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Migranti. Unhcr: "Nel 2018 nel Mediterraneo sei morti al giorno"

“I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo nel 2018 hanno perso la vita a un ritmo allarmante”. Inizia con questa parole il rapporto “Viaggi Disperati” pubblicato dall’UNHCR, cioè l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il dato è allarmante: in media ogni giorno nel Mediterraneo hanno perso la vita sei persone.

In media ogni giorno nel Mediterraneo hanno perso la vita sei persone

“Si stima che 2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo nel 2018 - continua il rapporto -, nonostante un calo considerevole del numero di quanti hanno raggiunto le coste europee. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni”.

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Il rapporto analizza come il cambio delle politiche adottato da alcuni Stati europei ha portato ad incidenti e situazioni, come abbiamo visto da vicino con il caso della nave Diciotti e quello che ancora in questi giorni sta accadendo con la Sea Watch 3, in cui anche le navi che hanno soccorso i migranti sono costrette a rimanere in una sorta di limbo in balia della propaganda politica.

Un altro dato allarmante che esce dal rapporto dell’UNHCR è il fatto che “lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 arrivate in Europa ha perso la vita in mare, con un’impennata vertiginosa rispetto ai livelli del 2017”.

I morti nel Mediterraneo infatti sono numericamente diminuiti rispetto al 2017, ma è il tasso di mortalità il parametro su cui bisogna focalizzare l’attenzione. “Sulla rotta dalla Libia all’Europa - dice l’UNHCR -, il tasso è passato da un morto ogni 38 persone arrivate nel 2017 a uno ogni 14 nel 2018”.

A questo inoltre bisogna aggiungere le migliaia di persone che sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione.

Soccorso il mare nel Mediterraneo centrale

Quando parliamo di Mediterraneo centrale gioco forza è pensare alle coste italiane, oltre naturalmente che a Malta. Dal giugno 2018 la capacità di ricerca e soccorso delle navi degli Stati europee nel Mediterraneo centrale si è decisamente ridotta.

“Dalla seconda metà del mese, la Guardia Costiera e la Marina italiana - si legge nel rapporto UNHCR -, che fino ad allora nel corso dell’anno avevano tratto in salvo oltre 2.600 persone partite dalla Libia, non hanno condotto nessun altro salvataggio al largo della costa libica. Anche le navi impegnate nell’operazione Sophia di EUNAVFOR Med, che fino al mese di maggio avevano tratto in salvo oltre 2.200 persone, tra giugno e dicembre hanno soccorso un altro gruppo soltanto. Le ONG, che tra gennaio e maggio avevano soccorso quasi 5.000 persone, hanno improvvisamente subito nuove restrizioni che hanno ridotto la loro presenza nella zona di soccorso mentre anche le navi mercantili, che prima di giugno avevano salvato quasi 600 persone, d’un tratto sono state costrette a soccorrere oltre 700 migranti nel solo mese di giugno, per poi essere anch’esse sottoposte a limitazioni nell’accesso ai porti”.

L’allarme l’UNHCR lo lancia anche per quanto riguarda le partenze dalla Libia. Secondo l’Agenzia infatti “la riduzione della capacità di ricerca e soccorso nel 2018 non è stata una risposta a un minor numero di persone in partenza dal territorio libico. Si è infatti verificata a giugno, quando oltre 6.900 persone sono partite dalla Libia, e ha con tutta probabilità contribuito agli oltre 450 decessi registrati in quel mese al largo delle sue coste”.

Meno controllo delle ONG significa anche dare il via libera alle operazioni della Guardia costiera libica e di conseguenza significa che l’85% delle persone soccorse o intercettate nella zona srr libica (Search and Rescue Region/SRR) sono state riportate in Libia, in un porto che non può essere considerato sicuro a causa delle innumerevoli testimonianze di torture subite dalle persone proprio in terra libica.

L’85% delle persone soccorse o intercettate nella zona SRR libica (Search and Rescue Region/SRR) sono state riportate in Libia

Le rotte via terra

Quando si parla di migrazioni tendiamo sempre a concentrarci sul mare nostrum. I migranti però arrivano in Europa anche via terra e ne sono la conferma i 24.100 arrivi in Bosnia-Erzegovina nel 2018.

