SCIENZA E RICERCA

La siccità, un problema così globale da rischiare di essere pandemico

Non è un virus, ma rischia di diventare lo stesso – e nostro malgrado – la prossima pandemia se i paesi non prenderanno serie e urgenti azioni.

Non ha usato mezzi termini Mami Mizutori, rappresentante speciale del segretario delle Nazioni unite per la riduzione del rischio di catastrofi, nello descrivere la preoccupazione di fronte a un’emergenza nascosta o che perlomeno si fa finta di non voler vedere: la siccità.

No, non si tratta di essere catastrofisti, bensì realisti. Al netto della gravità di una pandemia – ormai lo ripetiamo spesso – ci sono altre emergenze che non possono essere messe in secondo piano e che necessitano di azioni immediate e sono interconnesse tra loro grazie a un comune – pericoloso – denominatore: il cambiamento climatico.

La siccità è sul punto di divenire la prossima pandemia e per essa non ci sono vaccini Mami Mizutori - ONU

È scritto, nero su bianco, nelle oltre duecento pagine del rapporto sulla siccità 2021 redatto dall’UNDRR (UN office for Disaster Risk Reduction). Il documento – tra gli altri – sarà portato, a novembre, all’attesa COP26 sul clima di Glasgow.

“La siccità – spiega Mami Mizutori – è sul punto di divenire la prossima pandemia e per essa non ci sono vaccini. La maggior parte del mondo convivrà, nel giro di pochi anni, con lo stress della mancanza di acqua: la domanda supererà le riserve durante certi periodi dell’anno”.

Non è uno scherzo e il tono delle Nazioni Unite non lo lascia intendere. D’altra parte, la siccità è una condizione in grado di influenzare intere società e intere economia, a partire da quella più colpita: l’agricoltura.

E sono i numeri – con molta probabilità sottostimati – a dare l’idea della dimensione che già oggi ha il fenomeno: almeno un miliardo e mezzo di persone sono state affette direttamente da mancanza di acqua in questo secolo. Il costo economico stimato è di circa 124 miliardi di dollari. Ma, appunto, il reale prezzo pagato è presumibilmente molto più alto, visto che le stime non tengono conto dell’impatto sui cosiddetti Paesi in via di sviluppo.

Quello che è certo è come la siccità sia un male ormai diventato “democratico”. Nell’immaginario comune, infatti, si tende a considerare la privazione d’acqua come un fattore lontano, quasi esotico: si pensa che colpisca solamente le zone desertiche, soprattutto in Africa. Ma non è così: il fenomeno oggi è già esteso in aree che si potevano considerare escluse dal problema. L’Onu usa il termine widespread per far comprendere la dimensione e richiamare gli effetti di una globalizzazione della siccità, di una pandemia, per l’appunto. “Le popolazioni vivono gli effetti della siccità da almeno 5.000 anni ma quello che vediamo ora è qualcosa di diverso”, rimarca Mizutori. Il diverso è l’aumento del raggio d’azione, esacerbato dalle attività di origine antropica, nemmeno a dirlo.

L’Occidente o i paesi sviluppati ne sono immuni? No, assolutamente no. Stati Uniti, Australia e il sud dell’Europa, solo per citarne alcuni, sono stati colpiti a loro volta negli ultimi anni. Ancora una volta ci vengono in aiuto le stime dei costi, anche in questo caso conteggiate al ribasso: negli USA la siccità causa danni economici pari a circa sei miliardi di dollari l’anno; per nove miliardi in Europa.

Certo, il settore agricolo rimane quello più colpito, ma gli effetti della privazione di acqua si ripercuotono anche su altri aspetti economici, alcuni non scontati a primo acchito: turismo, trasporti, industria e la produzione di energia elettrica. E, di nuovo, non è necessario pensare a qualche “lontana” regione dell’Africa, ma basta guardare a una distanza di poche migliaia di chilometri dall’Italia: le recenti e sempre più frequenti siccità del Danubio, il fiume più grande d’Europa, hanno messo in crisi proprio i settori citati poche righe sopra. La situazione cambia e peggiora se si volessero citare le crisi e i conflitti che la (mancanza) di acqua genera. In Africa basta pensare alla Grand Ethiopian Renaissance Dam in Etiopia, la grande diga sul Nilo blu, oggetto di tensioni e discordia tra il Paese costruttore e l’Egitto. Meno conosciuta, ma altrettanto a rischio di forti tensioni diplomatiche, la disputa sull’utilizzo delle risorse idriche al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Anche in questo caso, come descritto in molti reportage del New York Times, all’origine c’è la redistribuzione delle acque – sempre più scarse – tra gli agricoltori messicani e quelli nordamericani: come dice l’Onu, la domanda aumenta ma la scarsità della materia prima genera conflitto sociale ed economico. Resta da ricordare, prima di tornare al rapporto e ai suggerimenti per i decisori politici, che la mancanza di acqua è considerata una delle future principali cause di migrazione, assieme alla mancanza di cibo. Non è pensabile non tenere conto di questo fattore: le migrazioni forzate aumentano il rischio di conflitti e di tensioni, come tristemente è già noto negli ultimi anni.

Le soluzioni? La prima, più urgente, è quella di aumentare gli sforzi per contenere il riscaldamento globale e i suoi effetti: le modifiche nei cicli di precipitazione causati dalla crisi climatica sono certamente tra le prime cause della siccità. A valle, però, è necessario anche rivedere i sistemi di approvvigionamento delle acque. Secondo l’Onu, l’uso intensivo e inefficiente della risorsa per l’agricoltura intensiva e l’allevamento, il degrado della terra attraverso l’uso di troppi pesticidi e fertilizzanti e la deforestazione sono tra i principali problemi da affrontare, in fretta.

La call to action ai governi è chiara: se si vuole prevenire la siccità è necessario riformare e regolamentare i metodi di estrazione, stoccaggio, uso e distribuzione dell’acqua. Meglio prima che la preziosa risorsa rischi di diventare ancora più scarsa.

Di questo argomento, di acqua e delle conseguenze sociali ed economiche si discuterà il primo luglio, alle 19, all’interno della rassegna Risvegli dell’Orto botanico di Padova. Ospiti della conversazione “Acqua, una risorsa in pericolo” saranno Marirosa Iannelli ed Emanuele Bompan. Qui per maggiori informazioni.

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