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La e-therapy e il rapporto con il paziente

In molti paesi del mondo, i servizi di supporto psichiatrico e psicologico hanno subito un forte rallentamento a causa della crisi dovuta al Covid-19. Questo è quanto emerge da un'indagine giornalistica di Civio, organizzazione spagnola indipendente e senza scopo di lucro.
Ciò sembra essere confermato anche da un'analisi condotta dall'OMS, che ha riportato che nel 93% dei paesi considerati, che erano in totale 130 in tutto il mondo, i servizi per la salute mentale hanno subito tagli e interruzioni. Inoltre, le condizioni di isolamento dovute alle misure obbligatorie di sicurezza e alla diffusa paura del contagio hanno causato anche un calo della domanda da parte della popolazione.
L'indagine di Civio riporta anche dei dati interni della European Psychiatric Association, che sembrano testimoniare che durante la prima ondata il 75% dell'assistenza psichiatrica solitamente fornita in presenza è stata erogata online.

La situazione che stiamo vivendo, infatti, ci ha costretti a trasferire sulle piattaforme virtuali molte delle nostre interazioni sociali quotidiane, e lo stesso vale per il supporto psichiatrico e anche per quello psicoterapico, la cui efficacia a distanza è oggetto di studio da anni.

Quali sono allora i limiti e benefici della e-therapy? Ne abbiamo parlato con la professoressa Caterina Novara, del dipartimento di psicologia clinica dell'università di Padova, per capire se la pratica terapeutica, svolta in questa modalità, rischi di rendere difficoltoso il rapporto medico-paziente e se possa essere considerata efficace quanto quella in presenza.

“Sono necessarie alcun precisazioni per rispondere a questo interrogativo”, premette la professoressa Novara. “In generale, non si può parlare di psicoterapia, ma piuttosto di psicoterapie. Ne esistono infatti diverse, che si basano su modelli teorici differenti. Alcuni esempi sono le terapie cognitive e comportamentali, le terapie psicodinamiche e quelle umaniste.
Un’altra precisazione riguarda il termine efficacia: l'efficacia sperimentale si riferisce alla capacità di un intervento di produrre gli effetti benefici desiderati in condizioni di controllo delle variabili (in riferimento alla validità interna). L'efficacia clinica, invece, si riferisce alla capacità di un intervento di produrre gli effetti desiderati nella pratica clinica (in riferimento alla validità esterna). Entrambe queste metodologie sono necessarie quando si vogliono studiare nuove interventi psicologici. Quando i risultati di questi studi concordano, si può affermare di avere un trattamento validato.

All’interno degli studi di efficacia, alcuni autori si sono occupati di indagare l’alleanza terapeutica come elemento necessario all’efficacia del trattamento. In generale, l’alleanza terapeutica è intesa come la costruzione di un legame o del rapporto che si instaura tra il paziente e il suo terapeuta. Questi studi solitamente si basano sull’indagine soggettiva dell’alleanza terapeutica attraverso l’uso di questionari, e sembrano dimostrare che una maggiore alleanza terapeutica sia correlata ad una maggiore soddisfazione personale (sia del paziente che del terapeuta) e ad un aumento del tasso di esiti favorevoli.

Per quanto riguarda invece la e-therapy? Quali sono le principali modalità di terapia a distanza?

“Anche i trattamenti psicoterapici online variano moltissimo nella metodologia usata”, spiega la professoressa Novara. “Ci sono trattamenti proposti attraverso applicazioni su smartphone o su piattaforme online che prevedono un’assenza completa o solo limitata dell’intervento dello psicoterapeuta fino ad arrivare ad una conduzione dell’intero trattamento attraverso piattaforme di teleconferenza, che prevedono quindi la presenza costante del clinico dall’altra parte dello schermo.
Solitamente, il trattamento internet delivered consiste in un primo screening diagnostico al fine di individuare il trattamento specifico per il particolare disturbo presentato dall’individuo. Dopo la fase di valutazione, al paziente viene assegnato un terapeuta che utilizzando messaggi (asincroni, sincroni o via telefono) lo introduce al programma e alla piattaforma.
Ogni settimana viene assegnato un modulo nuovo di trattamento, e ogni volta che questo viene completato il terapeuta fornisce un feedback personalizzato sui progressi del paziente. Sebbene ci siano molte variazioni nella quantità di interazione umana, la ricerca ha mostrato che la guida di un essere umano è in genere utile per un esito positivo della terapia sul paziente. Inoltre, degli studi meta-analitici effettuati su 13 e 20 ricerche hanno evidenziato che il trattamento standard (face-to-face) comparato con l’internet delivered producano effetti equivalenti”.

“In uno studio che aveva lo scopo di confrontare il trattamento face-to-face con quello in videoconferenza, al fine di migliorare l’accesso alle cure per persone che vivevano in ambienti rurali, è risultato che lo sviluppo dell’alleanza terapeutica non era stato danneggiato dalla comunicazione elettronica”, continua la professoressa Novara.
“Inoltre, una lavoro di ricerca del 2013 ha rilevato che le interazioni online sono generalmente meno stressanti per i pazienti, e ha dimostrato che gli individui negli ambienti virtuali valutano l’alleanza terapeutica con la stessa intensità, ed alcune volte in misura maggiore, degli individui che si trovano in un ambiente terapeutico tradizionale”.

Nonostante questo, si avverte la necessità di ulteriori ricerche per indagare l'efficacia di questi trattamenti online. Infatti, come spiega la professoressa Novara, “la maggioranza delle ricerche sull’efficacia della internet delivered psychotherapy riguarda trattamenti effettuati secondo il modello cognitivo e comportamentale nel trattamento dei disturbi psicologici. Per questo, ci sarebbe bisogno di ricerche future che si occupino di valutare l'efficacia della e-therapy nei diversi domini della psicoterapia.
Infine, molti professionisti sono riluttanti all’adozione di terapie online a causa della scarsità di privacy che le piattaforme garantiscono. Sarebbe necessario perciò avere informazioni maggiori sulle piattaforme e sui sistemi più sicuri nella garanzia della privacy dei professionisti e dei loro pazienti”.

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