SCIENZA E RICERCA

L'editoriale: ci siamo auto-addomesticati?

Sicuramente avrete sentito parlare molte volte della “selezione artificiale”. È un’attività che gli allevatori e il coltivatori umani conducono da migliaia di anni. Si chiama selezione artificiale perché connessa con quella naturale: fu un’idea avuta da Charles Darwin per dare un esempio su come funziona la selezione naturale. 

Anche in natura esiste un selettore che produce gli adattamenti che vediamo. Darwin però ha un’altra intuizione: si accorge che le specie addomesticate (cani e gatti in particolare) hanno caratteristiche uniche. Si rende conto che ci sono caratteristiche comuni a tutte le specie addomesticate. E nota che pure noi esseri umani abbiamo alcune di queste: il viso addolcito, la faccia piatta, manteniamo i caratteri giovanili per più tempo. Ci siamo, insomma, auto-addomesticati. Questa intuizione è rimasta sotto traccia e oggi è un tema molto importante perché sappiamo che Darwin aveva ragione. Dietro a questi tratti c’è una caratteristica biologica comune. Un lavoro uscito di recente su Science Advances ha trovato un gene che è alla base di queste caratteristiche e che incidono sui caratteri della domesticazione.

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