SOCIETÀ

La Romania al voto sul matrimonio uomo-donna

di Daniele Mont D'Arpizio

Sabato 6 e domenica 7 ottobre si tiene in Romania un referendum per la modifica della Costituzione. Il testo concerne la definizione di famiglia: se vinceranno i sì la nuova formulazione dell’art. 48 stabilirà che “La famiglia si basa sul matrimonio liberamente contratto tra un uomo e una donna”, mentre il testo attuale accenna a un più generico “coniugi” (soți). Un’operazione politica che ha dunque il chiaro obiettivo di ostacolare l’introduzione del matrimonio omosessuale, di cui peraltro nessuno ancora parla nel Paese dell'Est Europa: la modifica costituzionale infatti, promossa dalla rete di associzioni Coaliția pentru Familie, ha visto schierarsi a suo favore non solo il Partito Socialdemocratico (PSD) della premier Viorica Dăncilă, ma anche il Partito Nazional Liberale (PNL), principale forza di opposizione.

In questo momento il referendum è chiaramente un diversivo politico – è l’analisi di Dan Octavian Cepraga, ordinario di lingua e letteratura romena all’università di Padova –. Il Partito Socialdemocratico è in serie difficoltà perché già da un po' di tempo deve affrontare grandi manifestazioni di massa a causa dell’altissimo tasso di corruzione e di malaffare di questo governo, e cerca quindi di buttare sul piatto dell'opinione pubblica questo referendum per far pensare ad altro”. Un’idea condivisa anche da molti esponenti della società civile e culturale romena, che hanno preso posizione invitando a non andare a votare.

Una questione che rischia di spaccare trasversalmente la società romena tra la borghesia intellettuale delle città, che tradizionalmente guarda ad occidente, e la 'Romania profonda' costituita da migliaia di piccoli villaggi. Ma anche un passaggio politico importante anche per la corposa diaspora romena, che solo in Italia conta oltre 1.100.000 persone: “Lo dico sempre ai miei studenti e a tutti quelli che si interessano di Europa orientale – continua Cepraga nella sua intervista a Il Bo Live –; a est di Trieste non valgono più le categorie usuali, comprese quelle di destra e di sinistra (…) Il Partito Socialdemocratico è in fondo l'erede del vecchio partito comunista al potere, e quindi anche del suo conservatorismo e del suo perbenismo: durante il comunismo era fortissima la censura su tutto ciò che riguardava la sfera della sessualità. Negli ultimi tempi però la Romania ha scoperto di avere una società civile sempre più dinamica, che vuol far sentire la sua voce”.

Oggi, a quasi 12 anni dal suo ingresso nell’UE, il Paese continua a cercare a sua identità e un suo spazio d’azione in Europa: “Non tutti sanno che la Romania doveva entrare a far parte del gruppo di Visegrád: le trattative però andarono male a causa della questione romeno-ungherese. L'attuale governo potrebbe avvicinarsi a questo gruppo diciamo sovranista, soprattutto per la parte più deteriore, quella delle politiche di tipo illiberale. Però sarà difficile in Romania, che per la sua storia ha un’opinione pubblica tuttora fortemente antirussa”.

Rimane la questione di un Paese dall’identità complessa ma allo stesso tempo fortemente unita nel rivendicare la propria latinità: ma una latinità altra, come dice il nome della pagina Facebook della cattedra di lingua e letteratura romena a Padova, una delle più antiche in Italia: “Siamo i latini d'Oriente, molto strani – conclude Cepraga –, una latinità off limits, letteralmente al di fuori dei confini di quella occidentale”.

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