SOCIETÀ

Plastica. La lunga strada verso un'economia circolare

Nel 2015 la Commissione europea presentava Un nuovo piano d'azione per l'economia circolare. Per un'Europa più pulita e più competitiva che da premesse preoccupanti puntava dritto a un obiettivo: accelerare la transizione verso un modello di crescita rigenerativo che restituisca al pianeta più di quanto prenda, adoperandosi a favore del mantenimento del consumo di risorse entro i limiti del pianeta, riducendo i consumi e raddoppiando la percentuale di utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio’.

Secondo quanto riferito dal documento, fino al 2050 il mondo consumerà risorse pari a tre pianeti, raddoppierà il consumo complessivo dei materiali come la biomassa, i combustibili fossili, i metalli e i minerali e parallelamente aumenterà del 70% la produzione annuale di rifiuti. Ecco perché già otto anni fa risultava imprescindibile una transizione progressiva, ma irreversibile, verso un sistema economico capace di passare attraverso la progettazione di prodotti sostenibili, la circolarità dei processi produttivi e la gestione e prevenzione dei rifiuti.

Tra i prodotti a cui si fa riferimento all’interno del Piano, la plastica che, a causa delle problematiche ambientali connesse con la sua produzione e consumo, è stata inclusa tra i materiali su cui intervenire in via prioritaria. Le materie plastiche infatti continuano ad essere tra i materiali più utilizzati, meno riciclati, e a più elevata dispersione e persistenza negli ambienti acquatici e terrestri.

Nel 2020 solo nel nostro Paese, secondo per consumi in Europa, ne sono state consumate 5,9 milioni di tonnellate, quasi 100 kg a persona.

Ogni anno ne finiscono in mare 11 milioni di tonnellate e si prevede che questa cifra raddoppierà entro il 2030 e quasi triplicherà entro il 2040

Per limitarne l’utilizzo e la produzione sono diversi i piani adottati negli anni, dalla Plastics strategy, quadro normativo che dal 2018 guida le decisioni della UE in tema di materie plastiche ed ambiente e in base alla quale entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato europeo dovranno essere riutilizzabili o riciclabili, alla Plastic tax, l'imposta sul consumo di plastica monouso, fino alla direttiva SUP “Single-Use Plastic”, destinata a ridurre il consumo di plastica monouso e a limitare la sua dispersione nell'ambiente e negli oceani. E molti altri ancora.

Tuttavia, i progetti fino a qui messi in atto per sviluppare e sostenere un’economia circolare della plastica non sembrano aver raggiunto i risultati desiderati. Secondo i dati forniti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), infatti, la produzione globale di materie plastiche, che è raddoppiata tra il 2000 e il 2019, è salita a 460 milioni di tonnellate nel 2019. Nello stesso periodo, la crescita della plastica ha superato quella della crescita economica di quasi il 40% e, in assenza di nuove politiche, l'uso della plastica è previsto triplicare dai suoi livelli del 2019 entro il 2060.

E per quanto riguarda il riciclo? A livello globale, solo il 15% dei rifiuti di plastica è stato raccolto per il riciclaggio nel 2019 e il 40% di questo materiale ha finito per essere riutilizzato come residuo necessario per ulteriore smaltimento.

E in Europa, dove i tassi di riciclo degli imballaggi in plastica, sono di molto inferiori rispetto agli obiettivi, non va molto meglio e si ricicla circa un terzo dei rifiuti in plastica raccolti. La quantità di plastica riciclata è in aumento, ma a una velocità inferiore rispetto alla produzione.  Secondo l'Ocse nel 2020 ogni cittadino europeo ha prodotto in media 34,6 kg di rifiuti di imballaggio in plastica e di questi, solo 13 kg sono stati riciclati. In totale i rifiuti da imballaggi generati sono stati stimati a 177,2 kg per abitante nell'UE. 

I paesi più virtuosi, che nel 2020 hanno riciclato più della metà dei rifiuti di imballaggi in plastica prodotti, sono i Paesi Bassi, la Lituania, la Slovacchia, la Spagna, la Bulgaria e Cipro. Al contrario, meno di un terzo dei rifiuti di imballaggi in plastica è stato riciclato a Malta, in Francia, Danimarca, Ungheria, Irlanda, Romania, Polonia e Austria. L’Italia, invece, si trova in nona posizione con una percentuale di imballaggi in plastica riciclati poco superiore al 40%.

Ma come viene gestito il riciclo della plastica in Europa?
Qui, i sistemi più utilizzati di smaltimento sono la termovalorizzazione e il riciclaggio mentre il 25% circa dei rifiuti in plastica viene smaltito in discarica. Circa la metà della plastica raccolta per il riciclaggio viene esportata per essere poi trattata nei paesi al di fuori dell’UE.
Nel 2020 le esportazioni di rifiuti dell'UE verso Paesi terzi (principalmente Turchia, India ed Egitto) hanno raggiunto quota 32,7 milioni di tonnellate e hanno riguardato in particolare rifiuti quali rottami di metalli ferrosi e non ferrosi, rifiuti di carta, plastica, tessili e vetro.

Fanno ben sperare alcuni numeri riportati dall'ultimo rapporto realizzato dall’associazione Plastics Recyclers Europe (PRE), in cui si conferma che, con oltre 730 siti di riciclaggio, la capacità di riciclo in Europa nel 2021 è aumentata ed è ora pari a 11,3 milioni di tonnellate.
La strada per realizzare un’economia davvero circolare della plastica, quella cioè pensata per ridurre al massimo gli sprechi e l'inquinamento riutilizzando i materiali nei successivi cicli di produzione, è ancora lunga ma in questa direzione va anche la prima bozza di quello che dovrebbe diventare, entro la fine del prossimo anno, il primo trattato globale per frenare l’inquinamento da plastica. La bozza è stata concordata da circa 170 paesi che si sono riuniti a Parigi tra il 29 maggio e il 2 giugno nel corso del secondo incontro negoziale per il Trattato globale delle Nazioni Unite per porre fine all’inquinamento da plastica.

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