SOCIETÀ

Veneto e criminalità organizzata: un tema costantemente sottovalutato dalle istituzioni

Il Veneto ad oggi rimane la terza regione per produzione e ricchezza. I dati, è sempre bene ribadirlo, si riferiscono alla situazione pre-pandemia ed arrivano direttamente dalla Banca d’Italia. Nel report “Eurosistema. Economie regionali. L’economia del Veneto. Rapporto del giugno 2019” si evidenzia come, nonostante il rallentamento del 2018, in cui c’è stata una piccola battuta d’arresto in tutta l’attività produttiva, il Veneto continua ad avere una performance economica migliore rispetto alla media del Paese, a cui si aggiunge anche un tasso di occupazione in crescita.

Uno dei motivi principali della produttività veneta è da ricondurre alla fitta e funzionale rete infrastrutturale presente nella regione. Se da un lato questa costituisce un presupposto per la competitività regionale, dall’altro la realizzazione delle grandi opere può sempre essere soggetta alle mire delle organizzazioni criminali.

Quando si parla di Veneto e criminalità organizzata si tende troppo spesso a pensare che la regione sia quasi immune dalle mire criminali. Le inchieste della magistratura ed i processi in corso però, dimostrano il contrario. Già lo scorso gennaio la Dia, cioè la Direzione Investigativa Antimafia, aveva acceso l’attenzione su tre infrastrutture fondamentali per il Veneto: il Porto di Venezia-Marghera, l’aeroporto “Marco Polo” e la Pedemontana veneta. Anche nel rapporto riferito al secondo semestre del 2019 la Dia mette in luce come “i sodalizi mafiosi hanno trovato nel Nord Est il terreno fertile per le attività criminali”.

Il motivo? “Perché la sensibilità verso il fenomeno, a tutti i livelli (compreso quello istituzionale), è stata per lungo tempo non adeguata a riconoscere e contrastare l’insidiosa offerta di capitali criminali”.

Quando si parla di Veneto e criminalità organizzata si tende troppo spesso a pensare che la regione sia quasi immune alle mire criminali

In Veneto, ancora oggi e nonostante le numerose inchieste della magistratura, c’è una sottovalutazione del fenomeno. Lo vediamo dal rapporto Dia, ma lo si nota anche dalle ultime inchieste che hanno scoperchiato, secondo l’accusa, delle ‘ndrine ndranghetiste nel territorio veronese. 

I sodalizi mafiosi sono già entrati nell’economia legale della regione attraverso investimenti, che spesso vengono proposti come aiuti alle imprese in difficoltà. Il passo successivo a questi aiuti purtroppo è noto ed è proprio su questo che bisogna accendere l’attenzione. Troppi infatti sono gli imprenditori che si sono ritrovati vittime di usura, minacciati e costretti a scendere a patti. E’ un metodo mafioso classico, ed il Veneto non è esente da ciò.

Non ultima l’operazione Taurus della DDA di Venezia e del Ros dei carabinieri che il 15 luglio scorso ha consentito l'esecuzione di 33 misure cautelari, di cui 25 in carcere. Anche in questo caso è presente la storia di un imprenditore che si è intenzionalmente rivolto a soggetti dal profilo criminale, per ottenere protezione in quanto vittima di intimidazioni da parte di altri criminali. Un cane che si mode la coda, ma alla fine della vicenda a rimetterci non può che essere l’imprenditore stesso. 

Tornando però al rapporto della Dia, che quindi non include le due grandi operazioni del 2020, cioè Taurus e Isola Scaligera, si denota come la criminalità organizzata sia da tempo nella regione Veneto. Da Adria Docks che nel 2008 aveva evidenziato dei tentativi di riciclaggio da parte di alcuni soggetti palermitani riconducibili al clan Lo Piccolo attraverso la riqualificazione dell’area “ex Adria docks” di Sottomarina di Chioggia, con un investimento di circa 8 milioni di euro, fino alle operazioni Stige, Fiore Reciso e Ciclope, tutte concluse nel 2018, che hanno evidenziato proiezioni della ‘ndrangheta soprattutto nell’ambito del riciclaggio e del reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti, non disdegnando tuttavia il traffico di stupefacenti. 

