SOCIETÀ

La soluzione è nella natura (delle cose)

«Come valorizzare la natura e cosa fare per preservare la biodiversità sono questioni fondamentali che dobbiamo affrontare per far fronte alla continua distruzione della Terra. Il rapporto evidenzia il ruolo dei governi nell'adozione di politiche adeguate e nell'elaborazione dei giusti incentivi per catalizzare la risposta del settore privato. Il rapporto suggerisce anche percorsi politici specifici per colmare il divario [tra gli attuali finanziamenti che vanno alla conservazione della Natura e quelli che sarebbero necessari]. Questo rapporto è una lettura obbligata per tutti coloro che hanno iniziato a comprendere l'entità dei rischi che il nostro pianeta sta affrontando e vogliono intraprendere un'azione decisiva.»

Il brano citato (traduzione di cortesia degli autori dall’originale inglese) è parte dell’endorsement che Mario Draghi ha firmato, qualche mese prima di diventare Presidente del Consiglio, per un rapporto congiunto di Paulson Institute, The Nature Conservancy e Cornell University, dal titolo “Financing the Nature: Closing the Global Biodiversity Financing Gap”.

Il tema di lavorare con la Natura invece di percepirla come un ostacolo allo sviluppo e al progresso economico ha preso corpo nel corso del periodo di Presidenza Italiana del G20 (1 dicembre 2020 – 30 novembre 2021). Sia il Communiqué dei Ministri dell'Ambiente di luglio 2021 sia quello finale dei Capi di Stato e di Governo di ottobre 2021 hanno sottolineato il ruolo chiave delle cosiddette nature-based solutions (o soluzioni fondate sulla natura) per affrontare le crisi interdipendenti del clima e della biodiversità, nonché per ridurre il rischio di catastrofi e per assicurare standard elevati di sicurezza alimentare e salute.

Concetto e utilizzo delle Nature-based Solutions

Il concetto di Nature-based Solutions (in breve NbS) è relativamente giovane. Esso è emerso nell’ultimo decennio grazie allo sforzo di alcune organizzazioni internazionali, quali il programma ONU per l’Ambiente, la FAO e l’International Union for Conservation of Nature (IUCN), le quali hanno cominciato a sviluppare opzioni per utilizzare gli approcci basati sugli ecosistemi, soprattutto nell’ambito della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, che avessero anche un’utilità nel produrre in maniera  sostenibile mezzi di sussistenza e nel proteggere e ripristinare gli ecosistemi naturali e semi-naturali e la biodiversità genetica e di specie.

L’IUCN, nel corso del suo Congresso mondiale del 2016, ha definito le NbS come quelle “azioni per proteggere, gestire e ripristinare in modo sostenibile ecosistemi naturali o modificati che affrontano le sfide della società in modo efficace e adattivo, fornendo contemporaneamente benefici per il benessere umano e la biodiversità”. Anche la Commissione Europea, nel 2020, ha fornito una sua definizione di NbS, pubblicata sulle pagine dedicate ai programmi di finanziamento su ricerca e innovazione: “soluzioni che sono ispirate e supportate dalla natura, che sono convenienti, forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire la resilienza. Tali soluzioni apportano caratteristiche e processi sempre più diversificati e naturali nelle città, nei paesaggi terrestri e marini, attraverso interventi sistemici, efficienti sotto il profilo delle risorse e adattati localmente”.

Le soluzioni basate sulla natura devono includere quindi una componente di protezione e ripristino della biodiversità e supportare la fornitura di una serie di servizi ecosistemici.

Il rapporto congiunto delle due piattaforme scientifiche in ambito biodiversità e cambiamenti climatici, IPBES e IPCC individua una serie di opzioni che possono essere considerate come classificabili nelle quattro categorie riportate nella figura 1 seguente.

