Tiziano e l’invenzione del paesaggio
Tiziano, particolare della Pala Gozzi (1520 ca.)
Racconta Ernst H. Gombrich che un giorno persino l’imperatore Carlo V si inchinò davanti a lui, raccogliendo un pennello caduto dalla sua tavolozza. Un gesto impensabile per la rigida etichetta della corte imperiale, che rivela l’ampiezza della fama goduta in vita da Tiziano Vecellio e spiega perché papi, principi e sovrani se lo contendessero pur sapendo che non faceva sconti a nessuno: sul piano economico e tantomeno su quello artistico.
Accanto alla dimensione cosmopolita, l’artista rimase però sempre profondamente legato alle sue origini: a Venezia certo, ma anche al Cadore e alle sue montagne, ai cieli e alle acque che avrebbero continuato a riaffiorare nella sua opera. È proprio questo rapporto profondo tra l’artista e la sua terra una delle chiavi di lettura della mostra Tiziano e il paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone, in programma fino al 29 marzo 2026 negli spazi del Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore.
A inaugurare le celebrazioni per i 450 anni dalla morte di Tiziano è una vera e propria mostra-studio, fondata su un confronto inedito e sorprendente tra due importanti opere della seconda decade del Cinquecento, periodo della prima maturità del pittore. Da un lato c’è il prestito della monumentale Pala Gozzi (1520), proveniente dalla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona, l’unica opera firmata con orgoglio “Titianus Cadorinus”; dall’altro la grandiosa (circa 120 x 220 cm) xilografia della Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, incisa su un disegno di Tiziano del 1515 e impressa nel 1549, conservata ai Musei Civici di Bassano del Grappa.
Tiziano Vecellio, "Madonna con il Bambino e angeli, san Francesco, san Biagio e il donatore Alvise Gozzi" (Pala Gozzi), 1520 olio su tavola 324 x 207 cm Ancona, Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”
La forza politica e narrativa del paesaggio
Entrambe le opere, nella lettura dei curatori Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, sono legate alla conclusione della guerra contro la Lega di Cambrai, che aveva visto tutte le principali potenze europee coalizzarsi contro Venezia. Il confronto mette in luce il ruolo rivoluzionario che Tiziano assegna al paesaggio: non semplice sfondo decorativo ma dispositivo narrativo ed emotivo, capace di veicolare significati politici e simbolici. Un’intuizione destinata a influenzare profondamente la pittura europea, aprendo la strada al progressivo emergere di un genere autonomo.
“Il paesaggio in Tiziano non è ancora stato studiato fino in fondo”, osserva Aikema, storico dell’arte e tra i maggiori esperti mondiali di Rinascimento. Già nella grande xilografia del 1515 la natura non si limita a fare da cornice all’azione: diventa essa stessa spazio che dà forma all’evento, in cui corpi e flutti arrivano quasi a confondersi. Un’opera carica di allusioni politiche: la città con guglie e dettagli nordeuropei sullo sfondo alluderebbe infatti, assieme agli egiziani inghiottiti dalle acque, ai nemici della Serenissima – francesi e imperiali – che pochi anni prima si erano spinti fino alle rive della Laguna. Anche un dettaglio apparentemente marginale, come il cane ritrattato mentre defeca verso i vinti, tradisce un umorismo tagliente e irriverente che suggella il definitivo superamento di un evento così drammatico.
Se la xilografia mette in scena il pericolo e la catastrofe, la Pala Gozzi racconta invece un tempo di rinascita. Thomas Dalla Costa insiste sul profilo della committenza e sul carattere politico dell’opera: Alvise Gozzi, mercante originario di Ragusa, è raffigurato accanto a san Biagio, patrono della sua città, e a san Francesco, riferimento diretto alla chiesa di Ancona cui la pala era destinata. Sullo sfondo una veduta riconoscibile della laguna veneziana: “La prima rappresentazione moderna del bacino marciano, prima ancora degli interventi sansoviniani”, spiega il curatore. Il riferimento a modelli illustri, come la Madonna di Foligno di Raffaello, è evidente, ma Tiziano se ne distacca grazia alla proverbiale maestria nell’utilizzo del colore.
