SOCIETÀ

Hezbollah, origine del gruppo politico armato libanese

Il Partito di Dio. Questa è la traduzione letterale di Hezbollah, il movimento (ora) politico e contemporaneamente (ancora) braccio armato con la sua milizia nel Libano. Ma di chi e cosa stiamo parlando e perché le parole del ministro degli Interni, Matteo Salvini, rischiano di minare un delicato equilibrio che coinvolge l’Onu e investe l’intero Medio Oriente, oltre a Israele e il Libano? 

Gli inizi

L’organizzazione nasce in seguito alla rivoluzione sciita in Iran del 1979 e soprattutto dell’invasione israeliana del Libano nel 1982, quando un gruppo di sciiti forma il Partito di Dio con lo scopo di cacciare Israele dal Libano e di stabilire poi uno stato islamico. Si tratta di un vero e proprio gruppo armato, finanziato e coordinato dall’Iran – con l’aiuto della Siria - che offre la maggior parte del supporto logistico. 

Gli anni ’80 e la guerra civile in Libano 

Lungo tutti gli anni Ottanta Hezbollah perpetra numerosi attacchi ai danni di Israele e continua a combattere durante l’intera e lunga guerra civile che scuote il Libano dal 1975 al 1990. In questo periodo, il Partito di Dio si macchia anche di numerosi attacchi terroristici, compresi rapimenti e autobomba ai danni delle forze di pace occidentali, inviate sotto l’egida dell’Onu, per cercare di riportare l’ordine nella regione. La missione, Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon), è ancora in corso e dal 2014 è guidata proprio dall’Italia.

 

Gli anni 2000 e il nuovo conflitto con Israele

Tornando alla storia, Hezbollah fu uno dei pochi gruppi armati che la Siria decise di non disarmare e continuò sostanzialmente ad effettuare attacchi contro Israele nel Sud del Libano fino al suo ritiro dalla zona di sicurezza nel 2000. Nel frattempo, a fianco della frangia armata, si affermava anche il ruolo di Hezbollah come forza politica, in grado di conquistare, nel 2005, 14 seggi al Parlamento libanese, quasi tutti ottenuti nel Sud del Paese, la zona con la più forte radicalizzazione.

Nel 2006 la situazione torna a precipitare: il gruppo sciita, nel tentativo di liberare tre prigionieri libanesi, lancia un’operazione militare contro Israele. La risposta non tarda ad arrivare e genera una guerra di 34 giorni, durante la quale perdono la vita oltre 1.000 libanesi e si verifica l’evacuazione di oltre un milione di persone. 

La guerra genera un crescente consenso intorno al gruppo e al suo leader, Hassan Nasrallah, usato per cercare di rovesciare il governo libanese in carica.

Nel 2008 il paese rischia di finire di nuovo sull’orlo di una guerra civile: il governo libanese, guidato dal premier Siniora, decide di smantellare le linee di telecomunicazione di Hezbollah che risponde con le armi. Il conflitto viene evitato solo grazie a un lungo lavoro di mediazione da parte della Lega Araba che porta alla formazione di un governo di unità nazionale con la concessione a Hezbollah del potere di veto. 

Il gruppo riesce sempre a entrare a far parte dei governi costituiti nel 2009 e nel 2014. Nel 2018, alle ultime elezioni legislative, ottiene nuovamente 14 seggi in parlamento. 

Organizzazione terroristica o partito politico?

Dagli Stati Uniti Hezbollah è considerato un gruppo terroristico, inserito, ancora nel 1997, nella black list del dipartimento di Stato americano. Diversa la situazione per l’Unione europea, che considera – dal 2013 – terroristica solo la sua ala militare e mantiene contatti diplomatici con la parte politica. Nel 2016 Hezbollah viene tacciata di terrorismo dal Consiglio di cooperazione del Golfo e dalla Lega araba. La decisione è collegata all’inasprimento delle tensioni tra Arabia Saudita e l’Iran – cui Hezbollah è vicino – per la contrapposizione delle parti sui fronti di guerra in Siria, dove il gruppo libanese appoggia apertamente il regime di al-Assad.

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