CULTURA

Settant’anni di Paz: l’eredità di un classico inquieto

Il 23 maggio Andrea Pazienza avrebbe compiuto settant’anni, e probabilmente oggi sarebbe il primo a farsi beffe di qualsiasi tentazione celebrativa. Eppure, a quasi quattro decenni dalla morte – avvenuta nel 1988 a Montepulciano – la sua figura continua a brillare nel panorama artistico e culturale italiano.

Un’eredità che resta insieme irripetibile e generativa: unicum assoluto ma anche modello per generazioni di giovani artisti, esempio di libertà creativa e di rigore formale al tempo stesso. Ed è proprio su questa tensione tra disciplina e immaginazione che si muove la mostra Andrea Pazienza. La matematica del segno, allestita al MAXXI L'Aquila e presto destinata a una seconda tappa a Roma. Un progetto espositivo che torna alle radici del lavoro dell’artista per interrogare, ancora una volta, la sua sorprendente attualità.

Il percorso curato da Giulia Ferracci e Oscar Glioti riunisce oltre trecento opere, tra cui numerosi lavori inediti, con l’obiettivo di entrare nel cuore del processo creativo di uno degli autori più radicali della cultura visiva italiana. Disegni d’infanzia, tavole a china, acquerelli e lavori a pennarello raccontano la formazione di Pazienza e la costruzione di un linguaggio capace di muoversi continuamente tra pittura e fumetto.

Nella sua arte – apparentemente istintiva, pur nella cura maniacale del tratto e del testo – si nasconde infatti una struttura precisa, un sistema di regole invisibili che rende possibile la libertà. Un principio che attraversa tutta la sua parabola artistica: dai primi esperimenti adolescenziali fino agli anni bolognesi, quando il fumetto diventa il terreno privilegiato di una ricerca narrativa e visiva capace di dare vita a personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo, come Pentothal, Zanardi e Pompeo.

Il percorso espositivo ricostruisce così, sala dopo sala, l’evoluzione di un autore capace di attraversare linguaggi e registri diversi. Si parte dai primi album da disegno per arrivare agli anni del liceo, dove convivono già osservazione anatomica e deformazione espressionista. Da lì si passa alla stagione bolognese e alla nascita fumetto d’autore italiano contemporaneo, fino agli ultimi lavori, in cui il tratto si fa sempre più essenziale e consapevole, sospeso tra ironia e tragedia. 

Il laboratorio di Pescara

Per capire come nasce e si forma lo sguardo di Andrea Pazienza è anche utile spostarsi di qualche decina di chilometri verso la costa adriatica, fino a Pescara. Qui il CLAP, museo del fumetto aperto nel 2022, conserva una collezione permanente di oltre 320 opere, molte delle quali risalenti agli anni della formazione al liceo artistico statale “G. Misticoni”. Un patrimonio unico in gran parte donato da uno dei suoi mentori più importanti, il professor Sandro Visca.

Visitando il CLAP si scopre un Pazienza ancora adolescente ma già sorprendentemente maturo e consapevole del proprio valore. Disegna ovunque; fogli dattiloscritti, ritagli di giornale, carta per ricevute: qualunque superficie diventa spazio per gli adorati pennarelli. I soggetti sono quelli della vita quotidiana: compagni di classe, professori, scene di scuola. Già qui emergono però i tratti che diventeranno distintivi della sua opera, dalla tecnica straordinaria alla capacità di cambiare stile con naturalezza. E poi la lingua: nei suoi testi Pazienza passa con disinvoltura dal registro aulico al dialetto pescarese o foggiano, associando parola e immagine in maniera potente ed efficace.

Altro tratto fondamentale che emerge fin dagli anni della scuola è il rapporto con l’autorità, con i professori che diventano bersagli di caricature feroci e amorevoli, figure di riferimento talvolta severe ma anche protettive. Un gioco di provocazione e affetto che anticipa una delle costanti della sua opera: la capacità di mettere in discussione ogni forma di potere, senza smettere mai di osservare l’umanità delle persone. 

