SOCIETÀ

L’acqua, una risorsa scarsa

Nel 2022 abbiamo imparato a nostre spese cosa significhi convivere con la siccità, e in cosa essa consista: è un fenomeno climatico naturale che consiste nell’alterazione del normale pattern di precipitazioni in una data regione geografica; può essere più o meno duraturo, e avere dunque diversi gradi di severità. Se dunque, in generale, la siccità è un evento ‘naturale’ – pur con tutte le ambiguità che questo termine comporta – gli esperti sono piuttosto concordi nell’individuare un rapporto di causalità tra gli eventi di siccità degli ultimi anni (sempre più frequenti e duraturi) e la crisi climatica, a sua volta diretta conseguenza delle attività umane.

Quando, poi, ad una condizione di siccità si aggiunge una scorretta gestione delle risorse idriche, si verifica la condizione di scarsità sperimentata in questi mesi soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali del nostro Paese. Bisogna ricordare, infatti, che siccità e scarsità non sono sinonimi: quest’ultimo fenomeno, infatti, non ha origine climatica, ma è il frutto di un’errata gestione delle risorse disponibili – si verifica, cioè, quando la quantità di acqua prelevata da falde e corsi d’acqua per le esigenze umane supera la capacità di rigenerazione della risorsa da parte dei sistemi naturali.

È noto da tempo che l’Italia, collocata al centro del bacino del Mediterraneo, sarà nei prossimi anni uno dei Paesi più esposti agli effetti negativi della crisi climatica: per la sua conformazione geografica e per la sua estensione, che attraversa numerose latitudini, essa sarà particolarmente soggetta ad eventi climatici estremi (come ondate di calore, siccità, alluvioni), la cui frequenza ed intensità sono tristemente destinate ad aumentare.

La ‘livella’ climatica

Come evidenziato dal Rapporto del 2020 “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia”, a cura del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), nella Penisola la probabilità del rischio causato da eventi estremi è aumentata del 9% negli ultimi vent’anni. Gli scenari climatici per il XXI secolo descrivono l’Italia come caratterizzata da temperature medie annuali in aumento di +2°C, da un numero crescente di giorni caldi e secchi, da precipitazioni meno frequenti ma più intense.

Recentemente, diverse di queste previsioni sono state confermate: gli effetti del cambiamento climatico si sono manifestati non solo nei Paesi storicamente più a rischio (Paesi caratterizzati da scarsa resilienza per via di condizioni socioeconomiche precarie, collocati soprattutto nei continenti africano e asiatico), ma anche in Europa. Nel Rapporto “Drought in Numbers 2022”, pubblicato nell’ambito della 15a Conferenza della Convenzione delle Nazioni Unite per Combattere la Desertificazione (UNCCD, United Nations Convention to Combat Desertification), si mette in evidenza come il crescente rischio di siccità in tutto il mondo dipenda direttamente dalla crisi climatica, e di quanto la siccità sia una minaccia per il benessere umano. Si stima infatti che più di 650.000 decessi avvenuti tra il 1970 e il 2019 siano da attribuire alla siccità, e che, ogni anno, circa 55 milioni di persone siano affette da questo fenomeno climatico estremo. Per di più, vi è largo consenso sul fatto che qualora – come sembra piuttosto plausibile – l’aumento delle temperature medie annue dovesse raggiungere i 3°C a fine secolo, «le perdite dovute alla siccità potrebbero essere cinque volte superiori a quelle attuali, con l'aumento più consistente previsto nelle regioni mediterranee e atlantiche d’Europa».

Coerentemente con queste affermazioni, un rapporto stilato a luglio 2022 dall’Osservatorio Globale sulla Siccità (GDO, Global Drought Observatory) della Commissione Europea, intitolato “La siccità in Europa”, delinea un quadro tutt’altro che confortante. Le conseguenze dell’attuale ondata di siccità in Europa, infatti, stanno avendo ripercussioni sui settori più diversi: l’assenza di precipitazioni (le anomalie negative rispetto alle medie stagionali sono state profonde sia in inverno che in primavera-estate) ha gravemente ridotto la portata dei bacini idrici, con impatti evidenti sul settore energetico (in particolare, per quanto riguarda la generazione di energia idroelettrica e il raffreddamento degli impianti) e sulla produttività agricola, la quale ha subìto drastiche riduzioni a causa dell’azione combinata dello stress idrico e di temperature più alte del normale. Inoltre, secondo le proiezioni, le temperature e i pattern di precipitazione potrebbero presentare anomalie ancora per settimane, aggravando ulteriormente la situazione.

