SCIENZA E RICERCA

Imperial College di Londra: "In Italia quasi sei milioni di persone contagiate"

Dallo scorso 21 febbraio, giorno in cui l’Italia si è svegliata con il primo caso scoperto di coronavirus (anche se oramai sappiamo che il virus era presente già a gennaio), quotidianamente siamo stati sommersi dai numeri. Numero di contagi, numero di decessi, di ricoverati, numero di tamponi effettuati, i numeri hanno scandito la nostra quotidianità. Numeri però che spesso non rappresentano la realtà. Non sappiamo infatti realmente quanti siano i contagiati in Italia, in quanto tra loro una buona parte sembra essere asintomatica.

Uno studio dell’Imperial College di Londra però ipotizza che il 9,8% della popolazione italiana abbia già contratto il virus. Questa percentuale significa 5,9 milioni di persone. L’obiettivo della ricerca è stato quello di stimare le percentuali di persone contagiate dal SARS-CoV-2 nei vari paesi colpiti, analizzando anche quanto sono servite le misure restrittive.

L'obiettivo principale di questi interventi infatti è quello di ridurre il numero effettivo di riproduzione dell’infezione, chiamato in gergo tecnico  𝑅𝑡, cioè il numero di infezioni nel momento t.

Se l’𝑅𝑡 è sotto l’1, significa che le nuove infezioni diminuiscono, con conseguente controllo dell'epidemia, mentre se l’𝑅𝑡 è maggiore di 1, le infezioni aumenteranno.

Nelle aree colpite della Cina, durante l’epidemia l’Rt era circa di 2-4, mentre si è abbassato sotto l’1 con il controllo dell’epidemia. Una diminuzione di circa 7-9 volte per quanto riguarda il numero di contagi giornalieri dovuta alle misure di controllo, come il distanziamento sociale, i test e la tranciabilità dei contagiati, come avvenuto in Corea del Sud e a Singapore.

In Italia grazie alle misure restrittive si sono evitati 38mila morti legati al coronavirus

Lo studio dell’Imperial College di Londra riporta come in tutti i paesi il numero dei positivi sia nettamente inferiore alla stima totale del numero dei contagiati. In Italia in particolare si stima che le infezioni di COVID-19 siano, al 28 marzo 2020, il 9,8% della popolazione, cioè quasi 6 milioni di persone.

Quasi un italiano su dieci quindi, secondo l’ICL, è stato contagiato. Stime naturalmente da prendere con cautela ma che fanno capire come la conta quotidiana dei numeri possa essere decisamente inferiore alla realtà. Oltre al numero dei contagiati inoltre, l’istituto stima anche quanto le misure restrittive siano servite. Secondo il modello infatti, in Italia a fine marzo, grazie alla quarantena diffusa, si sarebbero evitati 38mila morti legati al coronavirus.

Coronavirus in Europa

Lo studio dell’Imperial College di Londra analizza 11 diversi paesi europei:Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. 

Basato su modelli matematici che processano i dati in tempo reale dell’ECDC (European Centre of Disease Control), lo studio presume che gli interventi specifici dei vari Stati abbiano lo stesso impatto relativo sull’𝑅𝑡 in ogni paese.

Tornando ai dati si denota come la Spagna abbia avuto un forte aumento di decessi. L’ICL stima che il 15% della popolazione spagnola sia stata infettata fino ad oggi. Una percentuale che in numeri reali significherebbe quasi 7 milioni di persona. 

Si stima invece che la Germania abbia uno dei tassi di infezione più bassi (0,7% della popolazione) con 600.000 persone infette.

Il modello inoltre, riporta anche come grazie alle misure restrittive si siano evitate tra le 21mila e le 120mila morti fino al 31 marzo nel totale di questi 11 paesi analizzati.

Con le misure restrittive in Europa si siano evitate tra le 21mila e le 120mila morti

Numeri, questi dello studio dell’Imperial College di Londra, da prendere con cautela. Analizzando nuovamente l’Italia infatti, vediamo come dalla tabella inserita qui sopra, si denoti una variabile non indifferente tra la stima più pessimistica e quella più ottimistica. Una variabile che farebbe mutare da un eventuale 3.2% ad un 26% della popolazione, cioè da circa 2 a quasi 16 milioni di persone. Una variabile che farebbe cambiare completamente la situazione in uno Stato con una popolazione totale di circa 60 milioni di persone.

La replica dell'ISS

Sul tema si è espresso anche l'Istituto Superiore di Sanità. In un'intervista rilasciata ad Adnkronos, Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive, ha dichiarato: "Pur stimando i colleghi dell'Imperial College di Londra, ritengo davvero improbabile che in Italia sia stato infettato quasi il 10% della popolazione. Facciamo qualche conto: se abbiamo poco più di 70.000 casi positivi, pur moltiplicandoli per dieci per tenere conto dei casi sfuggiti e degli asintomatici, arriveremmo a 700.000 mila. Una cifra molto diversa da quasi 6 milioni. Inoltre bisogna tener conto del fatto che la maggior parte dei casi in Italia si è verificato al Nord, in Lombardia. La stima dell'Imperial è una media nazionale? Vuol dire che un'elevata parte di popolazione al Nord si sarebbe infettata e che il virus abbia circolato silente nel resto d'Italia? L'Imperial College, prima di dare i numeri dovrebbe confrontarsi con chi lavora sul campo" ha infine concluso Rezza.

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