SCIENZA E RICERCA

Riscaldamento globale: l’Italia sotto il livello del mare

Nel corso degli ultimi mesi si è assistito a una crescente attenzione verso i cambiamenti climatici in atto e le loro conseguenze nel prossimo futuro. Si pensi al movimento “Strike for future” di cui Greta Thunberg è uno dei simboli più forti ed efficaci. Indubbiamente una delle espressioni più significative del riscaldamento globale è l’innalzamento del livello del mare, un fenomeno che può avere effetti più concreti in certe zone più a rischio, come ad esempio l’alto Adriatico.

Nel corso delle ere geologiche il livello del mare ha sempre subito delle variazioni, ma se guardiamo alla situazione attuale, il sollevamento dei mari a cui stiamo assistendo è la somma di alcuni fattori principali come lo scioglimento delle calotte polari, il riscaldamento degli oceani, l’isostasia e i movimenti verticali della superficie terrestre (tettonica, subsidenza).  

Fatte queste premesse, cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro? Secondo uno studio pubblicato su Pnas e coordinato da Matthias Mengel, se si considera un valore medio d'incremento della temperatura di +1 °C, l'intervallo di innalzamento dei mari calcolato al 2100 è compreso tra i 28 e i 56 centimetri. Se si suppone invece un aumento di +1,8 °C il valore si colloca tra i 37 e i 77 centimetri. Infine ipotizzando un innalzamento delle temperature di +3,7 °C, il livello dei mari salirebbe di 57-131 centimetri.

Servizio a cura di Monica Panetto ed Elisa Speronello. Foto di Alessandro Fontana

Per quanto riguarda l’Italia in particolare, attraverso un’indagine coordinata da Enea cui ha contribuito anche il dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova, è stato calcolato che l’estensione dei terreni che nel 2100 saranno al di sotto del livello marino varierà tra i 4.500 e i 5.300 chilometri quadrati, a seconda della previsione di innalzamento che si considera. La costa dell’alto Adriatico corrisponde a circa 350 chilometri e nella sola Regione Emilia-Romagna vi sono oltre 1.600 chilometri quadrati già situati sotto il livello del mare.

Si tratta di zone, largamente bonificate nel corso dello scorso secolo, in cui esistono già i sistemi per mantenere asciutto il territorio, come canali, argini lagunari, idrovore. Quindi l’innalzamento del livello del mare non implica che queste zone saranno sommerse, ma piuttosto che andranno potenziati i sistemi di bonifica. E bisogna agire subito, per essere preparati per tempo.

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