Come cambia la biomassa dei mammiferi nell’epoca umana?
Foto: Sergi Ferrete/Unsplash
L’impatto umano sulla biosfera è capillare, tanto che, pur avendo a disposizione numerose informazioni scientifiche sugli effetti del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità, ci è spesso difficile comprendere davvero la portata dei cambiamenti che le nostre attività hanno impresso sul pianeta.
C’è però un gruppo di ricerca israeliano, guidato dal biologo dei sistemi Ron Milo, del Weizmann Institute of Science, che da anni fornisce dati e informazioni che possono aiutarci a cogliere visivamente questo impatto: la domanda di ricerca che il gruppo esplora non è “cosa” siano gli impatti umani sulla natura, né “come” si stiano manifestando, ma “quanto” gli umani abbiano alterato il pianeta.
Tra le ultime fatiche del gruppo di lavoro guidato da Milo vi sono due articoli scientifici, pubblicati rispettivamente su Nature Communications e su Nature Ecology & Evolution, che offrono nuovi elementi (quantitativi) per aiutarci a comprendere il nostro rapporto con il mondo naturale: una stima di come è cambiata la distribuzione della biomassa (cioè il peso totale) dei mammiferi dal 1850 a oggi, e un paragone tra il movimento della biomassa umana e di tutti gli altri animali terrestri.
I nostri spostamenti quotidiani superano le grandi migrazioni animali
Ciò che definisce una forma di vita animale è il movimento: tutti gli animali si muovono, chi più e chi meno, spostandosi in continuazione alla ricerca di risorse, di compagni per l’accoppiamento, di condizioni ambientali più favorevoli. Tra i fenomeni più spettacolari del pianeta vi sono alcune eroiche migrazioni stagionali, che hanno per protagoniste farfalle monarca, lupi, balene, anguille, una varietà di specie di uccelli e molti altri animali, che annualmente attraversano il mondo seguendo rotte lunghissime per svolgere i propri cicli vitali.
Visto tutto questo spostarsi degli animali selvatici per il pianeta, si potrebbe pensare che siano loro a detenere il primato del movimento della biomassa, un’unità di misura ottenuta calcolando il numero di chilometri che un determinato gruppo tassonomico (che ha una biomassa specifica) percorre in un anno (tonnellate-chilometri per anno, t km/yr).
Calcolando il numero di individui di una specie, la loro biomassa totale e le distanze che essi percorrono annualmente, il gruppo di studiosi ha ottenuto un risultato sorprendente: gli esseri umani si muovono molto più di tutti gli artropodi, uccelli e mammiferi selvatici: cioè circa 40 volte più di tutti gli animali terrestri messi insieme, dato che si riduce a circa 6 volte se tra gli animali terrestri si includono anche le specie domestiche.
Questo primato degli esseri umani è dovuto a due fattori. In primo luogo, siamo tantissimi: oltre 8 miliardi di individui, come una biomassa individuale di circa 50 kg, che si muovono continuamente per il pianeta. Inoltre, a fare la differenza è il modo in cui ci muoviamo: a differenza di tutti gli altri viventi, non utilizziamo solo la nostra forza muscolare, ma, a partire dalla Seconda rivoluzione industriale, ci affidiamo principalmente a spostamenti con mezzi motorizzati.
Oggi, le distanze coperte a piedi rappresentano soltanto circa il 10% del movimento della biomassa umana, che avviene per la maggior parte tramite veicoli: circa il 65% tramite automobili e motocicli, circa il 10% sugli aerei, circa il 5% su treni e metropolitane. Dal 1850, gli spostamenti della biomassa umana sono aumentati di 40 volte (+4.000%), mentre gli spostamenti di biomassa di tutti gli altri animali, terrestri e marini, è diminuita, in alcuni casi in modo drammatico.
“Oggi – scrivono gli autori della ricerca – “una sola grande centrale elettrica genera tanta energia quanta quella che tutti gli animali selvatici messi insieme usano per muoversi”. Invece, l’aumento della popolazione umana, combinato con l’uso massiccio di combustibili fossili e lo spostamento di merci (in particolare di cibo), ha fatto sì che i movimenti di biomassa imputabili agli umani superassero quelli di tutti gli altri animali di almeno un ordine di grandezza. Con tutte le loro migrazioni intercontinentali, i movimenti di biomassa degli animali selvatici “impallidiscono” rispetto agli spostamenti quotidiani delle persone.
