Come sta il delfino del bacino di San Marco?
Foto: Marco Bonato, Università di Padova
Un delfino in Laguna? Non è un fatto straordinario, ma questo già lo sappiamo. Nel novembre scorso infatti Sandro Mazzariol, medico veterinario del dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA) dell’Università di Padova, faceva chiarezza commentando l'arrivo del tursiope a Venezia. "Non si tratta di un evento eccezionale ma il fatto che vi permanga per lungo tempo può sembrare strano", spiegava in una serie di video brevi pubblicati sulla pagina instagram del Cetacean strandings Emergency Response Team - CERT, gruppo nato proprio per volontà e impegno di ricercatrici e ricercatori specializzati, all'interno del BCA dell'ateneo di Padova.
Entrato in Laguna alla fine di giugno 2025, probabilmente seguendo banchi di pesci o imbarcazioni, oggi il giovane delfino, soprannominato Mimmo dalla sua nutrita comunità di appassionati (e Nane dai residenti della città), si trova ancora a Venezia. Per garantire il suo benessere è stato avviato un progetto di osservazione, valutazione e protezione promosso dall'ateneo di Padova, dal Comune di Venezia e dal Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, con l'obiettivo di tutelarlo durante la sua permanenza nelle acque del centro storico, anche attraverso azioni di sensibilizzazione rivolte a cittadini e diportisti per favorire una convivenza sicura e rispettosa e prevenire eventuali criticità.
Delle attività di monitoraggio abbiamo parlato con Marco Bonato del dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, impegnato nella costante osservazione del delfino. "A dicembre scorso abbiamo incontrato le autorità ed esposto la situazione proponendo un monitoraggio condiviso con il Museo di Storia Naturale di Venezia, ente di riferimento scientifico e divulgativo per la fauna selvatica in Laguna. Siamo partiti con il supporto logistico del Comune di Venezia, la Guardia costiera, la Protezione civile e altre forze dell’ordine locali, e abbiamo potuto contare sulle segnalazioni di cittadini e operatori lagunari".
Il delfino in bacino di San Marco: il progetto di monitoraggio dell'Università di Padova, del Comune di Venezia e della Fondazione Musei Civici di Venezia attraverso il Museo di Storia Naturale di Venezia. Foto: Marco Bonato, Università di Padova
Alla fine di gennaio si è svolta la prima uscita congiunta, con mezzi ed equipaggi dedicati, per registrare e documentare frequenza, durata delle immersioni, posizione nello specchio d’acqua e grado di interazione con le imbarcazioni in transito. I dati fotografici e video raccolti consentono di monitorarne lo stato di salute e verificarne l’assenza di ferite o segni di sofferenza.
"Il controllo avviene tramite l’osservazione della presenza dell’animale nel bacino e la documentazione fotografica della pinna dorsale, una vera e propria impronta digitale utile all’identificazione", spiega Bonato a Il Bo Live. "Attualmente il delfino sta bene e non presenta criticità comportamentali. La registrazione dei suoni tramite idrofono ha permesso di valutare positivamente il senso di orientamento e l’attività di caccia dell’animale. I dati vengono raccolti in apposite schede durante sessioni di monitoraggio di circa un’ora a settimana, concentrandosi sull’interazione con i natanti e sullo stato fisico dell’animale".
Primi avvistamenti
"Alla fine di giugno 2025 iniziamo a ricevere le prime segnalazioni da parte di alcuni pescatori. Ci attiviamo collaborando subito con la cittadinanza e i pescatori e avviando i primi monitoraggi. Inizialmente l'animale sembrava in ottima salute e si muoveva all'interno dell'area, dalla bocca di porto verso Valle Mille Campi, nei primi giorni di luglio, per poi spostarsi verso Pellestrina. Arrivano poi segnalazioni dal canale dei Petroli, infine l'animale si sposta verso nord lungo il Lido, gira a sinistra e raggiunge il bacino di San Marco. La prima segnalazione in quell'area risale al 3 ottobre scorso: da quel momento abbiamo intensificato il monitoraggio con uscite mirate e rilievi fotografici", racconta Bonato.
"La pinna dorsale è come un'impronta digitale per questi animali: abbiamo confrontato le foto con i colleghi in Slovenia, in Alto Adriatico e nella zona di Ravenna e Rimini, ma nessuno lo aveva mai censito prima. Semplicemente non era mai stato fotografato".
