CULTURA

Memoriale Brion, il capolavoro d'architettura e amore di Carlo Scarpa

Nel giugno di quest'anno è diventato un bene del Fai, Fondo ambiente italiano, trasformando il proprio nome, da Tomba a Memoriale Brion. L'acquisizione, risultato della donazione fatta da Ennio e Donatella Brion, è avvenuta poco dopo il restauro curato dall'architetto Guido Pietropoli, con la collaborazione del professor Paolo Faccio.

Il complesso funerario monumentale realizzato da Carlo Scarpa tra il 1970 e il 1978, anno della sua morte, si trova ad Altivole, nella campagna trevigiana, e rappresenta ancora oggi un luogo di silenzio e meditazione, bellezza e pace, aperto a tutti. Il progetto, unico nel suo genere, per il quale non esistono riferimenti nella storia dell'architettura e documentato da 1500 disegni autografi dello stesso Scarpa, viene commissionato nel 1969 da Onorina Brion Tomasin, dopo la morte improvvisa del marito Giuseppe Brion, nato proprio a San Vito di Altivole, fondatore e proprietario della famosa Brionvega, azienda milanese produttrice di apparecchi elettronici di design. I 68 metri quadri inizialmente individuati per l'intervento vengono estesi arrivando all'utilizzo finale di un'area di oltre duemila metri quadri: un lotto a forma di L rovesciata adiacente al vecchio cimitero del paese. In uno spazio defilato, quasi nascosto, tra il memoriale privato e il cimitero pubblico, si trova anche la tomba dello stesso Carlo Scarpa e della moglie Nini Lazzari.

Ora, a restauro ultimato, è necessario già riflettere sui "bisogni" futuri di questo luogo prezioso. Spiega Pietropoli: "L'attenzione dovrà essere quella di seguire l'invecchiamento di quest'opera con una sorta di libretto di manutenzione da consultare ogni cinque anni, noi abbiamo medicato e corretto certe cose, ma non si può pensare di lasciarla senza alcuna manutenzione, come è stato fatto finora".

Riprese e montaggio: Massimo Pistore. Intervista: Francesca Boccaletto

Nel suo saggio Carlo Scarpa 1968-78. Quasi un racconto l'architetto Pietropoli, che di Scarpa fu allievo e stretto collaboratore, ripercorre le tappe che portarono alla realizzazione del complesso, riuscendo  a tracciare precisamente il profilo dell'architetto veneziano, la sua personalità, le intuizioni, le visioni, i dubbi, le scelte a partire dai confronti con Onorina e il figlio Ennio Brion ai quali descrive il progetto definendolo "un'architettura per celebrare l'unione matrimoniale, l'unione di due persone che si sono molto amate".

Ingresso, percorso coperto, arco tombale con avelli, tomba dei familiari, tempietto, specchio d'acqua, padiglione per la meditazione, recinto, vasca d'acqua, cimitero preesistente [...] e un grande gazon per passeggiare... vorrei conquistare il senso della campagna che tanto piaceva a Giuseppe Brion (Carlo Scarpa 1968-78. Quasi un racconto)

"Il cimitero si annuncia dalla campagna con un muro di cinta inedito, inclinato di 60 gradi, realizzato in calcestruzzo. Non è dunque un muro di cinta verticale. Il violoncellista Mario Brunello lo ha definito muro esitante", spiega Pietropoli. "Corrisponde al concetto di tumulus, ovvero di rigonfiamento. Il terreno interno al cimitero, infatti, è più alto rispetto a quello di campagna: è come se il muro avesse scoperchiato questo terreno, che emerge rispetto al piano di campagna. Questa è una delle poche connotazioni funebri del complesso, tutto il resto è molto poco funebre, è privo di nubi. Memoriale Brion è un luogo dove è possibile meditare serenamente sulla morte".

Ora egli prova a entrare nei suoi disegni; si finge un visitatore al quale hanno parlato di quella strana città dei morti, ma perché mai dei morti? Qui saranno seppellite due persone che si sono molto amate. Prende il telefono, chiama la Signora Brion e arrossendo chiede: "Scusi, vorrei sapere, lei ha intenzione di risposarsi?" "No, certo no, Professore!" è la risposta immediata "Meno male perché mi era venuta un'idea... e se lei si risposava non sarei riuscito a disegnare la vostra tomba" (Carlo Scarpa 1968-78. Quasi un racconto)

L'idea a cui si riferisce Scarpa è facilmente rintracciabile nel logo che identifica il Memoriale Brion: due anelli che si intrecciano, "un simbolo di matrimonio, con un anello rosa e uno blu, perché questo è un complesso monumentale che intende celebrare la felice unione tra Onorina e Giuseppe Brion", spiega Pietropoli. Qui Scarpa opera con invenzioni poetiche straordinarie: "All'interno i due anelli si presentano con il blu sulla destra e il rosa sulla sinistra, una volta usciti sul prato si noterà che i due anelli si trovano nella stessa posizione. Questo significa che ogni anello ha su di sé entrambi i colori, prima indicazione della perfetta unione matrimoniale. Difficile immaginare una simbologia visiva più immediata e commovente".

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