SCIENZA E RICERCA

Effetto lockdown: -8% di emissioni di CO2 in quattro mesi

La risposta internazionale alla pandemia di coronavirus ha abbassato le emissioni di CO2 dell’8,3% nei primi quattro mesi del 2020 a livello globale, rispetto agli stessi mesi del 2019. “Si tratta di una percentuale significativa”, sottolinea Sandro Fuzzi dell’Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del CNR, commentando i risultati, pubblicati sulla rivista Nature, di due gruppi di ricerca che si son concentrati sui dati delle emissioni di carbonio durante il lockdown e li hanno confrontati con i dati relativi alle emissioni dello stesso periodo del 2019.  La maggior parte dei tagli alle emissioni proviene dalla produzione di energia, dall’industria e dai trasporti. Ma per comprendere correttamente i dati bisogna tenere conto di “un doppio fattore”, spiega il dottor Fuzzi, perché a influire son state sia le restrizioni applicate dai governi, sia la quantità di emissioni prodotte in condizioni ordinarie. “La Cina ha registrato un grosso calo di emissioni perché è il principale responsabile delle emissioni a livello globale”. Infatti, attualmente circa il 25% del totale delle emissioni di CO2 in atmosfera è prodotto dalla Cina. Il Paese ha anche osservato restrizioni ferree durante il lockdown, e i cali di emissioni sono stati registrati principalmente nel settore dei trasporti e nell’industria. Seguono gli Stati Uniti, altro paese fortemente colpito dall’epidemia, in cui però, le restrizioni sono state attuate in modi e tempi differenti da stato a stato. A differenza della Cina, il calo maggiore si concentra da marzo nel settore dei trasporti. Lo stesso trend si è registrato anche in Europa, con le emissioni causate dai trasporti in picchiata, mentre per quanto riguarda l’energia e l’industria, l’andamento è stato in ribasso, ma comunque simile a quello del 2019.

Intervista a Sandro Fuzzi sul taglio delle emissioni durante il lock down. Servizio di Elisa Speronello

I dati rivelano anche un ulteriore aspetto interessante: il calo delle emissioni registrato nei primi quattro mesi del 2020 è simile al calo annuale richiesto per rispettare gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi del 2015. Il lockdown ha dimostrato, quindi, che è possibile rispettare gli obiettivi richiesti, ma anche che il prezzo pagato per farlo, con questa modalità, non è sostenibile dal punto di vista economico. Non può essere questa la soluzione, secondo Sandro Fuzzi è necessario intervenire sui paradigmi, cambiarli, ma senza penalizzare l’economia. Il cambiamento deve partire dalle fonti di approvvigionamento dell’energia. Fuzzi però sottolinea anche che è molto importante che non venga allentata la stretta sugli obblighi presi in sede dell’accordo di Parigi per far fronte alla crisi economica dovuta a Covid-19, perché “sarebbe il più grosso errore che l’umanità potrebbe fare”.

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