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Covid-19, influenza e virus respiratorio sinciziale: cosa ci attende?

Stando ai dati riferiti dal Ministero della Salute, nella settimana dal 18 al 24 novembre 2022 l’incidenza di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2 in Italia è in aumento rispetto alla settimana precedente. L’impatto sugli ospedali resta tuttavia contenuto: il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva rimane stabile, mentre è in crescita quello nelle aree mediche Covid. “Si ribadisce – si legge sul sito del Ministero – la necessità di continuare ad adottare le misure comportamentali individuali e collettive previste e/o raccomandate, l’uso della mascherina, aerazione dei locali, igiene delle mani e ponendo attenzione alle situazioni di assembramento”.

Se ai bollettini giornalieri o settimanali sull’andamento dell’infezione da SARS-CoV-2 la pandemia ci ha abituato ormai da qualche anno, nel corso di questa stagione epidemica si teme anche una significativa recrudescenza dei casi di influenza e di infezioni da virus respiratorio sinciziale (RSV), tanto da far parlare di triplice epidemia. Vediamo innanzitutto, dati alla mano, qual è la situazione attuale e quali potrebbero essere le ragioni che stanno alla base di questo trend, partendo da una visione globale.

Stando all’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità del 14 novembre 2022, la circolazione dei virus influenzali risulta in aumento. Anche in Europa, in particolare, si sta assistendo a un andamento in crescita, sebbene nel complesso si mantenga ancora a livelli bassi. 

A inizio anno l’Oms ha riferito che la percentuale di positività ai virus influenzali è stata inferiore al 3% nel periodo intercorso tra settembre 2021 e gennaio 2022, mentre nei periodi analoghi degli anni precedenti la pandemia (tra il 2017 e il 2020) è stata del 17%. A livello globale, i virus influenzali sono stati rilevati per la maggior parte nei Paesi tropicali e subtropicali e nei Paesi della zona temperata dell'emisfero settentrionale. In questi ultimi in particolare, sebbene tra settembre 2021 e gennaio 2022 l'attività influenzale sia stata inferiore a quella dei tre anni precedenti la pandemia da Covid-19, rispetto alla stagione influenzale 2020-2021, gli Stati hanno riportato un aumento di oltre 2,5 volte del numero di campioni testati per l'influenza. 

Influenza e altri virus respiratori in Italia

Per quel che riguarda più nello specifico la situazione dell’Italia, i dati raccolti confermano come per lo scorso anno un anticipo sull’inizio della stagione epidemica. Stando ai dati dell’ultimo bollettino InfluNet, curato dall’Istituto superiore di Sanità e pubblicato il 25 novembre (settimana 46/2022), nel nostro Paese come nel resto d’Europa  il numero di casi di sindromi simil-influenzali (ILI) sono in aumento: l’incidenza è di circa 9 casi su 1.000 assistiti ed è maggiore tra i bambini al di sotto dei cinque anni tra i quali l’incidenza è di circa 30 casi su 1.000. La circolazione dei virus influenzali si sta dunque intensificando, anche se a far crescere le sindromi simil-influenzali di queste settimane sono stati in realtà altri virus respiratori. 

E’ possibile fare qualche considerazione anche sotto il profilo virologico. Dei 494 campioni clinici analizzati dai laboratori afferenti alle rete InfluNet (sui 562 segnalati), 182 cioè il 36,8% sono risultati positivi per influenza, 24  per SARS-CoV-2 (dunque il 4,8%), e 91 per altri virus respiratori, in particolare 35 Rhinovirus che sono la causa dei comuni raffreddori, 32 virus respiratori sinciziali, 10 virus parainfluenzali, 8 adenovirus, 4 coronavirus umani diversi da SARS-CoV-2 e 2 bocavirus. 

Le vaccinazioni intanto procedono a rilento: da un’indagine condotta da Ipsos per Sanofi tra il 14 ottobre e il 15 novembre 2022, è emerso che solo il 31% degli italiani sopra i 65 anni si è sottoposto alla vaccinazione anti-influenzale. 

Il virus respiratorio sinciziale

Tra i virus respiratori, il virus RSV è la prima causa singola di infezioni respiratorie acute del basso tratto respiratorio nei bambini in tutto il mondo, di età inferiore ai 4-5 anni. Di solito provoca sintomi lievi come quelli di un normale raffreddore, ma in alcuni casi, soprattutto sotto i 10-12 mesi di vita, puo’ dar luogo a polmonite e bronchiolite che è la causa più frequente di ricovero ospedaliero in quella fascia di età. Si tratta di una patologia che si manifesta con una parziale occlusione dei piccoli bronchi e conseguente insufficienza respiratoria. 

Solitamente il virus respiratorio sinciziale circola da fine novembre a marzo, ma nel 2021 ha iniziato a diffondersi più del solito già da ottobre, provocando anche un aumento dei ricoveri. “L’uso delle mascherine, il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale durante la pandemia Covid – si legge sul sito della Società italiana di Pediatria – hanno ridotto del 70-80% i casi di bronchiolite ma quando queste norme sono state rallentate si sono verificate importanti epidemie da RSV in numerosi paesi del mondo”. 

