di ricerca che mette in relazione materiali compositi e diffusi come pubblicazioni, diari, bollettini, giornali e documenti d’archivio.

Il progetto nasce dalla collaborazione fra soggetti di fondamentale importanza nel campo della ricerca sulla Resistenza – Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (Casrec), Centro Studi Ettore Luccini (Csel) e Centro per la Storia dell'Università di Padova (Csup) – con l’obiettivo di rendere accessibile e consultabile un ricco patrimonio bibliografico e documentale da parte di studenti, ricercatori, cittadini e istituzioni del territorio.


Il portale della Resistenza padovana: www.resistenzapadovana.it


Come ha sottolineato il coordinatore Cristiano Amedei (Centro Ettore Luccini) durante la presentazione del progetto, oltre a proporsi come spazio di ricognizione e condivisione il portale mira anche ad essere un dispositivo stabile di produzione culturale: un sistema aperto che non si limita a raccogliere fonti ma contribuisce a rielaborarle e a rimetterle in circolo. Accanto al database trovano infatti spazio novità bibliografiche, contributi scientifici, materiali digitalizzati e iniziative: un vero e proprio ecosistema che contribuisce a produrre conoscenza. 

"Il Lavoratore": un giornale clandestino quasi dimenticato

Rientra in quest’ottica il lancio di una nuova collana editoriale: Fonti di memoria, realizzata in collaborazione con la casa editrice Il Prato, con in programma una serie di numeri monografici dedicati a specifici nuclei documentari della Resistenza padovana e veneta. Il primo numero, curato di Angelo Giocoli e con un saggio di Alessandro Naccarato, nasce da un'idea di Alessandro Santagata ed è dedicato a Il Lavoratore, organo del Partito Comunista d'Italia e tra le più importanti pubblicazioni clandestine della Resistenza veneta nel periodo 1943-1945. Un corpus documentario di straordinario interesse, reso oggi disponibile grazie alla pubblicazione e alla trascrizione integrale dei quattordici numeri conservati, sui sedici originariamente usciti.

Una fonte raramente valorizzata, quasi dimenticata si potrebbe dire, quindi ancora più preziosa per riscoprire non solo le dinamiche resistenziali ma anche quelle relative alla rinascita democratica: “Un aspetto particolarmente significativo dell'operazione è quello di restituire l’importanza di un giornale che non ha uno sguardo esclusivamente locale”, ha spiegato Angelo Giocoli, studente della Scuola Galileiana e tirocinante presso il Centro Ettore Luccini, curatore del primo numero della rivista. Il Lavoratore si muove costantemente tra appartenenza comunista e dimensione nazionale, costruendo un immaginario più ampio della lotta: “In questo risiede la sua forza – sottolinea Giocoli –, la stampa clandestina non si limita a informare, spinge all'azione”.

Alessandro Naccarato nel suo saggio si sofferma invece sull’importanza di Padova come centro di produzione e diffusione della stampa clandestina con almeno tre tipografie attive, e poi sulle caratteristiche della pubblicazione. Tra gli elementi salienti c’è innanzitutto la centralità della questione operaia nelle fabbriche padovane e venete, ma anche il tentativo di costruire un'alleanza tra il mondo del lavoro e quello intellettuale e universitario: “Un dialogo che si coglie anche nella condivisione degli spazi – spiega Naccarato –. Nella stessa tipografia situata nel quartiere Arcella, in via Parentino, vengono infatti stampati anche un'edizione veneta de l'Unità e l'appello del Rettore Concetto Marchesi agli studenti universitari del primo dicembre del 1943”.

Temi fondamentali sono anche il ruolo delle donne, protagoniste sia come combattenti che come lavoratrici, attiviste e corrispondenti, e l'evoluzione della strategia del Partito comunista nel passaggio da una prospettiva internazionalista a una via nazionale. Il Lavoratore si configura allo stesso tempo come iniziativa di controinformazione, bollettino militare a sostegno dei GAP e strumento di propaganda, costruzione identitaria e formazione politica. Nelle sue pagine convivono Palmiro Togliatti e il richiamo ad Antonio Gramsci, sotto lo slogan ‘dal tornio alla mitragliatrice’: “Un linguaggio che si oppone frontalmente alla narrazione ufficiale del regime e contribuisce in qualche modo a formare la grammatica della liberazione, e che proprio per questo viene particolarmente temuto dai fascisti”, aggiunge Naccarato.

80 anni dopo la Liberazione un portale digitale e una nuova rivista mettono a disposizione le fonti della Resistenza padovana in tutta la loro complessità

Una Resistenza plurale e l’oggi

Come ha ricordato Alessandro Santagata, storico dell’Università di Padova e tra i curatori scientifici dell’iniziativa, obiettivo di portale e rivista è restituire la complessità della Resistenza, evitando semplificazioni o riduzioni esclusivamente commemorative. La lotta di liberazione non è venuta da un blocco unico ma da un insieme di esperienze diverse: civili e militari di vari orientamenti politici, laici e religiosi, combattenti e disobbedienti.

Anche la stampa clandestina, in questo quadro, non servì solo a informare: educò alla lotta e contribuì a risignificare parole deformate dal fascismo, a partire dal termine "patria", rivelandosi determinante per preparare la strada alla democrazia e al pluralismo. “La Resistenza è stata anche conflitto, scelta, organizzazione, e soprattutto esperienza collettiva – ha detto Santagata –. Una Resistenza del popolo, di tutte e di tutti".

A ottant’anni di distanza, il lavoro sulle fonti mostra come quel periodo, quei valori e quelle persone non appartengano soltanto al passato, ma al modo in cui ogni generazione interroga se stessa. In questa prospettiva, anche il fatto che fogli stampati clandestinamente finiscano oggi in un database accessibile a tutti assume un significato preciso: quello di sottrarre la memoria al silenzio e restituirla al confronto. Il lavoro sulle fonti – come quello reso possibile dal portale e dalla rivista sulla Resistenza padovana – non è dunque un semplice esercizio di archivio, ma un gesto culturale che mantiene aperti il dibattito e la ricerca. Perché è proprio lì, in quello spazio critico, che si costruiscono gli antidoti più solidi contro ogni forma di ritorno autoritario.

A ottant’anni di distanza, il lavoro sulle fonti mostra che quel periodo, quei valori e quelle persone non appartengono soltanto alla storia ma al modo in cui ogni generazione interroga se stessa. Allora anche il fatto che dei fogli stampati clandestinamente finiscano su un database accessibile a chiunque può assumere un significato particolare: studio e ricerca non sono meri esercizi intellettuali, ma i migliori antidoti contro ogni forma di totalitarismo.

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