SOCIETÀ

L’efficacia dei vaccini contro le nuove varianti di Sars-CoV-2

Nonostante le difficoltà dovute ai ritardi nella consegna delle dosi concordate di vaccino in Europa, la campagna vaccinale prosegue. I vaccini che hanno ricevuto autorizzazione all'uso ora sono diversi, così come diverse sono le biotecnologie su cui si basano (4 le tipologie principali) e i loro livelli di efficacia. Alcune varianti di Sars-CoV-2 destano però preoccupazione perché alcune loro mutazioni potrebbero rendere il virus meno facilmente identificabile dai nostri anticorpi. Di conseguenza la protezione immunitaria indotta da alcuni vaccini potrebbe risultare minore. Una conferma purtroppo sembra essere arrivata negli scorsi giorni dal Sud Africa.

AstraZeneca

Il governo sudafricano domenica 7 febbraio ha sospeso la somministrazione del vaccino prodotto da AstraZeneca e università di Oxford basato sulla tecnologia del vettore virale (adenovirus). Dai risultati di un trial clinico infatti è emerso che il vaccino della casa anglo-svedese non protegge da forme lievi o moderate di CoVid-19 indotto dalla variante sudafricana di Sars-CoV-2, nota come B.1.351.

I dati non sono stati ancora pubblicati su una rivista peer review, tuttavia ad oggi sappiamo che il trial ha coinvolto circa 2000 persone, divise in gruppo sperimentale (a cui è stato dato il vaccino) e gruppo di controllo (che ha ricevuto il placebo). Tra i due gruppi non sono state osservate differenze significative: 19 su 748 individui del gruppo sperimentale hanno contratto la variante B.1.351, mentre erano 20 su 714 quelli del gruppo di controllo. Stando così le cose, il vaccino AstraZeneca dimostrerebbe un’efficacia del 10% circa.

I numeri del trial tuttavia sono ridotti e il margine di errore è molto ampio (dallo 0% al 55%). Ciò significa che coinvolgendo più volontari l’efficacia potrebbe salire, ma secondo Shabir Madhi, virologo dell’università di Witwatersrand che ha condotto il trial AstraZeneca-Oxford in Sud Africa, in ogni caso è improbabile che arrivi oltre il 40%.

Le analisi condotte sui campioni di sangue suggeriscono che il vaccino possa proteggere dalle forme più gravi di CoVid-19, ma non da quelle lievi o moderate, e di conseguenza non riesce a fermare la trasmissione. La ragione del successo (dal punto di vista del virus) della nuova variante, individuata già in oltre 30 Paesi, risiederebbe in particolare in una mutazione della proteina Spike, E484K, che renderebbe il virus meno identificabile dagli anticorpi del sistema immunitario umano. Ulteriori analisi indicherebbero inoltre che passate infezioni con altre varianti non proteggerebbero da una reinfezione con la nuova.

Johnson & Johnson

Nonostante dunque i bassi costi e i vantaggi logistici (necessita di refrigerazione ordinaria) che avrebbe comportato, il milione di dosi del vaccino AstraZeneca arrivate in Sud Africa dall’India verranno tenute in magazzino. Le autorità sanitarie sudafricane tenteranno invece la via del vaccino prodotto dalla Johnson & Johnson, anch’esso basato su un adenovirus, ma che richiede una sola somministrazione invece di due.

La casa farmaceutica statunitense ha annunciato a fine gennaio che il suo preparato ha un’efficacia del 72% negli Stati Uniti e del 57% in Sud Africa. In Brasile, dove è presente un’altra variante che desta preoccupazione, l’efficacia si assesta al 66%. La protezione contro forme gravi di CoVid-19 salirebbe invece all’85% in tutte le aree geografiche considerate, un dato che contribuirebbe ad alleggerire la pressione sugli ospedali.

J&J, oltre che in Sud Africa, ha già fatto richiesta di autorizzazione all’uso emergenziale alla Food & Drug Administration statunitense, la cui commissione si riunirà il 26 febbraio per prendere una decisione. Laddove arrivasse il via libera, il governo statunitense ha già firmato un accordo di 1 miliardo di dollari per 100 milioni di dosi del vaccino. All’Europa ne arriverebbero invece 200 milioni, mentre a COVAX 500 milioni.

Novavax

Anche Novavax a fine gennaio ha fatto sapere che il suo vaccino, basato invece sulla biotecnologia delle proteine ricombinanti più adiuvanti, mostra livelli di efficacia diversi con diverse varianti: contro quella inglese arrivava fino all’85% (in un trial di 15.000 partecipanti – 6 infetti nel gruppo sperimentale e 56 in quello di controllo), mentre scende sotto il 50% contro quella sudafricana (4.400 partecipanti – tra coloro che hanno manifestato sintomi 15 erano vaccinati e 29 avevano ricevuto il placebo). Contro la prima versione di Sars-CoV-2 era stata invece stimata un’efficacia del 95,6%.

