CULTURA

Sesso, sospiri e sfumature

Ha venduto più di cinque milioni di copie solo in Inghilterra, il libro d’esordio della scrittrice inglese E.L. James Cinquanta sfumature di grigio (Mondadori, 2012, 14.90 euro), più di qualsiasi volume degli Harry Potter, del Codice Da Vinci o di I love shopping di Sophie Kinsella, più del caso letterario degli ultimi anni, Uomini che odiano le donne.

La Mondadori, in Italia, si è assicurata le vendite di tutta l’estate in periodo di crisi (altro che Fabio Volo degli scorsi anni), con questo primo volume e i successivi due che E. L. James ha scritto (Cinquanta sfumature di nero, Cinquanta sfumature di rosso) e che in realtà costituiscono un tutt’uno, ma che non sarebbero potuti essere fascicolati e venduti insieme per non spaventare il lettore (o meglio, la lettrice) con un tomo di quasi duemila pagine. Anzi, a seguito dell’enorme successo della trilogia, la casa editrice s’è inventata una serie di dodici volumetti, ispirati ai tre della James, raccolti in una collana dal nome, guarda caso, “dodici piccole sfumature” e che trovano collocazione nel settore “Harmony”.

Mentre quindi impazzano i festival letterari e simili, aggiudicato il Premio Campiello alla fine dell’estate e lo Strega lo scorso luglio, in pieno periodo di crisi economica accompagnata dall’angoscia degli editori “nessuno legge più”, è necessario fare i conti con il successo strabiliante (31 milioni di copie vendute nel mondo dall’intera trilogia, traduzioni in 40 paesi) di un libro che molto ha in comune con gli Harmony in voga negli anni Ottanta, ma che nella sostanza li supera definitivamente.

Da Liala a Danielle Steel, passando per alcuni guizzi di Sophie Kinsella, Cinquanta sfumature è un libro che per le parti narrate “classiche” (trama, personaggi) rientra decisamente nella tradizione del romanzo rosa, contaminata però dal neonato genere fratello, la chick lit (letteratura da pollastre, letteralmente), quella del Diario di Bridget Jones, di cui sfortunatamente non riesce ad riprodurre lo smalto.

La storia di Cinquanta sfumature di grigio è, infatti, quella di una giovane studentessa americana, Ana Steele, che si innamora, ricambiata, del bellissimo e ricchissimo Christian Grey, personaggio dal passato torbido e misterioso che a soli ventisette anni è a capo di un impero finanziario, pilota elicotteri e sa sempre cosa dire o fare. Insomma, nulla di nuovo ed, anzi, se si riesce ad accettare che la trama “romantica” porti in sé qualcosa di già sentito (in fondo le fiabe non raccontano sempre la stessa storia senza mai stancare?), certo è che molti altri autori hanno dipinto con miglior scrittura e con tratti meno stereotipati i protagonisti delle loro storie rosa.

La grande novità del romanzo di E.L. James è, invece, la fortissima ed esplicita presenza del sesso, quello noto con l’acronimo BDSM (bondage, dominazione, sottomissione, sadomasochismo), perché il protagonista, Gray (ecco perché “di grigio” sono le fantomatiche sfumature), chiede ad Ana di firmare un contratto di sottomissione con tanto di definizione di limiti invalicabili, relativi, e definizione della safeword con cui “la sottomessa” può sancire l’interruzione della pratica sessuale.

Sono sicuramente le parti in cui si descrivono i molteplici e multiorgasmici amplessi dei protagonisti le meglio riuscite del romanzo, al punto che leggendo “il resto” ci si chiede quanto manchi alla “volta” successiva. Non c’è mai molto aspettare, a ben vedere.

Ad esporre i fatti “nudi e crudi” (per citare un romanzo di Alan Bennett, alla cui pungente ironia verrebbe voglia di chiedere un commento salvifico) sembra impossibile: le donne di tutto il mondo, di tutte le estrazioni sociali e culturali (i numeri parlano), impazziscono per un romanzo dalla scrittura scialba, dalla trama scontata e in cui la protagonista sostanzialmente accetta di “farsi sottomessa” e subire punizioni sessuali di ogni sorta.

Eppure le donne sono incuriosite ed, evidentemente, positivamente colpite (basta farsi un giro nei blog) da una lettura a tinte forti che per la prima volta nella storia è totalmente dedicata al loro piacere. La James, cioè, è una donna che scrive per le donne, e mette in scena personaggi e situazioni che soddisfano l’immaginario erotico femminile, anche di coloro che mai avrebbero neppure sospettato l’esistenza delle pratiche che la scrittrice descrive. C’è da dubitare infatti, che nella realtà, un “dominatore”, parli e agisca come Gray, ma tanto basta.

Non ha senso chiedersi se il libro rappresenti un’involuzione in termini di emancipazione femminile, anche se si parla di sottomissione completa ad un uomo, perché l’uomo in questione e il suo modo di fare sesso è costruito ad arte per eccitare una donna dei nostri tempi, facendole superare quei i tabù che proprio la strenua ricerca di affermazione ha introdotto in epoche recenti. La James, insomma, ha fatto strike toccando delle corde sensibili del femminile consorzio e inventando una “pornografia al femminile”. Qual è, oggi, l’uomo che sa davvero dominare una donna? Per una volta, anche solo leggendo, le donne provano piacere a mollare la presa e a farsi dire cosa fare, invece che dover “essere sul pezzo” sempre prima del maschio, anche in fatto di corteggiamento, salvo poi non vedere mai riconosciuti i propri meriti.

La James non entra in competizione con le varie Anaïs Nin, Almudena Grandes, Alina Reyes o la nostrana Torregrossa, che di talento letterario hanno da vendere: per loro l’erotismo è una forma cerebrale, evoluta, completa ed emancipata di scrittura, per E. L. James uno scrivere per hobby con cui ha fatto fortuna, come potrebbe essere un’indovinata formulazione per una merendina.

Una cosa resta: se vale l’adagio “chi parla non agisce”, lo stesso non si può dire per la lettura che, si sa, insieme alla riflessione, è sempre propedeutica all’azione e Cinquanta sfumature non fa eccezione.

 

Valentina Berengo

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