Via terra però la situazione non migliora. Anche se parliamo di numeri inferiori ai morti in mare, nelle tratte che compongono il viaggio prima di arrivare nel Mediterraneo sono diverse le vittime lungo la rotta libica e marocchina.

In un ulteriore rapporto dell’UNHCR, basato su una serie di interviste a persone arrivate in Italia via mare, almeno il 44% ha riferito di aver assistito a decessi durante i loro viaggi, numeri che sembrano superare le 2.600 persone.

Anche nelle rotte terrestri ai confini dell’Europa ci sono stati diversi decessi. “Tra le aree più a rischio - riporta il rapporto - figuravano: il fiume Evros, al confine tra Turchia e Grecia, dove almeno 27 persone sono annegate (per lo più in seguito al capovolgimento delle loro imbarcazioni); la strada che unisce il confine terrestre tra Grecia e Turchia e la città di Salonicco, lungo la quale hanno perso la vita almeno 29 persone a causa di incidenti stradali;36 la frontiera tra Croazia e Slovenia, dove sono morte 11 persone, di cui nove annegate nel fiume Kupa/Kolpa; e il confine tra Italia e Francia, con cinque decessi, di cui tre lungo una rotta attraverso le Alpi. Ai confini tra il Marocco e le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, sono stati segnalati almeno sei decessi, di cui quattro avvenuti durante o dopo il tentativo di attraversare la recinzione”.

Il cambio delle rotte

Come avevamo già analizzato il 2018 ha rappresentato anche un cambio nelle rotte migratorie.

Per la prima volta negli ultimi anni infatti, è stata la Spagna la meta principale d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra, cioè attraverso le città di Ceuta e Melilla (qui un approfondimento sulle due enclavi spagnole in Marocco) e altre 54.800 arrivate in seguito alla traversata del Mediterraneo occidentale.

“La conseguenza - continua il rapporto - è che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno”.  

In seguito a quest’analisi quindi, l’Agenzia delle Nazioni Unite ha voluto mettere in luce le principali criticità, in modo tale da mettere nero su bianco i problemi e dare alle politiche nazionali ed europee la responsabilità di trovare una soluzione, che dovrebbe necessariamente essere condivisa.

L’UNHCR esorta quindi gli Stati europei ad istituire urgentemente un meccanismo regionale, coordinato e prevedibile, per rafforzare le operazioni di soccorso in mare, migliorando la capacità di ricerca e di soccorso nel Mediterraneo centrale ed eliminando anche le restrizioni alle ONG. Un segnale forte che si rivolge direttamente a quei governi che invece le ONG cercano di criminalizzarle pubblicamente.

L’obiettivo dell’agenzia però si sposta anche più a sud. Secondo l’UNHCR gli Stati europei dovrebbero “sollecitare le autorità libiche a porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti intercettati o soccorsi in mare, modificando anche la Legge 19 del 2010, che prevede i lavori forzati come pena per l’entrata irregolare nel paese, offrendo una base legale allo sfruttamento di rifugiati e migranti”.

 

Le evoluzioni nel 2019

Il rapporto UNHCR cerca anche di tracciare ciò che saranno le migrazioni nel 2019. Secondo l’Agenzia “la maggior parte di queste tendenze dovrebbero mantenersi invariate nei prossimi mesi. Fino a quando le cause e i fattori scatenanti degli esodi di rifugiati e migranti non saranno affrontati in molti Paesi nelle regioni confinanti, alcuni continueranno a cercare sicurezza e protezione altrove, mentre altri continueranno a fuggire da situazioni di povertà nella speranza di trovare migliori opportunità lavorative o educative. Per esempio, gli esodi dal Mali dal nord della Nigeria, dal Camerun, dal Burkina Faso e dal Niger occidentale possono contribuire ad ulteriori spostamenti verso l’Europa attraverso le rotte del Mediterraneo centrale o del Mediterraneo occidentale.

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