CULTURA

D'Annunzio, il “folle volo” che cambiò la guerra

di Daniele Mont D'Arpizio e Tommaso Rocchi

9 agosto 1918: nel Castello di San Pelagio a Due Carrare, 10 chilometri a sud di Padova, sono all’incirca le 6 del mattino. Dopo giorni d’attesa e diversi tentativi falliti il maggiore Gabriele D’Annunzio convoca i suoi piloti: al segnale convenuto, un colpo di pistola, 11 aerei iniziano a decollare dal campo di volo militare arrangiato dopo la battaglia di Caporetto tra l’imponente torre trecentesca e i Colli Euganei. Si tratta di apparecchi Ansaldo SVA con il serbatoio appositamente modificato per la lunga percorrenza, sulla fiancata il leone di San Marco dell’87° squadriglia Serenissima; “Iterum rudit leo” è il motto, “Il leone torna a ruggire”.

L’impresa ha dell’incredibile: dopo aver percorso in formazione 1.000 chilometri – di cui 800 in territorio nemico –  gli apparecchi si dirigeranno su Vienna, dove sganceranno non bombe ma migliaia di volantini. Poi punteranno di nuovo le eliche verso la base di partenza, dove atterreranno alle 12:40. Torneranno sette aerei: tre hanno dovuto lasciare quasi subito l’impresa per avarie, a cui si aggiunge quello guidato dal tenente Giuseppe Sarti – l’‘ottava stella’ di cui scriverà il Vate – che per la stessa ragione è stato costretto a un atterraggio di fortuna vicino alla capitale austriaca. Il giorno dopo un aereo dell’esercito imperiale lascerà cadere un messaggio vicino a San Pelagio, informando che il pilota sta bene: tornerà in Italia pochi mesi dopo, alla fine della guerra.

Il volo su Vienna è rimasto nella storia come una missione ai limiti delle possibilità umane e tecnologiche, a metà tra aeronautica e propaganda. Non fece alcun danno fisico ma, come spiega in questo video lo storico dell’università di Padova Marco Mondini, oltre ad avere risonanza mondiale ebbe un impatto enorme sul morale dei due Paesi in guerra: “Quella che compie D’Annunzio non è solo un’enorme fanfaronata, è il punto di arrivo di una strategia innovativa da parte dei militari italiani; ci si rende conto che un gesto dimostrativo vale quanto e forse più di una battaglia vinta”.

Oggi San Pelagio ospita il Museo del volo 2.0, che in questo periodo rievoca il “folle volo” con una serie di iniziative tra cui, la sera del 9 agosto, un sorvolo di aerei storici e una rievocazione teatrale. Partendo dall’impresa dannunziana il museo ripercorre l’intera storia del volo umano, dalle prime mongolfiere alle missioni spaziali. Una vicenda fatta di coraggio, scienza e passione, e che non riguarda solo le guerre e i conflitti tra i popoli.

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