SCIENZA E RICERCA

Quanto vale un paesaggio? Uno studio quantifica l’impatto delle rinnovabili

A luglio dell’anno scorso, una cinquantina di persone a volto coperto ha fatto irruzione nel cantiere del parco eolico di Monte Giogo, nella zona del Mugello in Toscana, e ha danneggiato gravemente i mezzi d’opera. A settembre dello stesso anno, due uomini hanno appiccato un incendio che ha distrutto 5.000 pannelli del parco solare in costruzione a Viddalba, in Sardegna, in provincia di Sassari.

Sebbene non sempre sfoci nel sabotaggio, il sentimento di rifiuto nei confronti dei nuovi impianti di energia rinnovabile è un fenomeno diffuso nel nostro Paese. L’impatto sul paesaggio è spesso ritenuto troppo elevato dalle comunità locali che si devono trovare a convivere con pale eoliche alte decine di metri o interi campi ricoperti di pannelli fotovoltaici.

L’Italia però si è presa l’impegno di arrivare a produrre quasi i due terzi dell’elettricità di cui ha bisogno da fonti rinnovabili entro il 2030: l’obiettivo è messo nero su bianco nel PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.

La decarbonizzazione del nostro sistema energetico, oltre a essere da tempo una necessità climatica, è diventata sempre di più anche una questione di sicurezza nazionale, specialmente dopo due guerre, negli ultimi 4 anni, che hanno rivelato la vulnerabilità della filiera dei combustibili fossili e che hanno fatto schizzare i costi delle bollette.

Individuare le aree su cui installare i nuovi impianti è quindi una questione vitale per tutte queste ragioni. Un gruppo di ricerca costituito dai ricercatori del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università di Padova e di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), ha proposto una nuova metodologia per quantificare in termini economici l’impatto di nuovi impianti rinnovabili su diverse tipologie di paesaggio in Italia.

Secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Sustainable Energy Technologies and Assessments, il valore dei servizi paesaggistici dell’intero territorio italiano viene stimato complessivamente in almeno 1,25 miliardi di euro all’anno. A paesaggi diversi vengono attribuiti valori diversi: “possono variare da circa 10 a 100 euro per ettaro all’anno, con una media ponderata di 41,3 euro per ettaro” spiega Daniel Vecchiato del TESAF, che assieme a Tiziano Tempesta, anch’egli professore del TESAF, si è occupato della quantificazione del valore paesaggistico.

“È una stima prudente. Considera soltanto i servizi culturali ed estetici percepiti dalla popolazione e non include i benefici indiretti (come l’indotto economico) del paesaggio su turismo, produzioni agroalimentari di qualità, mercato immobiliare, che spingerebbero la cifra ben più in alto”.

Misurare il valore di un paesaggio

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno sviluppato una metodologia alternativa a quelle comunemente adottate. L’impatto sul paesaggio è considerata un’esternalità, ossia un costo che non viene esplicitamente espresso nel bilancio di un progetto. Nel caso di un impianto rinnovabile, il costo può essere sociale quando l’identità di una comunità locale viene coinvolta, oppure ambientale quando interferisce con i servizi ecosistemici, per esempio limitando il drenaggio dell’acqua da parte del suolo.

Per quantificare questo tipo di esternalità i ricercatori hanno condotto un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione italiana, intervistando 3.151 cittadini. “A ciascuno è stato chiesto quanto sarebbe disposto a pagare ogni anno per tutelare paesaggi con diverse caratteristiche e non privarsi dei servizi a essi associati” spiega Vecchiato. In particolare sono state considerate tre caratteristiche: qualità naturalistica, ricchezza di patrimonio culturale e presenza di paesaggi rurali storici.

La mappatura delle diverse caratteristiche paesaggistiche è stata possibile utilizzando la Carta del valore naturalistico-culturale d’Italia di ISPRA. L’approccio adottato si chiama esperimento di scelta discreta (Discrete Choice Experiment) ed è una tecnica econometrica che viene usata per stimare il valore di beni che non hanno un prezzo di mercato.

