SOCIETÀ

Da dove vengono i nuovi cittadini europei

Lo scorso 14 marzo, il neo segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha tenuto il suo primo discorso. Parlando all’Assemblea nazionale della sua formazione politica ha messo sul tavolo il tema dello ius soli. Il tema dell’acquisizione della cittadinanza da parte di residenti stranieri è così tornato sul tavolo del confronto politico e della riflessione culturale, provocando sia reazioni favorevoli sia contrarie. Il giorno successivo, in una coincidenza fortuita e fortunata, l’EuroStat ha rilasciato i dati più recenti sui nuovi cittadini europei. I numeri permettono di farsi un’idea della situazione di chi acquisisce la cittadinanza di uno dei paesi dell’Unione - viene “naturalizzato”, come si dice - secondo le diverse regole che vigono negli stati membri.


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I nuovi cittadini italiani

Sono 127.001 i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza del nostro Paese nel 2019. La maggior parte, praticamente un nuovo cittadino su cinque, proviene dall’Albania (26.033), un paese da cui il flusso migratorio è consolidato fin dagli anni Novanta. Discorso analogo per la seconda comunità più rappresentata, cioè quella marocchina (15.812), mentre il terzo posto di questa classifica è occupato dal Brasile (10.762), che supera di poco la Romania (10.201).

Osservando la mappa di provenienza dei nuovi cittadini italiani del 2019, si nota come copra praticamente il mondo intero, con poche eccezioni. È un segno della varietà delle comunità che ormai stabilmente vivono e attraversano l’Italia, perché in molti casi i nuovi cittadini sono persone che vivono e lavorano nel nostro paese da anni: hanno il permesso o la carta di soggiorno, sono nati qui e hanno raggiunto la maggiore età scegliendo la cittadinanza italiana, oppure ancora l’hanno acquisita per matrimonio, ma avendo risieduto almeno due anni sul territorio italiano.

Tralasciando le stime sugli irregolari, cioè quella fetta di immigrati - anche solo di passaggio - che si trova nel nostro paese senza regolare documenti personali, gli stranieri che prendono la residenza italiana sono comunque una minoranza rispetto a tutta la popolazione straniera residente nel nostro paese.

L’andamento delle naturalizzazioni mostra come negli ultimi dieci anni non si sia mai superato il 4%. Il che significa, prendendo in esame il 2019, che i 127 mila nuovi cittadini italiani sono pari al 2,54% dei residenti stranieri totali, ovvero a poco più di 5 milioni di persone. Rispetto agli altri membri dell’UE, questo tasso di naturalizzazione è leggermente superiore alla media del 2,0%.

La situazione in Europa

Allargando lo sguardo all’Unione intera, il totale dei nuovi cittadini nel 2019 è di 706.397, in aumento - fa sapere l’EuroStat - rispetto ai 672 mila dell’anno precedente. Anche a livello continentale, la maggioranza delle persone che hanno acquisito la cittadinanza di un paese UE era cittadino extracomunitario o apolide. Mentre il 13% era cittadino di un paese dell’Unione Europea.

Guardando i paesi di origine che hanno un peso maggiore, si nota la presenza della Siria, il cui flusso migratorio è stato causato in buona parte anche dal decennale conflitto bellico. Il terzo posto occupato dai cittadini della Gran Bretagna, il che potrebbe far pensare a un effetto Brexit, ma sarà da valutare soprattutto sul 2020. EuroStat, intanto, fa sapere che 3 britannici su 4 che hanno acquisito la cittadinanza di un paese europeo lo hanno fatto in Germania, Francia o Svezia.

I dati mostrano anche quanti italiani hanno cambiato cittadinanza per un altro paese UE: sono stati 8700. Tra i cittadini di un paese UE è il terzo più numeroso dopo romeni (26.600) e polacchi (12.600).

La maggior parte delle nuove cittadinanze sono state concesse dalla Germania (132000 o 19% del totale dell'UE), Italia (127000 o 18%), Francia (109800 o 16%), Spagna (99000 o 14%) e Svezia (64200 o 9%) che rappresentano il 75% delle nuove cittadinanze concesse nell'UE nel 2019.

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