Le NbS sono state inizialmente utilizzate nell’ambito della lotta ai cambiamenti climatici. Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, o IPCC) sostiene che, per avere possibilità concrete di raggiungere il target stabilito dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, cioè mantenere l’aumento della temperatura media globale sotto 1,5°C e comunque ben al di sotto di 2°C rispetto a quella preindustriale, è necessario ricorrere su larga scala a tutte le opzioni di mitigazione disponibili, dallo sviluppo di fonti rinnovabili di energia in sostituzione di quelle fossili, all’applicazione di tecniche di geo-ingegneria, al momento in fase di sperimentazione e sviluppo, note come tecniche di carbon sequestration and storage) che rimuovano anidride carbonica dall’atmosfera (IPCC, 2018).

Esistono numerose tipologie di NBS che, se dispiegate su grande scala - pur con le limitazioni poste dalla necessità di garantire la fornitura di tutti i servizi ecosistemici, inclusa la sicurezza alimentare e la conservazione della biodiversità - potrebbero sequestrare circa 12 miliardi di tonnellate (Gt) di anidride carbonica equivalenti (CO2eq) l’anno, contribuendo per oltre un terzo agli sforzi globali di mitigazione che dovremmo realizzare tra oggi e il 2030 per stabilizzare il riscaldamento a meno di 2,0°C, come chiede l’Accordo di Parigi. Per confronto, si tenga presente che nel 2021 il totale delle emissioni di gas serra è stato pari a circa 39,4 Gt CO2eq, di cui circa 36,5 GtCO2eq derivanti dalla combustione delle fonti fossili di energia e 2,9 GtCO2 eq dalla trasformazione di uso del suolo, soprattutto dalla deforestazione (GCP, 2021).

L’IPBES ha stimato che le soluzioni basate sulla natura, dotate di misure salvaguardia per la biodiversità e in grado di misurare altre categorie di benefici per la qualità dei suoli, delle risorse idriche e dell’aria, possano contribuire al 37% degli impegni di contenimento del livello delle emissioni necessari per raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento climatico al di sotto dei 2,0°C. di mitigazione del cambiamento climatico fino al 2030.

La maggior parte delle NbS, tuttavia, possono offrire altri benefici ambientali, oltre a quelli di mitigazione dei cambiamenti climatici, tra cui: filtrazione dell’acqua, protezione da inondazioni e altri eventi meteo-climatici estremi, riduzione dei rischi legati ai disastri naturali o antropici, miglioramento della qualità dei suoli, tutela della biodiversità e maggiore resilienza climatica, disinquinamento dei suoli.

Molto rilevante è il ruolo che le NbS possono avere nell’ambito della riduzione del rischio legato a disastri naturali. Il rapporto speciale dell’IPCC sugli eventi estremi raccomanda di investire negli ecosistemi, nella gestione sostenibile del territorio e nel ripristino degli ecosistemi (IPCC, 2012).

Le NbS sono considerate anche nell’ambito della Convenzione sulla diversità biologica (CBD), e nello specifico nella prima bozza del Quadro globale della biodiversità post-2020 (Post-2020 Global Biodiversity Framework, o GBF).

Anche nell’Unione Europea la tematica è di particolare interesse e raccoglie molta attenzione. La Commissione Europea ha richiamato le NbS sia nella Strategia sulla biodiversità per il 2030, sia nella nuova Strategia sull’adattamento ai cambiamenti climatici. Entrambe le Strategie sono parti integranti del Green Deal europeo, che si propone come tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE e per raggiungere il suo obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Esso prevede un piano d’azione volto a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento.

La valorizzazione della natura nell’ambito della presidenza italiana del G20

Come detto sopra, durante il G20 di Presidenza Italiana, le NbS (e in genere gli approcci basati sugli ecosistemi) sono emerse come strumenti cruciali per assicurare una moltitudine di benefici alla comunità globale, tra cui affrontare la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, ridurre il rischio di inondazioni, filtrare gli inquinanti atmosferici, garantire forniture affidabili di acqua potabile, rafforzare la sicurezza alimentare, contribuire a generare opportunità di business e di lavoro, l'empowerment di genere, e, più in generale, il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda per il 2030 dell'ONU.