“Dalle risposte sono stati ricavati 50 diversi valori paesaggistici, espressi in euro per ettaro all’anno, e differenziati in funzione del tipo di territorio” prosegue Vecchiato. “È stato così possibile assegnare a ogni realtà paesaggistica un valore economico in funzione dei servizi ecosistemici che fornisce ai cittadini. Combinando questi valori con la cartografia nazionale tramite strumenti GIS (oltre alle mappe ISPRA sono state usate anche quelle della Rete Rurale Nazionale sui paesaggi rurali storici) è stato possibile attribuire un valore economico a ogni porzione del territorio italiano. Il risultato varia da circa 10 a 100 euro per ettaro all’anno, con una media ponderata di 41,3 euro per ettaro”.

Due casi concreti

Il metodo è poi stato testato su due impianti realmente in fase di autorizzazione nel Centro Italia. Per un parco eolico da 62 MW (dieci turbine), il costo paesaggistico annuo è stato stimato in circa 232.000 euro, equivalenti a 1,34 euro per megawattora di energia prodotta dall’impianto.

Per un parco fotovoltaico da 56 MW, il costo stimato è stato invece di circa 106.000 euro l’anno (1,11 euro/MWh). Secondo gli autori, la differenza è dovuta soprattutto al diverso impatto sulla visibilità: l’area da cui le turbine eoliche risultano visibili supera i 130.000 ettari, contro i circa 5.000 ettari dell’impianto fotovoltaico.

“Il messaggio degli autori non è ‘fermare le rinnovabili’, ma piuttosto fornire uno strumento per collocarle meglio. Integrando il valore economico del paesaggio nella pianificazione del territorio e nelle analisi costi-benefici, è possibile individuare le aree più idonee tenendo conto delle preferenze dell’intera collettività nazionale” sottolinea Vecchiato.

“Il paesaggio è una risorsa importante e non un vincolo: è un bene comune con un valore economico reale e misurabile. Dare un numero a quel valore non significa metterlo in vendita, ma permettere che entri nelle decisioni pubbliche con lo stesso peso degli altri costi e benefici, soprattutto quando si tratta di programmare la transizione energetica”.

Sbloccare lo stallo

Avere dei dati precisi sul valore di un paesaggio potrebbe fornire uno strumento decisivo per sbloccare le situazioni di stallo che spesso si generano tra comunità locali, decisori politici e aziende costruttrici degli impianti.

La questione dell’accettabilità delle fonti rinnovabili diventerà sempre più rilevante con il dispiegarsi della transizione energetica, un processo ormai avviato a livello globale, come dimostrano i rapporti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia degli ultimi anni. È a livello locale però, nel cosiddetto ultimo miglio, che spesso si generano attriti che inceppano il dispiegamento dell’intero processo.

A volte le reazioni possono essere violente, e sono quelle che fanno più notizia, ma il più delle volte il dissenso prende la forma di una contestazione civile. Sono state pacifiche per esempio le proteste di quest’anno dei residenti di Torre di Mosto e Torre di Fine, frazioni di Eraclea in provincia di Venezia, contro un impianto agrivoltaico che coprirebbe una superficie pari a 550 campi da calcio.

Nel dibattito sull’impianto di Eraclea è intervenuta anche Legambiente: “Ogni trasformazione comporta un cambiamento, inclusa la transizione energetica” ha riportato a Venezia Today Luigi Lazzaro, presidente regionale dell’associazione ambientalista. “Ma questa trasformazione non è un'opzione: è necessaria, urgente, inevitabile. Continuare a opporsi a ogni progetto senza proporre alternative concrete significa, di fatto, difendere lo status quo: un sistema ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili che è responsabile della crisi che stiamo vivendo”.

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