“Quello che cerco di spiegare a chi viene qui è che Pazienza non rientra in nessuna categoria semplice – spiega a Il Bo Live Paolo Ferri, membro dello staff del CLAP e tra gli autori del documentario Andrea Pazienza prima di Paz –. Non è solo un fumettista, una rockstar maledetta o un artista underground. È tutte queste cose e molto di più insieme”.

Confrontando disegni liceali e tavole originali della maturità ogni collegamento diventa evidente: “A Pescara Pazienza fa le prove generali di ciò che diventerà, delle storie che rivoluzioneranno il fumetto italiano”. Nel giro di pochi anni Pazienza diventa una delle voci più potenti della generazione del Movimento del ’77, e nelle sue mani il fumetto diventa uno strumento per raccontare un’epoca intera: la vita dello studente fuori sede a Bologna, il disorientamento politico, l’ironia disperata di una generazione che vede svanire le proprie utopie.

Pentothal negli anni Settanta, Zanardi negli Ottanta: nei suoi personaggi Pazienza racconta il passaggio da un’epoca di utopie a una di disincanto

Un classico del nostro tempo

Il percorso che va dal MAXXI dell’Aquila al CLAP di Pescara mostra con chiarezza una cosa: Pazienza nasce già artista completo ma per tutta la vita non smette mai di crescere e sperimentare. Nei suoi fogli convivono fumetto e pittura, cultura pop e grande tradizione figurativa; per questo oggi la sua opera appare sempre più come quella di un classico, non nel senso di qualcosa di stabile o museale ma in quello più vero: un autore che continua a parlare al presente perché ha saputo toccare temi universali – il potere, la ribellione, la fragilità, l’identità.

L’attualità di Andrea Pazienza non si esaurisce nella straordinaria qualità del segno o nella capacità di reinventare il linguaggio del fumetto: la sua opera è anche il ritratto lucidissimo di un passaggio storico, come evidenzia Oscar Glioli, uno dei curatori delle mostre al MAXXI, nel libro Fumetti di evasione. Vita artistica di Andrea Pazienza (Fandango 2018). Quando nel 1977 pubblica le storie del suo primo grande alter ego, Pentothal, l’Italia attraversa uno dei momenti più inquieti della sua storia recente: quello raccontato da Lucio Dalla ne L'anno che verrà, riflessione sospesa su un Paese che sembra scivolare, senza quasi accorgersene, in un’atmosfera di paura, violenza e tentazioni autoritarie.

È dentro questa tensione che nasce il mondo di Pazienza: un universo popolato da personaggi fragili, spavaldi e disperati, devastati dalle droghe e da un senso di smarrimento generazionale ma anche capaci di stupirsi e appassionarsi. Poi arriverà la svolta: se negli anni Settanta Pentothal incarna l’inquietudine politica e personale di una generazione, negli anni Ottanta è Zanardi a raccontare un tempo diverso, quello dell’edonismo e del cinismo, in cui la violenza non ha più nemmeno la pretesa di un significato ma diventa gesto gratuito, segno di un vuoto sempre più profondo.

Rileggere oggi Pazienza significa allora confrontarsi non solo con un grande autore, ma con un testimone sensibile delle trasformazioni del Paese. In quelle storie – ironiche, feroci, spesso dolorose – si riflette un’Italia che fino a poco tempo fa sembrava lontana e che invece, sotto molti aspetti, torna oggi a parlarci. Con parole e segni chiari, e spesso preoccupanti.


ANDREA PAZIENZA. LA MATEMATICA DEL SEGNO

A cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti

MAXXI L’Aquila – Palazzo Ardinghelli
Piazza Santa Maria Paganica 15

Fino al 6 aprile 2026

Info, orari e prenotazioni:
www.maxxilaquila.art

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012