I paesi del G20 hanno riconosciuto che l'anno in corso è un anno critico per aumentare gli impegni nell'affrontare le crisi dei cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e l'inquinamento esacerbati dall'uso non sostenibile delle risorse naturali. Quasi trent'anni dopo la firma delle Convenzioni di Rio, dunque, ci sono opportunità per ricostruire la cooperazione internazionale e far ripartire il multilateralismo attraverso l'UNFCCC e l'Accordo di Parigi e il prossimo accordo globale per la biodiversità per il post-2020 (augurandoci che possa essere raggiunto nel 2022, in occasione della prossimo summit ONU di Kunming, in Cina) e l'obiettivo della neutralità del degrado del suolo sostenuto dalla Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (UNCCD).

I paesi del G20 hanno espresso il loro impegno a intraprendere le azioni necessarie per mettere la natura e la biodiversità su un percorso di ripresa entro il 2030, a beneficio delle persone e del pianeta, e realizzare la visione di "Vivere in armonia con la natura" entro il 2050. Essi, inoltre, hanno riconosciuto l'importanza di promuovere politiche che proteggano e ripristinino la natura grazie alla sua efficacia in termini di costi e alla sua capacità di fornire molteplici benefici sociali, ambientali ed economici e hanno assunto l'impegno, per il 2021, di unire gli sforzi per avanzare insieme all'interno di un'agenda strutturata e ambiziosa attorno a dieci obiettivi chiave:

(i) gli investimenti nella natura come mezzo per affrontare le sfide socioeconomiche e ambientali congiunte;

(ii) creazione di una rete internazionale di esperti ambientali per promuovere lo sviluppo delle capacità;

(iii) protezione e ripristino dei terreni degradati per un recupero inclusivo e sostenibile;

(iv) gestione sostenibile dell'acqua;

(v) protezione degli oceani e dei mari;

(vi) riduzione dei rifiuti di plastica marina;

(vii) miglioramenti nell'uso sostenibile e circolare delle risorse;

(viii) investimenti per aumentare l'economia circolare nelle città;

(ix) miglioramenti del livello di istruzione, del rafforzamento delle capacità e della formazione;

(x) crescita della finanza verde e delle misure di finanza blu.

Particolarmente significativo è stato il riconoscimento delle aree protette quali strumento principale per fermare la perdita di biodiversità; pertanto, i paesi del G20 sosterrebbero gli sforzi per proteggere almeno il 30% del territorio mondiale e almeno il 30% dell'oceano globale, con almeno il 10% sotto protezione rigorosa, entro il 2030, secondo le circostanze e gli approcci nazionali.

Stato di finanziamento delle Nature -based Solutions

Qualche giorno fa è stato pubblicato un nuovo rapporto, dal titolo "The State of Finance for Nature in the G20". In sintesi, il rapporto, redatto dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), dal World Economic Forum (WEF) e dall'Iniziativa Economics of Land Degradation (ELD), sostiene che gli investimenti dei paesi del G20 in NbS devono raggiungere 285 miliardi di dollari l'anno entro il 2050 per affrontare le crisi correlate di clima, biodiversità e degrado del suolo. Attualmente l'attuale spesa del G20 è di 120 miliardi di dollari l'anno. Il rapporto riferisce anche che il divario di spesa nei paesi non appartenenti al G20 è più ampio e più difficile da colmare rispetto ai paesi del G20 e che solo il 2 per cento dei 120 miliardi di dollari investiti dai Paesi G20 (utilizzando il 2020 come anno base) è stato destinato all'assistenza allo sviluppo. Allo stesso modo, gli investimenti del settore privato rimangono modesti, appena l'11% (circa 14 miliardi di dollari l'anno), anche se il settore privato contribuisce per il 60% al prodotto interno lordo nazionale totale nella maggior parte dei paesi del G20. Pertanto, è necessario rafforzare gli affari e gli investimenti per e con la natura.

Il rapporto si fonda sui risultati di un rapporto del 2021, "State of Finance for Nature - Tripling Investments in Nature-based Solutions by 2030", che chiede di colmare un divario di finanziamento di 4,1 trilioni di dollari in soluzioni basate sulla natura tra il 2020 e il 2050.

Il rapporto rivela inoltre che gli investimenti del G20 rappresentano il 92% di tutti gli investimenti globali in NbS nel 2020, e la stragrande maggioranza di questi, l'87% o 105 miliardi di dollari, è stata distribuita internamente a programmi governativi nazionali.