Nel secondo trimestre del 2022 l’Italia è stata, tra i Paesi europei, uno dei più colpiti da anomalie negative nella quantità di precipitazioni. Questo ha innescato una serie di effetti a cascata, che hanno portato alla drastica riduzione dei tassi di umidità del terreno, inducendo così un forte stress nella vegetazione: sono state riscontrate, infatti, diverse anomalie nell’attività fotosintetica rispetto alle tendenze stagionali attese. Le ondate di calore, inoltre, hanno contribuito ad aumentare l’evapotraspirazione, inducendo così un aumento della domanda d’acqua e contribuendo, di conseguenza, ad aggravare ulteriormente la scarsità.

Prepararsi all’imprevedibilità

Di fronte a un simile quadro in rapido mutamento, l’adattamento svolge certamente un ruolo consistente. Eppure, definire quali siano le misure di adattamento più adeguate non è immediato. Limitandoci alla situazione italiana, ad esempio, alcuni ritengono che, per far fronte alle incertezze di un clima sempre più instabile, in cui le precipitazioni diventano meno prevedibili e i periodi di siccità più frequenti, andrebbe aumentata la capacità di stoccaggio superficiale di risorse idriche, attraverso un rinnovamento e ampliamento delle infrastrutture oggi esistenti. I piani allo studio sono diversi: tra questi il cosiddetto “Piano Laghetti”, elaborato da Coldiretti e ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni), che propone la costruzione di una rete capillare di piccoli invasi che insistano sui corsi d’acqua dell’intero territorio nazionale. Tale proposta ha sollevato diverse perplessità, soprattutto di carattere ambientale: la costruzione di invasi di medie-piccole dimensioni, infatti, non sarebbe in grado di supplire ad eventuali carenze idriche nel medio-lungo periodo (cioè per più di una stagione), ma al tempo stesso creerebbe gravi danni agli ecosistemi fluviali, che perderebbero la propria integrità e connettività ecosistemica.

L’adattamento, d’altra parte, non si realizza solo attraverso la costruzione di grandi infrastrutture: un tema altrettanto centrale è l’aumento di efficienza nell’allocazione delle risorse. Di tutta l’acqua che cade annualmente sul nostro Paese, la maggior parte viene impiegata in agricoltura: tuttavia, l’utilizzo di questa risorsa essenziale è ancora oggi molto inefficiente, sia dal punto di vista delle tecnologie irrigue utilizzate, sia per quanto riguarda la scelta delle coltivazioni, molte delle quali si stanno rivelando inadatte alle condizioni climatiche che si vanno delineando nel XXI secolo.

Infine, bisogna tener presente che adattamento e resilienza implicano flessibilità e capacità di calibrare decisioni e atti in base alle esigenze del momento. E di tale caratteristica dovrebbero dotarsi soprattutto i decisori politici e le istituzioni: come afferma spesso nei suoi interventi pubblici Giulio Boccaletti, esperto di risorse idriche e sostenibilità, è necessario sviluppare piani d’intervento e soluzioni dinamiche, che possano essere applicate a un contesto in rapido cambiamento.

La siccità è, per quanto esacerbata da fattori di natura antropica, un fenomeno naturale, e in quanto tale; difficile da prevedere e impossibile da fermare quel che possiamo – e dobbiamo – fare è intervenire per evitare che ad essa si sommi, per negligenza o scarsa lungimiranza, la scarsità d’acqua, condizione ideale per il prorompere di conflitti per le risorse e per l’esasperazione delle diseguaglianze. È necessario che abbandoniamo – come ha recentemente detto un capo di Stato – l’ideale dell’abbondanza, e che riconosciamo invece la condizione di intrinseca scarsità di una risorsa fondamentale come l’acqua, agendo di conseguenza.

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