L'Altino ritrova il futuro: lo storico cinema di Padova diventa un centro per il contemporaneo
Foto di Matteo de Mayda
Nato dalle macerie dei bombardamenti del 1944 e inaugurato nel 1951, il Cinema Altino è uno degli edifici più singolari del Novecento padovano. Dopo vent'anni di chiusura, il capolavoro progettato da Quirino De Giorgio si prepara a tornare accessibile al pubblico grazie a un progetto di recupero promosso dalla Fondazione Chiara e Francesco Carraro. L'obiettivo dichiarato è quello trasformare l'ex cinema di via Altinate, una via centrale di Padova, in un nuovo centro culturale dedicato all'arte contemporanea, al cinema, alle arti performative e alla produzione culturale, cercando di mantenere però il legame con la storia di un luogo che per decenni è stato uno dei punti di riferimento della vita cittadina.
Leggi anche: Il bisnonno fischiettava. Una notte nella Padova partigiana
Un edificio che racconta la storia della città
L'Altino non è soltanto un cinema chiuso da recuperare. La sua storia è intrecciata con quella di Padova e della sua ricostruzione nel secondo dopoguerra. Il luogo su cui sorge l'edificio era stato infatti devastato dai bombardamenti alleati del marzo 1944 ed è proprio a partire da quell'area distrutta che l'architetto Quirino De Giorgio immaginò un progetto radicalmente nuovo, destinato a diventare uno dei più importanti esempi di architettura modernista della città.
I lavori iniziarono nel 1946 e si conclusero nel 1951. Con i suoi 746 posti, l'Altino divenne rapidamente uno dei principali cinema del centro storico. Negli anni Sessanta venne poi ampliato con una seconda sala, il Mignon, ricavata nel piano interrato e caratterizzata da una dimensione più raccolta e intima. Secondo quanto dichiarato dalla Fondazione, anche il Mignon dovrebbe essere interamente recuperato.
Come abbiamo capito, il Cinema Altino è immerso nel centro di Padova ma, nonostante la sua collocazione nel cuore della città storica, l'edificio si distingue ancora oggi per il linguaggio architettonico innovativo adottato da De Giorgio. Ci sono infatti ampie superfici vetrate, cemento a vista, una facciata dinamica e una concezione dello spazio pensata per trasformare l'esperienza cinematografica in un percorso architettonico completo.
Chi era Quirino De Giorgio
Se il recupero dell'Altino rappresenta una buona notizia per la città, è anche l'occasione per riscoprire una figura poco conosciuta al grande pubblico. Nato a Palmanova nel 1907 e trasferitosi a Padova da ragazzo, Quirino De Giorgio fu uno dei protagonisti più originali dell'architettura italiana del Novecento. Vicino agli ambienti futuristi e in contatto con Filippo Tommaso Marinetti, sviluppò un linguaggio personale che univa ricerca tecnica, attenzione alla funzionalità e forte tensione sperimentale.
Particolarmente interessato ai luoghi dello spettacolo, progettò numerosi cinema in Veneto, diventando uno dei maggiori specialisti italiani del settore. L'Altino rappresenta probabilmente la sintesi più ambiziosa della sua ricerca e, dal 2005, l'edificio è sottoposto a vincolo monumentale, riconoscimento che ne certifica il valore storico e architettonico.
Una scommessa culturale per la città
Durante la presentazione del progetto Mauro Baronchelli, direttore della Fondazione Chiara e Francesco Carraro, ha insistito su un punto: il futuro Altino non dovrà essere soltanto la sede della collezione costruita da Francesco Carraro e dalla moglie Chiara Alessandri, ma un luogo aperto al confronto con le arti contemporanee, il cinema, la musica, la performance e la produzione culturale.
L'idea è quella di costruire uno spazio multidisciplinare capace di dialogare con il tessuto culturale cittadino e di offrire occasioni di incontro, approfondimento e sperimentazione. A fare da nucleo fondativo sarà la collezione Carraro, una delle più importanti raccolte private di arte italiana del Novecento, che comprende dipinti, sculture, vetri d'artista, oggetti di design e opere di alcuni tra i principali protagonisti dell'arte del secolo scorso.
Foto di Antonio Massariolo
Le intenzioni dichiarate quindi sono ambiziose: fare dell'Altino uno spazio aperto, permeabile alla città e capace di intercettare pubblici diversi. Per farlo la grande sala dell'Altino, che conta oltre 750 posti tra platea e galleria, verrà trasformata in uno spazio espositivo. Il Mignon, la sala ipogea da circa 230 posti, manterrà invece una forte vocazione cinematografica e sarà recuperato come ambiente polifunzionale dedicato alle immagini in movimento e agli eventi culturali.
Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche dalla terrazza sul tetto, uno degli elementi più affascinanti e meno conosciuti dell'edificio. De Giorgio l'aveva immaginata addirittura come una possibile arena estiva, un'intuizione che all'ora rimasta sulla carta ma che oggi torna a suggerire nuove possibilità di utilizzo.
Prima del restauro, un ritorno simbolico
Il progetto architettonico di recupero è affidato a Giuseppe Cangialosi dello studio mzc+ di Treviso. L'avvio dei lavori è previsto per luglio. Prima dell'inizio del cantiere, l'Altino ha riaperto eccezionalmente le sue porte ai cittadini per due giornate di visita pubblica.
Per l'occasione la Fondazione ha commissionato all'artista sloveno Atej Tutta l'installazione immersiva Afterglow, pensata specificamente per gli spazi dell'ex cinema. Il titolo richiama il bagliore che permane dopo lo spegnimento di una fonte luminosa e diventa metafora della memoria ancora viva del luogo.
A vent'anni dall'ultima proiezione, lo schermo dell'Altino torna così ad animarsi, non per celebrare nostalgicamente il passato ma per segnare simbolicamente l'inizio di una nuova fase.
Durante la presentazione del progetto, il sindaco Sergio Giordani ha definito il recupero dell'Altino un'operazione di "ricucitura identitaria" per la città. Un'espressione che sintetizza bene il significato dell'intervento: non soltanto il restauro di un edificio, ma il tentativo di restituire alla comunità un luogo che per decenni ha fatto parte della memoria collettiva dei padovani.
La sfida sarà proprio questa: conservare la memoria di uno spazio che ha accompagnato generazioni di cittadini senza trasformarlo in un monumento immobile. Il recupero dell'Altino non riguarda soltanto un edificio storico. Riguarda il modo in cui una città decide di dare nuova vita ai propri luoghi simbolo, provando a trasformarli in risorse per il futuro.
Naturalmente sarà il tempo a dire se l'ambizione di fare dell'Altino un luogo aperto e vissuto riuscirà a tradursi in una programmazione capace di intercettare pubblici diversi. Per ora, però, il recupero di uno degli edifici più significativi del Novecento padovano rappresenta già un segnale importante che fa dialogare il passato della città con il contemporaneo.