Questi risultati confermano l'urgenza di aumentare gli investimenti a impatto zero (net-zero) e/o positivi per la natura (nature-positive, in gergo) per colmare i divari di finanziamento tra biodiversità e clima, come si evince dalla prima bozza del Global Biodiversity Framework, specificatamente al target 19, e dal Glasgow Climate Pact della COP26 della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il rapporto invita ad accelerare il ripristino del territorio in tutto il mondo, come dichiarato dal Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi 2021-2030.

Secondo il rapporto, gli investimenti annuali del G20 sulle NbS devono aumentare di almeno il 140% per raggiungere tutti gli obiettivi concordati in materia di biodiversità, ripristino del territorio e clima entro il 2050, il che significa ulteriori 165 miliardi di dollari USA all'anno, soprattutto in APS e spesa del settore privato. A scala globale, nel 2020, dalle 50 principali economie del mondo sono stati spesi più di 14,6 trilioni di dollari sulla scia della crisi del Covid-19, di cui solo 368 miliardi di dollari, pari al 2%, sono stati considerati ‘verdi’, secondo un rapporto UNEP del 2021.

A livello di investimento globale, gli investimenti futuri in NbS devono quadruplicare entro il 2050, il che equivale a un investimento annuo di oltre 536 miliardi di dollari l'anno. Le future esigenze di investimento per i paesi del G20 rappresentano circa il 40% di questo investimento globale totale nel 2050. I paesi del G20 hanno la capacità di soddisfare questa necessità di investimento poiché svolgono la maggior parte dell'attività economica e finanziaria globale con libertà fiscale. Il rapporto sottolinea la necessità per i paesi del G20 di abbracciare il loro ruolo di agenti influenti del cambiamento e di allineare lo sviluppo e la ripresa economica con la natura internazionale e gli obiettivi climatici.

Il rapporto invita inoltre i paesi del G20 a cogliere le opportunità per aumentare gli investimenti nei paesi non appartenenti al G20, che spesso possono essere più convenienti ed efficienti rispetto agli investimenti interni in soluzioni simili basate sulla natura.

 

La crisi climatica e quella naturale sono due facce della stessa medaglia e non possiamo cambiare le cose a meno che non trasformiamo i nostri modelli economici e i nostri sistemi di mercato per prendere il pieno valore della natura in considerazione Justin Adams, Direttore del World Economic Forum for Nature-Based Solutions

Qualche caveat

Pur riconoscendo la necessità di dispiegare il più possibile il potenziale delle NbS per affrontare la doppia crisi climatica e della natura, occorre sottolineare che esse non dovrebbero essere impiegate per evitare o rimandare il processo di de-carbonizzazione, che viceversa deve continuare il suo corso, o per consentire alle imprese di compensare le emissioni di gas serra. Esiste il rischio di trasformare questo grande potenziale fertile offerto dalle NbS in una corsa da parte delle imprese e dei governi verso il mercato dei crediti di carbonio[1] generati da progetti nei settori dell’agricoltura,

della selvicoltura e in genere di gestione di uso del territorio dominati dalla componente climatica e di massimizzazione della funzione di fissazione del carbonio e viceversa privi di obiettivi di conservazione della biodiversità, di tutela delle risorse ecologiche o di rispetto dei diritti delle comunità locali o delle popolazioni indigene e di accelerare il collasso ambientale sistemico.  In questo senso, gli errori commessi in passato come pure le numerose esperienze positive condotte dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso a oggi nei piani e programmi di contenimento della deforestazione o della degradazione delle foreste, di miglioramento delle gestione delle aree agricole e forestali, di ripristino e protezione delle aree costiere e delle zone umide, possono essere utili per dispiegare il potenziale delle NbS, contribuendo a stabilizzare il clima e a fermare e invertire il declino della biodiversità.

 


[1] Un credito di carbonio rappresenta una tonnellata di CO2 equivalente di emissioni of emissioni evitate (grazie, per esempio, a un impianto eolico) o rimossi dall'atmosfera (grazie, per esempio, a un progetto di forestazione).

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