SCIENZA E RICERCA

Lo share degli scienziati sui quotidiani italiani ai tempi della pandemia

Silvio Brusaferro, Franco Locatelli, Nicola Magrini, Giuseppe Ippolito: sono i nomi di quattro membro del Comitato Tecnico Scientifico istituito dal Governo Conte per fronteggiare la pandemia che arrivano tra le prime venticinque posizioni della classifica dello share degli scienziati sui quotidiani italiani. La classifica è il frutto della ricerca condotta da TIPS (Technoscientific Issues in the Public Sphere), un progetto del gruppo di ricerca in sociologia della scienza dell'Università di Padova Pa.S.T.I.S. Nel primo rapporto pubblicato da qualche giorno, il gruppo coordinato da Federico Neresini ha analizzato l'effetto della pandemia sulla comunicazione della scienza e della tecnologia su otto dei principali quotidiani italiani.


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Prima della pandemia i quattro nomi dei membri del CTS erano conosciuti solamente agli addetti ai lavori e all'ambito accademico. Ma lo stravolgimento dell'agenda mediatica portato dalla crisi sanitaria internazionale li ha portati sulle prime pagine di tutti i mezzi di comunicazione. Andando a guardare le prime posizioni in classifica, emerge con forza il ruolo della pandemia: non solo i membri del CTS, ma molti dei nomi che vi compaiono sono legati al coronavirus: Anthony Fauci, direttore dei Centers for Disease Control americani, Walter Ricciardi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Andrea Crisanti, lo scienziato che ha studiato il focolare di Vo' Euganeo fin dalle prime ore della pandemia nel 2020.

Concentrando l'analisi solamente su quegli articoli che facevano un esplicito e diretto riferimento alla scienza, la classifica dello share che emerge è leggermente diversa: salgono di posizioni nomi che non sono legati direttamente alla pandemia, anche se hanno svolto un ruolo di primo piano nel parlare di tematiche ad essa legate sui quotidiani. Due nomi su tutti: Roberto Burioni e Ilaria Capua.

Osservando invece solo gli articoli che non fanno riferimento alla scienza, il panorama si presenta - almeno per quanto riguarda le prime posizioni - simile a quello generato dalla classifica generale. Tale risultato può essere spiegato con la presenza di questi nomi anche in articoli che non parlano direttamente di scienza in rapporto alla pandemia, evidenziando così che sono stati menzionati anche da articoli di politica, società e altri argomenti. Ne è forse esempio emblematico Andrea Crisanti, che in una fase intermedia dell’anno passato è stato anche al centro di una polemica con il presidente del Veneto Luca Zaia.

Come si è calcola lo share sui quotidiani

"Lo share", scrivono gli autori della ricerca, "è stato ottenuto mettendo in rapporto il numero di articoli in cui compare almeno una volta un determinato nome di uno/a scienziato/a (o di una istituzione) sul totale degli articoli in cui veniva menzionato almeno uno/a scienziato/a (o una istituzione)". Gli otto quotidiani presi in considerazione, nelle loro ramificazioni digitali, sono stati La Repubblica, il Corriere della Sera, il Giornale, il Mattino, il Messaggero, Avvenire, LaStampa e IlSole24Ore. 

TIPS ha calcolato questa misura su tre diversi insiemi di articoli pubblicati nel 2020 e monitorati da TIPS, vale a dire: a) il totale degli articoli pubblicati; b) il totale degli articoli caratterizzati da un contenuto tecnoscientifico rilevante; c) il totale degli articoli che invece non presentano un contenuto tecnoscientifico particolarmente significativo. Il confronto restituisce un’idea di quali scienziati e istituzioni abbiano dominato il discorso pubblico nei tre diversi casi.

Lo share delle istituzioni

Nella classifica delle istituzioni, oltre agli enti di ricerca scientifica (istituti, università), sono compresi anche i nomi delle aziende il cui operato è legato alla scienza e alla tecnologia, come nel caso delle aziende farmaceutiche che, non a caso, sono presenti in tutte le classifiche.

La classifica generale, quella che si basa su tutti i tipi di articoli, le prime posizioni sono occupate dalle principali istituzioni nazionali legate alla pandemia: l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Spallanzani di Roma specializzato in malattie infettive e il San Raffaele di Milano, il CTS governativo, la Johns Hopkins University come una delle più autorevoli fonti di dati sull'andamento dei contagi nel mondo. A queste si affiancano Pfizer e AstraZeneca, le due aziende dalle quali l’Italia ha ricevuto i primi vaccini per SARS-CoV-2, e BioNTechSE, l’azienda tedesca che ha sviluppato uno dei vaccini assieme a Pfizer. A tenere testa alle istituzioni e alle aziende legate alla pandemia sono solo i nomi di alcune aziende del settore tecnologico (Apple, Tesla), insieme ad alcune istituzioni del settore ambientale (Legambiente e ARPA).

Guardando alla classifica basata sui soli articoli a contenuto scientifico, notiamo l’ingresso di istituzioni appartenenti ad altri ambiti rispetto alla pandemia. È il caso dell’Agenzia Spaziale Europea, della NASA e dell’Agenzia Spaziale Italiana: sono il segnale di quanto il settore spazio/astronomia sia tradizionalmente presente sui media italiani. Queste istituzioni infatti spariscono quando prendiamo in considerazione solamente gli articoli privi di contenuto scientifico, segno che molte delle istituzioni legate alla pandemia appaiono sui media non solo quando si parla di Covid all’interno di testi dal prevalente contenuto scientifico, ma anche nel contesto di articoli maggiormente legati ad altri domini tematici, come per esempio quello della politica, della cronaca o dell’economia.

Neresini e i suoi colleghi scrivono che "le tendenze visibili fino al 2019 sono state riconfigurate dalla pandemia globale che ha scalzato tematiche oramai consolidate nel panorama mediale italiano per introdurne di nuove legate alla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2". E questo si è visto anche sul fronte delle personalità e delle istituzioni che sono state maggiormente protagoniste dell'agenda mediatica italiana nel 2020, sconvolta, come le nostre vite, da una crisi che oltre che sul piano sanitario e sociale, sta avendo un impatto senza precedenti anche sul racconto della scienza.

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