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Aerofobia. Una paura che si può affrontare

Alziamo gli occhi al cielo e una sottile scia bianca attraversa l'azzurro sopra di noi. Seguendo con lo sguardo quella linea, così nitida e sicura, ci sembra impossibile che possa interrompersi da un momento all'altro e l'aereo colare a picco oltre le nostre teste. Eppure, nel momento in cui siamo in prima persona seduti al nostro posto, con la cintura allacciata, pronti per volare, allora quella possibilità può non sembrarci più tanto remota.

Per chi soffre di aerofobia, il disturbo d'ansia che riguarda la paura di volare, il più innocuo suono del motore, spostamento d'aria o comportamento del personale di volo si trasforma in un segno premonitore di una disgrazia imminente. La ricerca ossessiva di un segnale di pericolo nelle situazioni più comuni che si vivono a bordo, come una leggera turbolenza o un momentaneo vuoto d'aria, può diventare più o meno intensa a seconda del grado di paura.

Una modesta paura di volare è uno stato d'animo abbastanza comune al giorno d'oggi, nonostante le statistiche confermino che l'aereo è ancora il mezzo più sicuro con cui spostarsi. E cosa dire di quando la fobia è talmente paralizzante da portare addirittura al rifiuto di prendere l'aereo? Questa è la circostanza in cui la paura di volare raggiunge un livello tale da assumere una rilevanza clinica, essendo cioè talmente forte da interferire con la vita quotidiana di chi ne soffre.

Grazie alla professoressa Daniela Palomba, docente di psicologia clinica all'università di Padova e collaboratrice con la SPR (Society for Psychophysiological Research), entriamo nel laboratorio di psicofisiologia dell'università di Padova, dove vengono trattate questa e altre fobie. La professoressa ci racconta in cosa consista la paura del volo e di come possa essere affrontata dal punto di vista clinico.

Riprese e montaggio: Elisa Speronello

In laboratorio, grazie alla realtà virtuale, è possibile riprodurre le condizioni del volo e le fasi che lo precedono, per ottenere una immersione nell'ambiente fobigeno. Nonostante il trattamento più efficace è sempre quello in vivo, che consiste cioè nel portare il paziente sull'aereo e affrontare la sua paura “sul campo”, esistono molti video che permettono di ripercorrere i momenti più angoscianti dell'esperienza e superare la paura con il sostegno del terapeuta.

Ed è proprio nel laboratorio di psicofisiologia, diretto dal professor che si svolge il servizio clinico di psicofisiologia biofeedback e neurofeedback, rivolto sia ad adulti che bambini. Grazie all'uso di moderne apparecchiature di registrazione psicofisiologica vengono offerti al paziente i mezzi e il supporto necessario per affrontare fobie (anche e soprattutto quella del sangue), disturbi dell'umore e disturbi da stress.

La professoressa Palomba sottolinea l'importanza e l'utilità di questo servizio, e ricorda che il modo migliore di agire non è quello di fare uso di ansiolitici o di farmaci che tamponano il problema, bensì quello di affrontarlo; spesso si scopre di avere una certa paura solo nel momento in cui si vive una situazione specifica, o viceversa, trovandosi sul campo, ci si può rendere conto che la paura che si pensava di avere in realtà era solo una convinzione.

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