Anche la criminalità organizzata campana emerge dal rapporto Dia, in particolar modo per quanto riguarda il settore degli stupefacenti e del riciclaggio. Stiamo parlando dell’operazione Piano B condotta dalla Dia di Trieste e conclusasi il 18 dicembre 2018 con 8 arresti. Secondo quest’operazione un intermediario finanziario abusivo, cioè non autorizzato a gestire tale attività, di Portogruaro (VE), aveva investito varie somme di denaro illecitamente accumulate, tra cui circa 12 milioni di euro riconducibili alla famiglia Iovine del cartello casertano dei Casalesi. Denaro che era stato versato in alcune piattaforme informatiche di società con sede in Croazia, Slovenia e Gran Bretagna.

Analizziamo però ciò che la Dia dice per ogni provincia veneta.

Provincia di Venezia

Quando si parla della provincia di Venezia è inevitabile che la mente vada a Felice Maniero e alla Mala del Brenta, una mafia autoctona che ha imperversato tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90, lasciando dietro di sé una scia di sangue, fatta anche di vittime innocenti come Cristina Pavesi, uccisa dall’esplosione di una bomba piazzata su un treno dalla banda di Maniero il 13 dicembre 1990.

Una storia, quella della Mala del Brenta, conclusasi con il pentimento del suo boss, Felice Maniero, boss che ha visto svanire il suo potere e la sua importanza, finendo per essere nuovamente arrestato negli ultimi anni per aver picchiato la compagna.

Dalla fine dell’era della Mala del Brenta come organizzazione criminale, ad oggi sono state diverse le operazioni contro la criminalità organizzata in provincia di Venezia. Dalla già citata Adria docks che ha coinvolto elementi riconducibili a Cosa nostra, fino alla presenza di sodali delle ’ndrine calabresi.

E’ il caso dell’operazione Avvoltoio dell’ottobre 2019 che ha coinvolto un soggetto di origini calabresi ritenuto autore di numerose estorsioni ai danni di imprenditori e di un professionisti. Lo stesso soggetto era già agli arresti domiciliari perché coinvolto anche nell’operazione Camaleonte, altra operazione conclusasi nel marzo dello scorso anno che aveva portato all’arresto di 33 appartenenti a un’organizzazione ‘ndranghetista operante a Padova, Venezia, Vicenza e Verona e riconducibile alla cosca Grande Aracri.

L'operazione "At Last" ha evidenziato i collegamenti, anche in Veneto, tra criminalità organizzata e politica

Il 2019 è stato anche l’anno dell’operazione At last, che ha coinvolto rappresentanti della politica ed imprenditori. Nell’operazione il 19 febbraio era finito agli arresti anche l’allora sindaco di Eraclea Mirco Mestre accusato di voto di scambio. Secondo l’accusa Mestre si sarebbe interessato di alcuni investimenti riconducibili al gruppo di Luciano Donadio, ritenuto essere il capo criminale con base ad Eraclea ma con affari anche in altre parti del litorale veneziano, in cambio di un pacchetto di voti che, se l’accusa venisse confermata, di fatto gli avrebbe permesso di vincere le elezioni (Mirco Mestre vinse le elezioni per sindaco di Eraclea nel 2016 per soli 81 voti). Il processo è iniziato nel febbraio 2020.

Le operazioni riguardanti gli affari della criminalità organizzata in provincia di Venezia nel secondo semestre 2019 non finiscono qui. Il 10 ottobre scorso infatti sono state sequestrate di 31 mila pasticche di metanfetamina, comunemente nota come yaba (operazione Yaba smuggler). La droga inoltre sarebbe stata utilizzata da molti operai, la maggior parte dei quali bengaliesi, che erano alle dipendenze di alcune società sub appaltatrici della Fincantieri di Venezia. Questo è ciò che sarebbe emerso da un’ulteriore operazione, denominata Paga totale, che appunto si è concentrata sui cantieri per la costruzione della grandi navi a Porto Marghera e su come alcuni lavoratori assumessero le pasticche di yaba per poter reggere turni di lavoro massacranti.

