SPAZIO SALUTE

Quale scientificità nella medicina tradizionale?

Il dibattito sulle pratiche tradizionali, come l’utilizzo terapeutico di discipline mente-corpo o come l’agopuntura, che ormai fanno parte della nostra realtà, è diventato sempre più acceso negli anni. Il problema fondamentale è la "scientificità" alla base di queste tecniche che è stata ponderata dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la quale ha dimostrato e continua a dimostrare un'apertura nei confronti del loro utilizzo, tanto che nella Classificazione internazionale delle malattie e dei problemi di salute (Icd-11) recentemente aggiornata, che entrerà in vigore dal 2022 e utilizza dei codici comuni a livello mondiale per identificare lesioni, malattie e cause di morte, per la prima volta si avrà un capitolo dedicato alla medicina tradizionale cinese. 

Il Bo Live ha contattato lo storico della medicina Fabio Zampieri, per capire come la medicina occidentale moderna possa convivere con quella tradizionale e popolare di diversi paesi del mondo: “L’Oms sin dal 2002 ha varato una Traditional Medicine Strategy per le medicine tradizionali. Nel 2008 e nel 2013 questo programma è stato ribadito e adesso ci troviamo nel pieno dello svolgimento della strategia 2014-2023. Il focus è senz’altro sulla medicina tradizionale cinese, su quella indiana come medicina ayurvedica, ma anche sulle medicine popolari praticate in Sud America, in Africa e in altri paesi non industrializzati. L’apertura dell'Oms in questo senso deriva dal fatto che le medicine tradizionali hanno un costo di molto inferiore rispetto alla medicina occidentale. Le tradizionali, da un punto di vista terapeutico si basano spesso su sostanze vegetali, cioè sull'uso della fitoterapia. Queste sostanze provengono principalmente dal luogo di appartenenza di chi le raccoglie per usarle: sono facilmente reperibili e i composti sono di non difficile preparazione, perciò molto più economici rispetto ai farmaci chimici della medicina occidentale”.

"Per quanto riguarda le pratiche terapeutiche, oltre alla fitoterapia, le medicine tradizionali prevedono l’impiego del massaggio e di vari tipi di stimolazioni corporee e di esercizio fisico, di tecniche di rilassamento ed esercizi di respiro, oltre a una cura particolareggiata dell’alimentazione, declinando ognuno di questi aspetti in modo diverso a seconda della tradizione e della cultura. Si tratta di pratiche a basso costo che non necessitano di attrezzature iper-tecnologiche costosissime come quelle della medicina occidentale. L'Oms ovviamente deve tutelare l'aspetto scientifico delle pratiche attuate sui pazienti, in questo caso la scientificità si riduce al fatto che le erbe o il farmaco di origine vegetale utilizzati, dimostrino di essere ugualmente efficaci nel trattamento di una patologia, rispetto ai farmaci chemioterapici (chimici) utilizzati dalla medicina occidentale. Se questo requisito viene soddisfatto, le medicine tradizionali possono costituire una risorsa importante perché hanno un costo contenuto e, quindi, sono più accessibili a un numero maggiore di persone. Le risorse economiche, infatti, sono un problema mondiale ed è importante razionalizzarle, laddove possibile".

"Occorre, però, fare una importante precisazione: il termine scientifico non vuol dire vero o falso ma riproducibile. La scienza ha il compito di verificare quanto un fenomeno sia riproducibile e di spiegarne il meccanismo alla base. Discipline che hanno resistito per millenni hanno, in questo senso, dimostrato il loro carattere scientifico perché il tempo ha selezionato e scremato una serie consistente di interventi aventi una efficacia riproducibile. Altra questione è spiegare il meccanismo che ne è alla base".

Nei paesi più poveri molte più persone avranno accesso a delle cure mediche efficaci, se potranno contare su diverse opzioni di farmaci o terapie. Inoltre, come spiega lo storico, non bisogna trascurare l'aspetto culturale: “Queste popolazioni, di solito, avendo le proprie storia e cultura, sono portate a riporre fiducia nella propria medicina tradizionale piuttosto che in quella occidentale. Per esempio, in Cina, nella prima parte del '900 c'è stato un grande fervore nell'introduzione delle pratiche occidentali. In seguito, nel periodo che è coinciso col governo di Mao Tse-Tung, ci sono state una riscoperta e una rinascita delle pratiche tradizionali cinesi, lo stesso Mao soffriva di cataratta e si fece curare in questo modo, ed effettivamente è guarito. Questo ha dato un enorme impulso al recupero delle conoscenze tradizionali”.

In Cina, India e Giappone, ci sono veri e propri ospedali di medicina tradizionale, ma anche ospedali di medicina occidentale e persino quelli in cui si combinano le due possibilità e, a seconda del caso, della gravità, delle possibilità terapeutiche offerte, si opta per una soluzione o per l'altra, oppure per entrambi i trattamenti in coordinazione. L'integrazione è assolutamente possibile, perché il metro con cui si misura la validità di una pratica è l'efficacia: se funziona, cioè se si può provare il suo funzionamento attraverso trials clinici, allora si può adottare”.

