La radice evolutiva di Homo sapiens e i nuovi fossili del Marocco
Cranio fossile di Jebel Irhoud, Marocco
Da quando ha fatto capolino tra i rami dell’albero dell’evoluzione umana, Homo sapiens ha condiviso la Terra con almeno altre due specie simili alla nostra, quanto a taglia, dimensioni del cervello e probabilmente facoltà cognitive, ma diverse a sufficienza da meritarsi un ramo tutto loro su quell’albero.
Una erano i Neanderthal, che hanno abitato l’Europa e porzioni del Medio Oriente fin dall’inizio del Pleistocene Medio (periodo che va da circa 774.000 a 129.000 anni fa). L’altra i Denisova, coevi e strettamente imparentati con i Neanderthal, ma che si sono stabiliti nella porzione orientale del continente eurasiatico.
Sappiamo che l’antenato comune di questi tre gruppi umani dev’essere vissuto in un periodo compreso tra 900.000 e 770.000 anni fa. C’è ancora dibattito però su quando e dove esattamente sia vissuto. Uno studio pubblicato su Nature a inizio gennaio ora porta un nuovo importante contributo a questo dibattito.
Hublin et al 2026, Nature
La squadra coordinata dal paleoantropologo francese Jean Jacques Hublin ha rinvenuto una serie di fossili nella Grotte à Hominidés del sito Thomas Quarry I (ThI-GH) a Casablanca, in Marocco, risalenti a 773.000 anni fa, un periodo cruciale per comprendere come si sono snodate le linee evolutive di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova. Tra i ritrovamenti vi sono parti di mandibola, vertebre, denti e ossa di un femore.
Hublin è stato autore anche di un altro fondamentale ritrovamento in Marocco, descritto in un paper di Nature nel 2017: si tratta del cranio fossile di Jebel Irhoud, risalente a circa 315.000 anni fa. Le sue caratteristiche morfologiche inizialmente avevano fatto pensare che si trattasse di un Neanderthal, forse arrivato in Nord Africa attraverso lo stretto di Gibilterra. Analisi successive tuttavia hanno fatto propendere per identificarlo come Homo sapiens. Jebel Irhoud sarebbe quindi il più antico esemplare fossile della nostra specie mai rinvenuto finora.
Ora i firmatari del nuovo lavoro sui fossili di Casablanca propongono che i reperti della Grotte à Hominidés rappresentino le primissime forme di quella linea evolutiva che si era da poco originata, staccandosi da quella che avrebbe portato a Neanderthal e Denisova, e che che 470.000 anni più tardi, ovvero circa 300.000 anni fa, avrebbe dato vita a Homo sapiens.
Come spesso accade in paleoantropologia, una nuova evidenza fossile più che risolvere le questioni aperte di solito le complica ulteriormente. I ritrovamenti di Casablanca apportano contributi importanti almeno a due dibattiti aperti: uno è l’origine di Homo sapiens, l’altro è l’identità dell’antenato comune tra sapiens, Neanderthal e Denisova.
The story of human evolution is a tale of a family tree whose complex and bushy branches stretch over many millennia and continents. It features a changing cast of ancient hominin relatives, evolutionary dead-ends and many unknowns. www.nhm.ac.uk/discover/the...
[image or embed]— Archaeology (@archaeology.bsky.social) 14 marzo 2024 alle ore 04:24
Origine di Homo sapiens
Sostenendo che i fossili appena rinvenuti si collochino sulla linea evolutiva che porta alla nascita della nostra specie, non solo viene rafforzata ulteriormente l’origine africana di Homo sapiens, ma viene assegnato un ruolo più rilevante di quanto si pensava finora al Nord Africa.
Negli ultimi decenni infatti due regioni, il Sud Africa e l’Africa Orientale, si erano contese il titolo di potenziale culla dell’umanità, per via dei numerosi ritrovamenti fossili e archeologici associati alla nostra specie e allo sviluppo delle sue facoltà cognitive, sociali e comportamentali.
