SCIENZA E RICERCA

L'editoriale. Confessioni di un autista di diesel

Questa che mi accingo a fare è una confessione: io guido un automobile alimentata a diesel.

In realtà, è da parecchi anni che ne guido. Per lenire il mio senso di colpa, posso dire che l’ultima vettura è un euro 6 avanzato e dovrebbe inquinare un po’ meno. Faccio questa scelta per necessità: percorro, da pendolare, molti chilometri e – per esigenze familiari – una auto equivalente elettrica o ibrida era fuori dalle mie possibilità economiche.

Di conseguenza, dovrei essere nella posizione di coloro che sostengono che la transizione ecologica debba essere graduale: dateci tempo, un passo per volta. Oppure, dovrei dire di lavorare affinché i diesel siano sempre meno inquinanti o ancora dovrei imprecare come le persone che si lamentano perché il carburante costa due euro al litro e se la prendono con il governo e non con chi specula sul prezzo.

Invece no. Pur essendo un guidatore di diesel, non riesco ad appartenere a nessuna di queste categorie. Per mia fortuna, leggo gli articoli scientifici che sono sempre più allarmanti e ci dicono che dobbiamo accelerare rapidamente la transizione energetica e convertirci a un mondo a emissioni zero il più velocemente possibile.

Per questo motivo non riesco a immedesimarmi in coloro che sono indignati per la scelta dell’UE di abolire, dal 2035, la commercializzazione delle vetture alimentate a benzina o diesel. Abbiamo 13 anni a disposizione. Ho letto con attenzione le diverse argomentazioni: chi dice che la riconversione sarebbe troppo veloce e perderemmo posti di lavoro. Un ricatto che si ripropone spesso, quello tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. E di nuovo l’argomentazione del “mettersi in mano ai cinesi” come se non fossimo in grado di diventare autonomi. O ancora: chi si lamenta del fatto che se solo l’Europa diventa virtuosa, allora non serve a nulla.

Infine, naturalmente, l’argomento da cui sono partito: le auto elettriche e ibride sono troppo costose e si tratterebbe di una transizione per ricchi. Questo è l’argomento più importante perché il rischio di andare avanti in questa conversione, lasciando indietro chi non se lo può permettere creerebbe risentimenti. Allo stesso tempo, però, dobbiamo avere speranza e lungimiranza: la riduzione di quel prezzo è legata al fatto che si deve fare più ricerca scientifica e tecnologica per permetterci di avere soluzioni innovative a un costo inferiore. Quindi, più ricerca e meno speculazione finanziaria e commerciale di chi sta lucrando su questa transizione.

Io sono felice di questa accelerazione e come ogni guidatore di Diesel sono in difficoltà e mi impegno a riorganizzarmi in 13 anni per far parte, anche io, di questa transizione ecologica. Tredici anni, per me, saranno abbastanza.

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