SCIENZA E RICERCA

Il #PianoAmaldi, investire nella ricerca per dare ai giovani un futuro

Ripartenza, rilancio, ripresa, sono tra le parole più usate in tutti i settori economici, e anche in politica, durante questo periodo post-pandemia. Tra le varie proposte per utilizzare i fondi stanziati per far fronte a questo periodo spicca quello che è già stato definito il Piano Amaldi, dal nome del suo propositore. Ne avevamo già parlato nel corso dello scorso mese attraverso le parole del nostro caporedattore Pietro Greco, e torniamo sull’argomento con un’intervista all’ideatore Ugo Amaldi. Importante fisico, presidente emerito della fondazione Tera, autore dei libri di fisica su cui si son formate generazioni di studenti delle scuole superiori, Ugo Amaldi ha esposto la sua proposta in un pamphlet contenuto nel saggio collettivo Pandemia e Resilienza. Persona, comunità e modelli di sviluppo dopo la Covid-19, pubblicato dalla Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, disponibile online e in libreria. Il Piano Amaldi, battezzato così e trasformato in un hashtag su Twitter e sul web dal dottor Federico Ronchetti, prevede che, in sostanza, i finanziamenti pubblici al comparto Ricerca e Sviluppo (R&S) vengano raddoppiati nell’arco di sei anni.

La proposta parte dalla situazione attuale, che vede gli investimenti pubblici in ricerca fermo allo 0,5% del PIL all’anno, di cui lo 0,32% è dedicato alla ricerca di base, e il 0,18% alla ricerca applicata. Parlando di cifre e non di percentuali, si tratta di circa 9 miliardi all’anno. La situazione, se confrontata con altri paesi, appare arretrata: senza andare troppo lontano, in Francia gli investimenti in R&S corrispondono al 0,8% del PIL, e in Germania si arriva al 1%. Il doppio dell’Italia in percentuale, ma parlando ancora una volta di cifre, i miliardi salgono a 30 in Germania, 18 in Francia. “Se parliamo in termini assoluti, siamo molto al di sotto dei Paesi con cui dovremmo giustamente confrontarci.” Se in ambito aziendale gli investimenti in R&S sembrano seguire lo stesso trend nei vari paesi, con le aziende italiane che dedicano allo sviluppo sperimentale solo il 0,9% del Pil, mentre oltralpe le percentuali si alzano fino all’1,4% in Francia e al 2,1% in Germania.  L’obiettivo della proposta di Ugo Amaldi è quindi raggiungere, in un arco temporale di sei anni, la spesa in percentuale della Germania. Per il 2021, quindi, gli investimenti dovrebbero aumentare di 1,5 miliardi, raggiungendo i 10,5 miliardi totali. A questi finanziamenti dovranno poi, sempre secondo Amaldi, seguire “delle riforme, per meglio utilizzare questi fondi: finanziati i giovani, i gruppi che sono più meritevoli, con un sistema che, chiaramente, premia il merito”.  Partendo dall’aumento delle borse di dottorato, perché la situazione attuale in Italia vede 5 dottorati su mille lavoratori, mentre in Francia e in Germania la media è di 10 per mille. “Se abbiamo pochi dottorati abbiamo poco incentivo per i giovani ad affrontare una carriera così difficile come studiare biologia, mineralogia, oppure altre materie impegnative per cinque anni, fare un dottorato e quindi intraprendere la carriera scientifica” sottolinea Amaldi, che ricorda anche che, ogni anno, escono 9.000 dottori di ricerca perché quello è il numero delle borse disponibili. In Francia il numero dei dottori è di 15.000 e in Germania 28.000. Essenziale diventa, nella proposta di Amaldi, aumentare il numero delle borse di dottorato per immettere nel “mercato della ricerca di base e applicata” più dottorati.

Intervista al prof. Ugo Amaldi, montaggio di Elisa Speronello

Nel frattempo, dopo diverse settimane dalla pubblicazione della proposta, Amaldi ha ricevuto l’appoggio e il sostegno di numerose donne e numerosi uomini di scienza italiani. L’obiettivo, riprende Amaldi, è quello di creare in primis un movimento di opinione, perché “i politici non agiscono, reagiscono. Se vedono che c’è molta gente interessata a questo daranno retta agli scienziati”.  Le risposte dalla classe politica hanno iniziato ad arrivare, in primis dal Ministro della Ricerca dell’Università Gaetano che in un messaggio ha espresso gratitudine per “il prezioso contributo” ad Amaldi, e l'endorsement da parte di due partiti, Azione e +Europa. “non ci si meraviglia che sia questo il caso, perché sono due partiti che mettono l’europa davanti a tutto, ed è naturale che una proposta che vuol fare dell’Italia un first runner in Europa, li trovi molto attenti”. Amaldi però è certo che l’adesione “delle persone che non fanno scienza” sia fondamentale per dare un futuro a quei giovani che stanno oggi sui banchi di scuola.

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