Provincia di Padova

Per quanto riguarda la provincia di Padova sono diverse le operazioni effettuate al fine di smascherare gli affari della criminalità organizzata. Oltre alle già citate Camaleonte, Fiore reciso e Malapianta, che hanno coinvolto le famiglie dei Giglio, dei Giardino, dei grande Ararci e dei Mannolo e Trapasso, sempre collegate ai Grande Aracri di Cutro (KR), nel secondo semestre del 2019 si è conclusa una nuova operazione che, collegata alla Camaleonte, ha coinvolto 54 persone indagati per i associazione mafiosa finalizzata alla commissione di reati fiscali e riciclaggio.

Ci sono poi, alcune operazioni che hanno coinvolto soggetti residenti in territorio padovano ma che operavano principalmente in altro territorio. E’ il caso dell’operazione Hope della DDA di Brescia che nel novembre 2019 ha portato al fermo di 9 soggetti, tra cui i padovani C.F. e R.A., collegati tramite la figura di A.L. alla cosca Bellocco di Rosarno (RC) e ritenuti responsabili di lesioni e porto abusivo di armi, aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’accusa i due padovani sarebbero stati assoldati per commettere un’aggressione violenta ai danni di un soggetto residente in provincia di Mantova.

Provincia di Treviso

La citata operazione Hope ha coinvolto anche la provincia di Treviso e non è a sola, in quanto anche la prosecuzione della Camaleonte ha coinvolto soggetti residenti in provincia e fatti accaduti nel capoluogo.

Provincia di Verona

Una delle zone a più alta “densità criminale” del Veneto è sicuramente la provincia di Verona. Ne siamo a conoscenza sia grazie a delle inchieste degli ultimi mesi (Isola Scaligera che ha coinvolto la famiglia Giardino, originaria di Isola di Capo Rizzuto ma residente a Verona da anni, e Taurus che ha coinvolto le famiglie Gerace, Albanese, Napoli e Versace originarie della piana di Gioia Tauro), sia per l’operazione Terry che nel febbraio 2019 ha evidenziato “l’operatività, anche sul territorio veronese, di sodalizi ’ndranghetisti legati alla cosca Grande Aracri”.

Indubbiamente il report del primo semestre del 2020 vedrà la parte veronese molto più coinvolta. Dalle operazioni degli ultimi mesi infatti, si evidenzia come tra il capoluogo e la provincia (in particolare a Sommacampagna) ci siano delle famiglie 'ndranghetiste residenti da tempo in Veneto e, secondo le accuse, incentrate a portare avanti un sodalizio criminale di dimensioni non indifferenti.

Provincia di Vicenza e Rovigo

Le ormai note inchieste Camaleonte e Terry hanno coinvolto, nel secondo semestre del 2019, anche la provincia di Vicenza, mentre la provincia di Rovigo, a differenza delle altre, non sembra essere coinvolta da sodalizi mafiosi. Di certo, nel secondo semestre del 2019, non ci sono state operazioni che hanno messo in luce eventuali presenze mafiose con interessi nel territorio.

Il motivo sarebbe riconducibile al fatto che “l’economia rodigina è essenzialmente caratterizzata da attività agricole” e proprio per questo apparirebbe meno incline, rispetto alle altre realtà venete, ad attirare la criminalità organizzata. 

Questo è solo un riassunto di ciò che è accaduto fino al secondo semestre del 2019. Le cronache però, come già accennato, ci parlano di almeno altre due grandi operazioni contro la criminalità organizzata nei primi sei mesi del 2020. Un tema questo, che troppo spesso in Veneto viene sottovalutato, nonostante sia evidente che il territorio non è esente da fenomeni del genere e, anzi, è terreno attrattivo e fertile per le mafie.

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