Il movimento della biomassa totale di animali terrestri e uccelli. Da Rosenberg et al. 2026, Nature Ecology & Evolution
La biomassa dei mammiferi è plasmata dagli umani
La misura dell’estensione dei movimenti della biomassa dei diversi animali è uno dei numeri che ci permettono di comprendere “la relazione tra l’umanità e le altre specie”, come specificano gli autori. Ma ad essere cambiati radicalmente, negli ultimi due secoli, non sono soltanto gli “schemi” dei movimenti degli animali sul pianeta, ma anche la loro stessa presenza. Come lo stesso gruppo aveva già dimostrato in uno studio pubblicato nel 2020, gli umani e le loro cose (infrastrutture e oggetti di ogni tipo) pesano più di tutta la biomassa vivente.
Entrando nel dettaglio, come gli studiosi fanno in un lavoro più recente, comparso su Nature Communications, le attività umane hanno strutturalmente modificato la composizione della biomassa vivente. La crisi della biodiversità, infatti, viene studiata concentrandosi soprattutto sulle estinzioni di popolazioni e specie. Ma, affermano i ricercatori, “sebbene la perdita di ogni specie sia un evento tragico, questa misura riflette in modo soltanto parziale lo stato globale della vita selvatica”: la riduzione della numerosità di una popolazione è altrettanto grave dal punto di vista biologico ed ecologico.
Ad oggi, la biomassa dei mammiferi – su cui questo studio si concentra – è composta principalmente dagli esseri umani e dai loro animali domestici. Dal 1850 ad oggi, la popolazione umana è passata da 1,2 a oltre 8 miliardi, e anche la massa corporea media dei singoli individui è aumentata circa del 30%: in totale. Questo ha comportato un aumento della biomassa umana di circa 8 volte. Nello stesso periodo, la biomassa di tutti gli animali domestici è aumentata di circa 5 volte, da circa 130 milioni di tonnellate (Mt) nel 1850 a circa 650 Mt nel 2020.
D’altro canto, la biomassa dei mammiferi selvatici terrestri e marini ha subìto un calo generale. Nonostante i dati disponibili per effettuare il calcolo della biomassa degli animali selvatici siano pochi, soprattutto andando indietro nel tempo, i ricercatori sono riusciti a ottenere dei risultati attendibili. La biomassa dei mammiferi marini (cetacei) – e dunque le loro popolazioni – si è ridotta in modo drammatico, soprattutto per via della sovrappesca: una diminuzione del 70%, da circa 130 Mt nel 1850 a circa 40 Mt oggi. Le condizioni dei mammiferi terrestri non sono molto migliori: sebbene questo gruppo abbia subìto per millenni le conseguenze delle attività umane di caccia, gli studiosi hanno calcolato che la biomassa totale dei mammiferi di terra (che è composta per una buona maggioranza dai grandi mammiferi) sia calata di oltre la metà dal 1850 al presente. Per dare un’idea dell’entità del fenomeno, gli autori dello studio specificano: “Le nostre stime suggeriscono che la biomassa dei soli elefanti africani (Loxodonta africana) nel 1850 equivale alla biomassa odierna di tutti i mammiferi selvatici terrestri messi insieme”.
Insomma, negli ultimi (quasi) due secoli, la biomassa dei mammiferi sul pianeta è aumentata. Ma lo ha fatto in modo molto diseguale: a questo aumento hanno contribuito esclusivamente l’incremento della popolazione umana e delle popolazioni dei molti animali che alleviamo per soddisfare i nostri bisogni. Il nostro peso sulla biosfera continua a crescere, e questi dati devono servire da monito: conoscerli è essenziale per evitare la “sindrome da spostamento dei punti di riferimento” (shifting baseline syndrome), cioè la nostra tendenza ad abituarci alle cose per come le vediamo intorno a noi, dimenticando che non è sempre stato così, e che dunque si può aspirare a modificare il mondo che ci circonda.
Stima della biomassa globale dei mammiferi dal 1850. Da Greenspoon et al., 2026, Nature Communications