Più di recente ha guadagnato terreno un’altra ipotesi, quella cosiddetta Pan-Africana, avanzata dall’archeologa Eleanor Scerri del Max Planck Institute di Jena, secondo cui Homo sapiens non sarebbe nato in una specifica regione, ma piuttosto in tutto il continente, per via di un continuo contatto (e scambio di geni) tra diverse popolazioni che abitavano regioni diverse del continente.
Altri ricercatori tuttavia hanno criticato la plausibilità evoluzionistica di un simile scenario, riproponendo l’ipotesi della cosiddetta origine singola, sbilanciandosi leggermente in favore di quella est-africana. Ora Jean Jacques Hublin getta nella mischia delle ipotesi sul tavolo anche quella nord-africana. Il dibattito è ancora molto aperto e nuove scoperte continuano a renderlo più avvincente.
Antenato comune tra sapiens, Neanderthal e Denisova
I nuovi fossili di Casablanca si collocano in un periodo temporale cruciale per comprendere l’identità dell’antenato comune tra Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, che secondo quando sappiamo dovrebbe essere originato anch’esso in Africa, per poi distribuirsi anche in Eurasia. Anche in questo caso, su chi possa essere stato questo antenato comune c’è un acceso dibattito.
Negli ultimi anni sembrava essersi imposta l’ipotesi che assegnava questo ruolo a Homo heidelbergensis, nato, vissuto ed estintosi nel Pleistocene Medio. Il nome tassonomico lo associa alla città di Heidelberg, in Germania, dove i suoi fossili sono stati rinvenuti per la prima volta, ma anche in questo caso la sua origine è in Africa.
Secondo interpretazioni più recenti però proprio le origini di Homo heidelbergensis non sarebbero antiche a sufficienza da collocarlo prima del momento di separazione delle linee di sapiens Neanderthal e Denisova. In altri termini, sarebbe evolutivamente troppo giovane per essere lil famigerato antenato comune, che quindi andrebbe ricercato altrove.
Un nuovo candidato allora è diventato Homo antecessor, i cui resti sono stati ritrovati in Spagna, nel sito di Atapuerca. Questo ominino è vissuto nel Pleistocene Inferiore tra 1,2 milioni e 800.000 anni fa.
Riferendosi ai nuovi ritrovamenti di Casablanca, gli autori del lavoro scrivono che “questi fossili sono simili per età a H. antecessor, ma sono morfologicamente distinti, mostrando una combinazione di tratti primitivi e di caratteristiche derivate che ricordano i successivi H. sapiens e gli ominini arcaici eurasiatici”. Esibiscono, in altri termini, un mosaico di tratti sia di forme più ancestrali, che ricordano Homo erectus (originato in Africa 1,9 milioni di anni fa e poi espanso in Eurasia fino a 100.000 anni fa), sia di forme più recenti, quali caratteristiche facciali dei Neanderthal.
Proprio qui forse si nasconde un punto critico dell’interpretazione di Hublin e colleghi: sia nei fossili di Casablanca, sia nel cranio di Jebel Irhoud, sono presenti tratti neanderthaliani. Nonostante questo, gli autori si dicono convinti dell’interpretazione secondo cui entrambi sono rappresentanti della linea evolutiva che ha dato vita a Homo sapiens.
C’è da giurare sul fatto che la questione non è chiusa qui. Un altro punto che rimane aperto è capire quando esattamente è avvenuta la separazione delle linee evolutive che hanno portato una ai sapiens l’altra ai Neanderthal e ai Denisova. Fino a qualche anno fa si pensava fosse intorno ai 650.000 anni fa, oggi si ipotizza che vada collocata anche introno ai 900.000 anni fa, o forse addirittura più indietro nel tempo. Per chiarirlo non basteranno i fossili, servirà anche il contributo dei genetisti e dei dati estratti dalle analisi del DNA antico.