Sputnik V

Nel frattempo i dati del trial clinico di fase 3 condotto a Mosca su quasi 22.000 partecipanti sono stati pubblicati a inizio febbraio su The Lancet rivelando che il vaccino ad adenovirus Sputnik V, sviluppato dal Gamaleya Institute, ha un’efficacia del 91,6%. La somministrazione delle prime dosi in Russia era già iniziata in estate, prima che venissero resi pubblici i risultati delle analisi, mentre le vaccinazioni di massa erano iniziate a novembre. Oggi il vaccino risulta già autorizzato in diversi Paesi, tra cui Argentina, Messico, Algeria, Bielorussia, Serbia, Ungheria, Iran e Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riporta Bloomberg, due compagnie farmaceutiche sudafricane (Lamar International Ltd. E Pharma-Q) sarebbero in grado di far arrivare in Sud Africa fino a 23 milioni di dosi del vaccino russo, non appena dovesse ricevere l’autorizzazione all’uso. Il trial di Sputnik V è però stato effettuato tra settembre e novembre 2020 a Mosca e dunque la sua efficacia contro le nuove varianti al momento non è nota.

Il Gamaleya Institute starebbe inoltre lavorando a un vaccino a singola iniezione, rinominato Sputnik Light, mentre ha stretto accordi con AstraZeneca per avviare un trial clinico che combini il vaccino della casa anglo-svedese con quello russo, entrambi basati su adenovirus.

Combinare vaccini diversi

Il 4 febbraio nel Regno Unito è stato dato il via a un trial in cui verranno somministrate ai partecipanti due dosi di vaccini diversi, uno sarà quello di AstraZeneca (adenovirus), l’altro sarà quello di Pfizer/BioNTech, basato sull’RNA messaggero, che aveva ottenuto un’efficacia sulle prime varianti virali del 95%.

L’approccio non è nuovo, è già stato sperimentato per i virus di Ebola e Hiv. Combinare vaccini diversi renderebbe i piani vaccinali molto più flessibili e permetterebbe di superare molti limiti imposti dalle modalità di consegna delle singole case farmaceutiche, che nelle ultime settimane in Europa hanno riscontrato notevoli difficoltà nel rispettare gli impegni presi.

I vaccini di AstraZeneca e di Pfizer hanno poi alcune caratteristiche complementari fra loro: se quello a mRNA è più efficace nello stimolare la produzione di anticorpi, quello di AstraZeneca potrebbe agire più efficacemente sulle cellule T della memoria immunitaria a lungo termine. Naturalmente procedere a una somministrazione di questo tipo alla popolazione prima di una comprovata efficacia è un azzardo. I risultati dei primi trial combinati tuttavia dovrebbero essere pronti entro giugno.

Riprogettare i vaccini contro le nuove varianti

Alcune varianti di Sars-CoV-2, specialmente quella sudafricana, continuano però a preoccupare, tanto che si sta già ragionando su come ricalibrare i vaccini per far fronte alle nuove minacce. Alcuni scienziati sono convinti che la domanda non sia se, ma piuttosto ogni quanto dovremmo riprogettare i preparati. Del resto è quello che già facciamo per contrastare il virus stagionale dell’influenzaModerna ad esempio (come pure Johnson & Johnson) ha già iniziato a lavorare a un aggiornamento del proprio vaccino a mRNA.

Con questa biotecnologia infatti viene iniettato un filamento di mRNA corrispondente alla sequenza genica virale che codifica per la proteina Spike, per far sì che la nostra cellula produca essa stessa la Spike (ma non tutto il virus) per stimolare la risposta anticorpale. Ebbene Moderna sta progettando un vaccino che inietti la sequenza che contiene la mutazione che contraddistingue la variante sudafricana. Occorre però testare, prima dell’efficacia, la sicurezza del nuovo preparato e al momento non è chiaro quando potrà arrivare un’approvazione alla versione aggiornata del vaccino. Moderna sta anche tentando di capire se una terza somministrazione, dopo le due previste dal protocollo già autorizzato, possa produrre una migliore risposta immunitaria.

Cina

Intanto la Cina, dopo aver autorizzato l’uso del vaccino Sinopharm a fine dicembre 2020 e dopo che già da giugno aveva somministrato quello di Cansino al corpo militare e agli operatori sanitari, il 6 febbraio ha approvato anche quello di Sinovac, basato sulla classica biotecnologia del virus inattivato. I trial clinici di quest’ultimo erano stati svolti in Turchia, Indonesia e Brasile, dove ora ha ricevuto l’approvazione per uso emergenziale, nonostante sia risultato avere livelli di efficacia diversi in diversi Paesi. In Brasile in particolare sembra avere un’efficacia intorno al 50%. Un risultato deludente per Pechino, che aveva sfruttato questo vaccino anche per aprire canali diplomatici con i Paesi in cui aveva condotto i trial.

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