Attività di monitoraggio del delfino in bacino di San Marco: progetto promosso dall'Università di Padova, dal Comune di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia attraverso il Museo di Storia Naturale di Venezia. Foto: Fondazione Musei Civici
L'incidente e l'intervento di allontanamento
"A Venezia il delfino è diventato ben presto un'attrazione, ma a novembre scorso abbiamo riscontrato un ferimento. L'animale riportava cinque tagli profondi sul dorso e sulla pinna, compatibili con l’impatto di un'elica. A quel punto si è deciso di tentare un'azione di allontanamento usando dei pinger, ovvero dissuasori acustici: sono strumenti che emettono un suono fastidioso per l'animale, creando una barriera acustica. Siamo riusciti a farlo spostare verso Sant'Elena e il canale di San Clemente, finché non è sparito dalla nostra vista, per poi tornare in bacino. Per noi è stato un test positivo: abbiamo capito che, in caso di emergenza sanitaria, lo strumento funziona. Ricordiamo che è un animale protetto dalla direttiva Habitat, quindi ogni intervento attivo deve essere giustificato da un reale pericolo per la sua salvaguardia". Le ferite riscontrate in autunno risultano oggi rimarginate e non sono stati rilevati segnali di stress significativo.
Restare o ripartire: prospettive future e rischi
In Laguna ha trovato una condizione ideale o non riesce ad andarsene? "Esistono circa un centinaio di casi al mondo di animali solitari che stazionano nei porti. Ha avuto più volte la possibilità di uscire: all'inizio è stato visto a 20 metri dal mare aperto, alla bocca di porto, quindi avrebbe potuto andarsene. Evidentemente trova l'ambiente comodo: c'è abbondanza di pesce, ci sono cefali e branzini. Spesso staziona vicino alle boe gialle, dove le catene ricche di mitili e crostacei attirano le sue prede. Attualmente la sua condizione è neutra: non è più attratto dalle barche, come all'inizio, e le barche stesse sembrano interagire meno con lui. È una situazione stabile, anche se, ovviamente, per motivi di traffico nautico, sarebbe meglio non rimanesse lì. Credo sia arrivato il momento di pensare a una convivenza e a strategie di gestione condivise".
La situazione potrebbe diventare definitiva. "Ci sono casi in letteratura di delfini rimasti nei porti per oltre 20 anni. Per questo servono protocolli e forse ordinanze per ridurre la velocità in certi tratti, riducendo lo stress per l'animale. Il problema non è il traffico commerciale, vaporetti o ferry-boat, a cui l'animale è abituato e con cui a volte gioca. Il vero rischio sono i diportisti che cercano il contatto attivo. Se qualcuno cerca di seguirlo per una foto e l'animale passa sotto la barca, mentre viene innestata la marcia, l'elica lo colpisce".
Il Mose potrebbe creare problemi? Il rumore o il cambio delle correnti, quando si sollevano le paratoie mobili, potrebbero infastidirlo? "Il sistema del Mose è lontano da San Marco. Non ho dati certi, ma non credo che il rumore sia un problema data l'attenuazione dell'acqua, inoltre il bacino è già rumorosissimo di suo. Dalle nostre registrazioni vediamo che l'animale usa le frequenze per orientarsi e cacciare, ma emette pochissimi suoni di socialità. È un po' come se noi parlassimo al muro: essendo solo, non ha bisogno di 'chiacchierare'. Riguardo ai pinger che abbiamo usato, ci tengo a precisare che non causano danni all'apparato acustico: sono strumenti certificati dalla Commissione Europea, in libera vendita per i pescatori: allontanano l'animale senza ferirlo. Anche per quanto riguarda la temperatura dell'acqua non sembrano esserci criticità: nonostante i pochi gradi di gennaio, il delfino ha preferito restare dov'era e non è uscito dal bacino".
Identikit del "delfino metropolitano"
È stato soprannominato Mimmo, viene anche chiamato Nane dai veneziani, “ma io preferisco chiamarlo delfino metropolitano", precisa Bonato. Cosa sappiamo di lui? "Si tratta di un tursiope, probabilmente maschio, ma servirebbe una foto nitida della zona ventrale durante un salto per averne la certezza. Dalle dimensioni, poco inferiori ai due metri, stimiamo abbia tra i quattro e i sette anni. È in una fase giovanile esplorativa, tipica dell'età in cui gli individui si spostano da un gruppo sociale all'altro".
I segni sul corpo ci forniscono alcune informazioni anche sulla sua esperienza passata: il delfino ha vissuto in un gruppo sociale in precedenza, quindi ha già acquisito delle competenze. In questo momento le sue priorità sono nutrirsi e riposare, esigenze che la Laguna soddisfa pienamente. La spinta alla riproduzione, pur essendo un bisogno primario, non sembra essere la sua priorità attuale". Intanto, nel dicembre scorso, è stato avvistato anche un esemplare di foca monaca tra Punta Sabbioni e il Lido di Venezia, di fronte alle coste. Un’altra specie protetta da monitorare e di cui prendersi cura.