A lungo interpretata come un tramonto, la luce che inonda Venezia nella Pala Gozzi viene oggi riletta dai curatori come un’alba: “Non la fine di un giorno, ma l’inizio di una nuova stagione” sottolinea Aikema. Una svolta interpretativa che cambia radicalmente il significato dell’opera, che diventerebbe così un’allegoria del ritorno alla normalità dopo gli anni bui della guerra, sancito nel 1520 dalla caduta delle restrizioni commerciali imposte da papa Giulio II. “La pala celebra il riaprirsi dei traffici tra Ancona e la Serenissima, nella quale Gozzi aveva interessi economici fortissimi”, spiega Dalla Costa. Anche i dettagli naturali concorrono a questo messaggio: l’ombra del fico – pianta carica di valenze simboliche – allude alla rinascita e a un nuovo inizio.
Discorso a parte merita il retro della pala, sorta di ‘terza opera’ esposta in mostra. Le assi unite con incastri a coda di rondine, secondo l’uso delle botteghe venete dell’epoca, ospitano infatti numerosi disegni a carboncino, di fatture e mani probabilmente diverse. Alcuni colpiscono per l’evidente qualità, come un profilo di gusto classico e soprattutto il volto di un bambino, costruito con attenzione ai chiaroscuri. Potrebbe trattarsi di uno schizzo dello stesso Tiziano, forse legato al Bambino in braccio alla Vergine, ma è presto per dirlo. L’ipotesi resta affascinante: quella di un artista che, nei tempi morti dell’attesa, disegna per prepararsi a ciò che verrà o semplicemente per esercitare la mano e il pensiero.
Dentro il dipinto: scienza, tecnica e pensiero
Un contributo decisivo alla comprensione della Pala Gozzi viene anche dalle indagini diagnostiche condotte da Gianluca Poldi, fisico specializzato nello studio delle tecniche artistiche e profondo conoscitore di Tiziano. Le analisi, basate esclusivamente su metodi non invasivi, hanno incluso la riflettografia infrarossa su diverse bande, condotta per individuare disegni sottostanti e ripensamenti, oltre a esami in falso colore; la radiografia, già storica, non è stata invece ripetuta. A queste si sono aggiunte analisi spettroscopiche, come XRF e spettrometria di riflettanza. I dati sono poi stati confrontati con i risultati del restauro degli anni Ottanta, durante il quale erano stati prelevati anche alcuni campioni di pigmento.
“ La Pala Gozzi non racconta un tramonto ma un’alba: l’inizio di una nuova stagione per Venezia
Gli studi condotti permettono oggi una visione più ampia, chiarendo ad esempio la distribuzione del blu oltremare (lapislazzuli) nella pala e l’uso mirato della meno pregiata azzurrite per ottenere sfumature cromatiche diverse e meno intense. “A volte dei pittori più studiati si pensa di sapere già tutto – commenta Poldi –, quando però si guarda sotto gli strati di colore spesso emergono soluzioni inattese”. Se Vasari affermava che Tiziano ‘non disegnava’, la realtà che affiora dagli esami è che “disegnava sì, ma in modo diverso, affidandosi soprattutto a schizzi preparatori oggi in gran parte perduti. Tiziano è un pittore che pensa mentre dipinge”.
Dagli esami condotti sulla pala emergono infatti diversi ripensamenti, con una nota comune: “Liberare progressivamente il paesaggio dagli ingombri delle figure, in modo da dargli un ruolo sempre più centrale”. Per questo San Francesco sposta la croce nell’altra mano per renderla visibile senza spezzare l’equilibrio della scena, il saio si restringe, le foglie del fico si diradano, il manto del vescovo arretra. “Le figure, invece di essere ritratte rigidamente di profilo, vengono inoltre leggermente ruotate in modo da assumere pose più naturali in una relazione viva e dinamica con il contesto”, conclude Bernard Aikema. Venezia così non è più sfondo ma presenza attiva: emblema politico, naturale e simbolico che occupa il centro silenzioso della composizione.
Inserita in un più ampio progetto promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, assieme al Comune di Pieve di Cadore e con l’organizzazione di Villaggio Globale International, la mostra si collega a una seconda esposizione prevista per l’estate 2026 e a un convegno internazionale di studi nel 2027. Un programma che dialoga anche con il contesto delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ricordando come il Cadore, oltre a essere terra di sport e di straordinarie bellezze naturali, sia anche spazio di creatività e pensiero, luogo di passaggio tra ambienti e mondi culturali diversi ma comunicanti. Un territorio che non si limita a custodire il passato ma continua a produrre senso, tornando grazie all’arte a parlare al presente.
TIZIANO E IL PAESAGGIO
Dal Cadore alla Laguna. La Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone
A cura di Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa
Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore
Pieve di Cadore (Belluno)
Fino al 29 marzo 2026
Info: www.magnificacomunitadicadore.it