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Mappatura genetica del cancro per cure su misura

Possiamo definirla – ad oggi – la più grande banca dati sul Dna del cancro. Il risultato è stato ottenuto da un consorzio internazionale di oltre 1300 clinici e ricercatori, di 37 diversi Paesi, che ha sequenziato più di 2.600 genomi completi di 38 diversi tipi di tumore. Si tratta del Pan-Cancer Project a cui nei giorni scorsi Nature ha dedicato uno speciale.

“Il lavoro – spiega Gaya Spolverato, chirurga oncologa del dipartimento di Scienze chirurgiche oncologiche e gastroenterologiche dell’università di Padova – si è concentrato prevalentemente sulla raccolta di campioni di genomi da donatori. A seguito del sequenziamento completo del genoma, i ricercatori sono riusciti a identificare una serie di mutazioni che possono essere codificanti o non codificanti e hanno ricostruito il panel di mutazioni di 38 tipi di cancro. Molte di queste mutazioni sono affini, tra cancri differenti, per molte altre invece non è noto come si traducano in termini di espressione (genica, ndr) e che effetto possano avere sullo sviluppo e il mantenimento del cancro. In ogni caso questa grande banca dati è un primo enorme passo avanti nella definizione molecolare genetica del cancro”.

Nello specifico, nel 90% dei campioni analizzati sono stati identificati i “geni driver”, cioè le principali mutazioni che spingono il tumore ad andare avanti. I ricercatori hanno individuato quasi 705 mutazioni ricorrenti nei genomi del cancro, che potrebbero dunque avere un ruolo significativo nell’evolvere del tumore. Gli scienziati hanno scoperto che i genomi contengono in media da quattro a cinque mutazioni che guidano la crescita del cancro. Nel 5% dei casi invece non hanno riscontrato tali mutazioni.

Ascolta l'intervista completa a Gaya Spolverato. Servizio di Monica Panetto, montaggio di Barbara Paknazar

Secondo l’oncologa questo studio, prima di tutti gli altri, ha messo a disposizione un’altissima quantità di informazioni, che sono state valutate per la loro complessità e combinazione. I ricercatori sono riusciti a individuare l’intercorrelazione tra mutazioni ereditarie e mutazioni acquisite, sono stati in grado di identificare come cresce e si sviluppa il cancro. Hanno trovato mutazioni che avvengono più precocemente e altre successivamente, che possono poi dare origine allo sviluppo metastatico.  

“Sicuramente – osserva l’oncologa – sono riusciti a mettere insieme una quantità di dati importante. Il grosso limite che mi permetto di sottolineare è che per la maggior parte dei tumori non siamo ancora in grado di capire quanto le modifiche nel Dna si traducano poi in espressione e in sensibilità eventuale alla terapia. Non siamo cioè ancora in grado di stabilire come il cancro si comporterà e in che modo il pattern mutazionale possa prevedere o meno la risposta al trattamento chemioterapico”.

I genomi del cancro vengono sequenziati ormai da un decennio, si legge in un editoriale di Nature. L’obiettivo di queste ricerche è sempre stato quello di migliorare la vita delle persone che si ammalano di tumore e i dati finora raccolti si sono dimostrati utili. Vengono utilizzati dai ricercatori per trovare nuovi bersagli farmacologici e per identificare nuovi marcatori che possano essere utilizzati per associare il paziente al trattamento più adatto. I dati raccolti finora, tuttavia, mostrano alcuni limiti: spesso mancano i dettagli clinici dei pazienti che donano i campioni. Nell’ambito del Cancer Genome Atlas, ad esempio, un progetto di sequenziamento del genoma che si è svolto dal 2006 al 2018, è noto il genere, la diagnosi e l’età del donatore (al momento della diagnosi). Raramente però si possiedono informazioni sulla famiglia, o sulla storia clinica del soggetto, sul tipo di terapia seguita e sulla risposta del paziente. Sono, queste, informazioni cruciali nel caso in cui si voglia rendere proficuo questo tipo di studi per chi è ammalato di cancro.

Per il futuro si intende raccogliere proprio questa sfida, sebbene reperire informazioni cliniche dettagliate sia difficile e costoso, specie nei Paesi in cui manca un sistema sanitario unificato. Gli sforzi tuttavia non mancano: il progetto GENIE (Genomics Evidence Neoplasia Information Exchange) dell’American Association for Cancer Research va in questa direzione, come pure The 100,000 Genomes Project nel Regno Unito. Ora anche l’International Cancer Genome Consortium – che ha coordinato gran parte del lavoro di sequenziamento del genoma tumorale – sta avviando una nuova fase, questa volta con un focus sull’informazione clinica.  

Il vero obiettivo – continua Gaya Spolverato – è proprio l’approccio personalizzato al paziente. Con questo studio e in generale con questi avanzamenti nella ricerca scientifica, noi riusciamo sempre più a individualizzare il trattamento. C’è molta variabilità tra un paziente e un altro e anche tra pazienti con lo stesso tipo di cancro. Sono diversi anche i tumori: pur avendo magari caratteristiche istologiche simili, mostrano caratteristiche mutazionali molto diverse. Più ci avviciniamo alla caratterizzazione del Dna del tumore, più riusciremo a testare farmaci nuovi e specifici per il paziente”.

La docente sottolinea che lo studio del genoma sta aiutando a comprendere la complessità del cancro, ma osserva: “La malattia si comporta in una maniera legata non solamente al Dna, ma anche a un’altra serie di fattori, primo tra tutti l’immunità e il rapporto tra le cellule e lo stroma tumorale; c’è altro a parte la complessità del gene in sé e per sé”.

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