CULTURA

Fare pace, a cent'anni dalla Grande Guerra

di Daniele Mont D'Arpizio

Pace e guerra: binomio indissolubile da secoli, il Giano bifronte che accompagna la storia dei popoli. Se ne parla al convegno internazionale "Making Peace. Transitions after War from the Antiquity up to the Present", che  chiude gli eventi dedicati al centenario della Grande Guerra ed è promosso dal Comitato di Ateneo per le celebrazioni.

Decine di studiosi da tutto il mondo si confrontano in questi giorni sulle modalità attraverso le quali è stato è stato gestito nei secoli il passaggio tra le fasi di guerra e quelle di pace, dall'antichità fino ai giorni nostri, anche se ovviamente con un occhio di riguardo alla fine della prima guerra mondiale, di cui proprio in questi giorni ricorre il centenario.

Proprio l'esito della Grande Guerra, secondo molti un vero e proprio modello di "fallimento della pace", viene analizzato da diversi punti di vista da alcuni dei massimi esperti mondiali: Cristoph Cornelissen (Goethe-Universität, Frankfurt am Main) affronta ad esempio il tema delle discussioni e conflitti in Germania sull'accettazione del patto di pace nel 1919. Le promesse del presidente americano Wilson per una pace giusta e duratura avevano dato luogo da parte tedesca a molte speranze riguardo le possibilità di democratizzazione della società e di liberazione dal giogo dell'élite militarista, percepita da molti come principale responsabile della guerra. Speranze subito infrante dalle durissime condizioni imposte dalle potenze vincitrici, che mineranno sul nascere le aspirazioni della giovane Repubblica di Weimar.

Adrian Gregory (University of Oxford), secondo key note speaker della prima giornata di lavori, si sofferma invece sul ruolo della religione e in particolare dei leader e dei pensatori cristiani nel corso della guerra. Un'azione che, a parte alcuni appelli alla "guerra santa", si incanalò soprattutto verso la ricerca delle condizioni per una pace giusta e duratura, ma che uscì purtroppo sconfitta durante le trattative di fronte ai nazionalismi.

Infine Etienne Boisserie (Institut national des langues et civilisations orientales, Paris) si concentra soprattutto sugli effetti della prima guerra mondiale nell'Europa centro-orientale, dove con la pace di Versailles vengono creati degli equilibri piuttosto precari, dei quali sono scontenti non solo i vinti ma spesso anche gli stessi Paesi vincitori. Una situazione di instabilità che giocherà un ruolo importante nella preparazione e nelle prime fasi del secondo conflitto mondiale.

Collegati al convegno sono numerose iniziative aperte al pubblico, tra esposizioni e concerti. Fino al 10 novembre presso il Centro culturale S. Gaetano c'è la mostra "Una guerra di meraviglie? Realtà e immaginario tecnologico nelle riviste illustrate della prima guerra mondiale", mentre rispettivamente in Sala dei Giganti al Liviano, il 7 e l'8 novembre, andranno in scena due concerti del Coenobium Vocale e di Emilio Franzina (qui le informazioni). 

Speciale 1918-2018

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012