Perciò si possono combinare le tecniche, ma come spiega Zampieri: “Sia la medicina cinese che quella indiana hanno delle basi teoriche diverse da quella occidentale. Ad esempio, l'agopuntura si basa sull'idea dell'esistenza di canali energetici all'interno del nostro corpo che non siamo ancora in grado di “misurare” con le tecnologie attuali, ma la sua efficacia terapeutica, invece, è comprovata e per questo pienamente accettata dall'Oms. Anche in ambito cardiovascolare, l’efficacia dell’agopuntura è ampiamente documentata. D’altra parte, ancora oggi non sappiamo bene come funzionino esattamente anche alcuni dei nostri farmaci (si pensi agli antidepressivi, si veda un recente studio pubblicato su Lancet) ciò, però, non significa che non vengano adottati. Un chiaro esempio ci viene anche dalla storia: la vaccinazione contro il vaiolo, che è stata la prima forma di vaccinazione introdotta in Europa, prevedeva l'uso del pus del vaiolo delle vacche, che si era dimostrato efficace nell'immunizzare l'uomo contro il vaiolo umano. La scoperta avvenne empiricamente, la pratica venne adottata in tutta Europa e un secolo e mezzo dopo portò all'eradicazione totale del vaiolo. Ma la conoscenza dei meccanismi immunologici è venuta dopo l'esperienza pratica. In questo senso ci possiamo accostare con una mentalità aperta alle medicine tradizionali non occidentali, che non sono necessariamente in opposizione alla nostra”.

Spesso la medicina tradizionale, come accade in Italia nelle diverse realtà regionali, è legata anche a rituali e preghiere, come possono essere ricollegati alla scienza? “Effettivamente c'è un razionale anche in tutte le pratiche finora considerate “magico-terapeutiche” – spiega Zampieri – adesso si è portati a pensare che la logica dietro a questi rituali stia nel fatto che attraverso di essi il paziente si rilassi. È comprovato che uno stato di rilassamento mentale, che comporta, tra tanti meccanismi, anche un cambiamento della respirazione, dal ritmo più lento e con respiri più profondi, abbia una serie di effetti fisiologici, tra cui il più eclatante dei quali è la riduzione dello stato di infiammazione del corpo. Col direttore del dipartimento di Scienze cardiologiche, toraciche e vascolari, professor Sabino Iliceto, il professor Francesco Tona e il dottor Carlo Dal Lin, ho intrapreso un progetto sulle medicine antiche e sul cuore, perché presso la clinica cardiologica si stanno sperimentando tecniche di ascolto di musica, rilassamento e respirazione che hanno origini molto antiche e condivise da diverse popolazioni sotto forme diverse”.

“Uno studio pubblicato nel 2001 sul British Medical Journal parla del fatto che quando in chiesa si recita il rosario si è portati a pregare con la guida del sacerdote, ciò fa sì che i fedeli respirino, per una questione del ritmo della recitazione, 6 volte al minuto. Si tratta di una respirazione molto lenta, scandita in 5 secondi per l'inspirazione e 5 per l'espirazione. Il numero 6 si ritrova anche in alcuni mantra dello yoga e alcune pratiche religiose arabe, che favoriscono, appunto, un rallentamento del respiro. Questo ritmo respiratorio coincide con le naturali oscillazioni della pressione sanguigna – si tratta delle cosiddette onde Mayer che hanno una frequenza di circa 0,1 Hz e, quindi, di 10 secondi – determinando effetti fisiologici positivi per il sistema nervoso e quello cardiovascolare".

Gli antichi avevano già capito questi meccanismi così complessi? Probabilmente li hanno intuiti e poi raffinati attraverso pratiche che si sono imposte per tentativi ed errori. Molto spesso le pratiche religiose di tutti i popoli hanno profondi legami con la salute, l'igiene, e la medicina. Stiamo esplorando antiche pratiche e antichi concetti, espressi nei testi tradizionali con un linguaggio profondamente diverso da quello moderno, cercando di tradurlo in meccanismi misurabili con le moderne tecnologie. Mente e corpo sono un sistema integrato. La mia ricerca è incentrata sul cuore, ma soprattutto sull'antica idea secondo la quale cuore e mente fossero talmente legati da avere la stessa sede anatomica: la mente, cioè, risiedeva nel cuore. Questo era vero per gli egiziani, i babilonesi, gli indiani, i cinesi, per la Grecia antica prima di Ippocrate e per tutte le popolazioni sudamericane pre-colombiane. A livello anatomico, per il momento, questa considerazione sembra impropria in accordo alla nostra visione occidentale, ma anche per noi è corretto dire che mente e cuore hanno una relazione strettissima. Gli antichi lo sapevano già, in termini diversi, in termini metaforici, pieni di concetti speculativi, però di fatto era un'intuizione corretta e basata sull'esperienza quotidiana sui propri stati d'animo. Respiro, mente e cuore avevano la stessa sede per loro: l'aria respirata non andava nei polmoni, ma direttamente nel cuore. Un respiro veloce può essere sintomo di stress, quindi di una mente agitata, che può avere un’influenza negativa anche sulla salute del cuore. Un respiro lento e profondo, al contrario, è spesso correlato con una mente serena e uno stato di rilassamento del corpo che ha effetti benefici anche sul cuore. Perciò la riscoperta della medicina tradizionale va vista come un’opportunità per un possibile miglioramento anche delle nostre stesse conoscenze scientifiche”.


LEGGI ANCHE:

- In risposta all’articolo: “Quale scientificità nella medicina tradizionale?”

POTREBBE INTERESSARTI

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012