SOCIETÀ

Briciole d'Occidente

Sui giornali italiani negli ultimi due mesi la parola “Occidente” (sempre con la maiuscola) è diventata più frequente di “Campionato di serie A”, il che è perlomeno strano. Le librerie, dal canto loro, mettono in vetrina Occidente. Noi e loro di Daniele Capezzone, Occidente di Vera Zamagni e ancora Occidente di Niall Ferguson, anche se è un libro di qualche anno fa. Per risolvere questo piccolo mistero sarà utile uno stimolante libro di Renata Pepicelli, Né Oriente né Occidente, fresco di stampa presso il Mulino.

Pepicelli, che insegna all’università di Pisa, ci ricorda che “non c’è neutralità in nomi, definizioni, categorizzazioni. Nominare luoghi e territori è un esercizio di posizionamento e di potere”. Come del resto dimostra la bizzarra pretesa di Donald Trump di ribattezzare il Golfo del Messico Gulf of America, dove per “America” si intendono i soli Stati Uniti e non l’intero continente, dall’Alaska a Ushuaia, che sta all’estremo sud dell’Argentina.

Tutto sommato, il mistero è semplice da spiegare: con la rielezione di Trump l’idea di Occidente come alleanza di Europa e Stati Uniti è diventata improvvisamente incerta: se ne è avuta la dimostrazione quando Washington e Mosca si sono trovati d’accordo sul decidere le sorti della guerra in corso nella steppa non solo ignorando i governi europei ma perfino la stessa Ucraina.

Se l’accordo, in via di definizione, fra Trump e Putin non fosse bastato, una prova ulteriore è arrivata nei giorni scorsi, quando pesanti dazi sono entrati in vigore sulle merci europee importate negli USA. A dire il vero, il fatto che l’Occidente comprendesse il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda rendeva l’identificazione geografica discutibile già prima: la Russia e la Turchia sono ben più vicine a Roma e a Washington della Corea del Sud e del Giappone, situati in quello che viene correttamente chiamato Estremo Oriente. L’Occidente era in realtà composto da paesi ricchi, solidali fra loro e legati da alleanze militari guidate dagli Stati Uniti. Che questo gruppo fosse una “civiltà” diversa e contrapposta da quelle dell’Oriente è sempre stata una forzatura, anche se le classi dirigenti europee e americane sono state ben felici di crederci e di tenere sul comodino il libro di Samuel Huntington Lo scontro delle civiltà o quello di Ferguson Occidente, che nell’edizione originale si intitolava sprezzantemente The West and the Rest, l’Occidente e il resto.

Molto correttamente Pepicelli ricorda che almeno dagli attentati del 2001 contro le Torri gemelle a New York lo spettro del terrorismo islamico ha sostituito quello degli antichi nemici (il comunismo rappresentato dall’Unione Sovietica) e osserva: “Occidente e Islam vengono spesso messi a confronto e in contrapposizione, sebbene siano due elementi con ordini di grandezza diversi e non facili da comparare (...) un’asimmetria concettuale che produce una concezione distorta di entrambe queste realtà e ne inficia le relazioni”.

La docente si occupa solo marginalmente delle relazioni internazionali: il focus del suo libro è la diffusa ostilità verso l’Islam nella società italiana. Un tema che è anche al centro di un altro bel libro, L’unica persona nera nella stanza, della scrittrice nata nello Sri Lanka Nedeesha Uyangoda. Non a caso, Renata Pepicelli sottolinea che viviamo in “Un mondo nuovo fatto di pluralismo culturale, linguistico, religioso è sotto i nostri piedi e sta dando nuova linfa vitale all’Europa e all’Italia, malgrado venga costantemente disconosciuto, discriminato, offeso”.

Un mondo nuovo disconosciuto: è certamente così e per di più sembra che l’Europa abbia difficoltà a prendere le misure della feroce reazione dell’amministrazione Trump contro ogni forma di pluralismo, in nome dello slogan Make America Great Again. Uno slogan in cui per “America” si intendono in realtà solo gli Stati Uniti. Un sogno reazionario del ritorno agli anni Cinquanta, con relativa subordinazione delle donne e discriminazione razziale. A Roma come a Bruxelles si pretende di ignorare gli insulti dell’attuale presidente degli Stati Uniti contro l’Unione Europea, definita “parassita” o addirittura “nemica”. 

Questa ostilità di fondo non ha nulla a che fare con le spese militari della Nato, nel dopoguerra prevalentemente sostenute dagli Stati Uniti. È piuttosto un odio tenace verso tutto ciò che l’Europa ha rappresentato dal 1957 in poi: l’equilibrio dei poteri, la certezza della Legge, lo stato sociale, il rifiuto delle guerre preventive. Questioni caratteriali? Bizzarrie di Trump? No di certo: era il 2003 quando Robert Kagan pubblicava Paradiso e potere. America ed Europa nel nuovo ordine mondiale sostenendo che gli europei erano degli scrocconi, dei mollaccioni che rifiutavano di riarmarsi contro le minacce provenienti dal resto del mondo.

Trump, come si è visto nei primi due mesi da quando è entrato in carica, disprezza la Costituzione, ignora le sentenze dei giudici, smantella le regolamentazioni ambientali. Cerca trucchi per ottenere un terzo mandato, deporta nelle mostruose prigioni del Salvador chiunque abbia la carnagione scura e capiti a tiro della sua polizia, demolisce le infrastrutture sanitarie e minaccia le pensioni dei cittadini. Tutto ciò che in Europa, almeno per ora, non si può fare.

Quindi il motivo per cui si parla tanto di Occidente è precisamente il fatto che l’Occidente non esiste più: esistono dei blocchi continentali (Stati Uniti, Unione Europa, Russia, Cina) che competono fra loro in materia economica, tecnologica, militare. Un ritorno agli imperi coloniali e alle loro guerre intermittenti o, se si vuole, al futuro profetizzato da George Orwell in 1984. Forse il titolo del libro della Pepicelli, Né Oriente né Occidente potrebbe diventare un buon programma d’azione per l’Unione Europea.

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