Un aumento atteso delle infezioni respiratorie: le ragioni

“L’aumento delle infezioni respiratorie era atteso – spiega a Il Bo Live Cristiano Salata, professore all’università di Padova, con interessi scientifici nel campo della biologia molecolare e cellulare, della microbiologia e della virologia –. In realtà lo era già lo scorso anno, ma allora la crescita è stata limitata, dato che non erano ancora state del tutto abbandonate le misure di contenimento di SARS-CoV-2. Negli ultimi anni l’uso delle mascherine, l’igiene delle mani, il distanziamento sociale hanno avuto come effetto quello di indurre una bassa circolazione di infezioni respiratorie a livello di comunità. In mancanza di stimolazione immunitaria, però, la popolazione risulta molto più vulnerabile ai virus respiratori”. Un gruppo di studiosi su The Lancet a luglio parlava di immunity gap, mentre già nell’agosto del 2021 ricercatori francesi coniavano il termine immunity debt, che ha attirato su di sé non poche critiche soprattutto per la scelta poco felice delle parole.

Il docente puntualizza che in un contesto di emergenza l’effetto che avrebbe avuto la pandemia senza l’adozione delle misure di contenimento citate sarebbe stato devastante, mentre ora l’aumentata suscettibilità della popolazione può essere gestita, attraverso le vaccinazioni antinfluenzali e mantenendo le norme di igiene in determinati contesti, soprattutto per proteggere le categorie più fragili. 

Salata sottolinea che l’epidemia influenzale ha già raggiunto livelli elevati, in anticipo sui tempi, probabilmente proprio perché i virus stanno trovando una popolazione più indifesa dal punto di vista immunitario. “Se è vero che la ridotta circolazione dei virus respiratori negli scorsi anni può aver diminuito la stimolazione antigenica riducendo le barriere immunitarie, va comunque considerato che le precedenti esposizioni a tali virus possono aver comunque lasciato un certo grado di memoria immunologica che presumibilmente avrà una certa efficacia negli adulti sani (per lo meno contro evoluzioni gravi delle infezioni), mentre maggiori problemi si potranno avere nei bambini oppure negli anziani in cui il sistema immunitario si indebolisce. Prevedere con certezza quale sarà l’andamento dell’attuale stagione epidemica non è possibile, e in passato non si sono mai verificate situazioni simili, tali da consentirci di osservare a livello di popolazione un fenomeno di questo tipo nel contesto delle complesse dinamiche sociali”. 

Picchi epidemici e interferenza virale

“E’ improbabile – continua Salata – che SARS-CoV-2, virus influenzali e virus respiratorio sinciziale raggiungano il picco nello stesso momento. In genere è difficile assistere a una circolazione perfettamente sovrapposta di virus che vanno a infettare lo stesso distretto, sebbene casi di coinfezione possano comunque avvenire”. Per capirne le ragioni si deve introdurre il concetto di interferenza virale. Si tratta di un meccanismo noto da tempo, secondo cui l’infezione determinata da un virus suscita una risposta immunitaria innata che riduce l’efficienza di un altro virus di infettare il soggetto. Quando un patogeno si diffonde a livello di comunità, dunque, le difese possono aumentare ed erigere temporaneamente una barriera immunitaria contro i successivi virus che colpiscono il sistema respiratorio. All’argomento Science ha recentemente dedicato un corposo articolo.

Nel corso della pandemia influenzale del 2009-2010, spiega Salata portando un esempio, la nuova variante A/H1N1pdm09 ha completamente soppiantato tutti gli altri virus dell’influenza, e nel tempo è diventata il nuovo sottotipo A/H1N1 circolante nell’uomo (estinguendo di fatto il precedente sottotipo A/H1N1) alternandosi con dinamiche variabili di anno in anno all’altro sottotipo A/H3N2 e al virus dell’influenza di tipo B, la cui circolazione si era drammaticamente ridotta nel corso della fase pandemica del nuovo virus A/H1N1pdm09. 

“In genere quando si manifestano co-circolazioni del virus dell’influenza, con la coesistenza di virus di tipo A e di tipo B, non vengono mai a determinarsi picchi sovrapposti ma sempre sfasati, perché probabilmente l’interferenza virale può contribuire a modulare in qualche modo la diffusione di un determinato virus nella popolazione”. E’ una dinamica complessa che dipende anche dalle risposte individuali delle persone e dalla carica virale alla quale si viene esposti, perché se la carica virale è alta le difese immunitarie più difficilmente sono in grado di contrastare efficientemente il virus che è dunque in grado di causare infezione. 

“Anche se i picchi di SARS-CoV-2, del virus influenzale e del virus respiratorio sinciziale  dovrebbero avere un certo sfasamento, il comparto sanitario potrebbe comunque trovarsi in difficoltà, dato che le possibili complicazioni di tipo respiratorio legate alle tre infezioni saranno distribuite su un arco temporale più lungo e potrebbero coinvolgere un numero maggiore di persone. Non va dimenticato infatti che ogni anno la sola influenza genera ospedalizzazioni importanti  e decessi. Si preannuncia dunque una stagione difficile: come si è detto sarà improbabile una coincidenza dei picchi dei diversi virus, ma continueranno comunque a circolare tutti. E in questa situazione non sarà insolito trovare diversi soggetti con coinfezioni: si è visto che questo accade tra diversi tipi di influenza, tra influenze e altri virus respiratori e anche tra Covid-19 e influenza o altri virus respiratori”.  

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