Clima e salute: i governi frenano la transizione, la società accelera
Foto: Danylo Kondysiuk/Unsplash
Da nove anni, la rivista scientifica The Lancet pubblica un rapporto, frutto del lavoro del gruppo Lancet Countdown, che offre una prospettiva globale sulle interconnessioni tra crisi ambientale e salute umana. Ogni anno il rapporto, che sintetizza i risultati di una vastissima letteratura scientifica, mette in luce quante e quanto profonde siano le interconnessioni tra il cambiamento climatico e la crisi di salute pubblica che caratterizza il nostro presente. E ogni anno, i dati mostrano un legame inequivocabile: l’avanzare della crisi climatica aggrava la crisi sanitaria, mettendo in discussione le condizioni per il nostro benessere.
Eppure, come mai prima di questa ultima edizione, l’autorevole gruppo di scienziate e scienziati che cura questo rapporto si è concentrato sulle soluzioni disponibili e sui margini d’azione che ancora esistono, nonostante il grave peggioramento della situazione ambientale e di conseguenza sanitaria. Il rapporto esplora le strade d’azione già in parte esplorate, che ora bisogna percorrere con urgenza. A questo punto, non si tratta di immaginare futuri possibili, ma di accelerare processi già avviati e mettere in pratica su larga scala soluzioni già disponibili.
Segnali preoccupanti sulla salute umana e del pianeta
Il 2024 è stato il primo anno in cui la temperatura media globale ha superato stabilmente la soglia di 1,5°C. Questo riflette una tendenza – l’avanzare della crisi climatica – che ha effetti meteorologici e ambientali ben visibili. Negli ultimi anni sono aumentate costantemente il numero e l’intensità delle ondate di calore, degli eventi meteorologici estremi, degli incendi; il cambiamento del clima comporta l’estensione e lo spostamento verso latitudini temperate delle nicchie ecologiche di diversi animali che trasportano agenti patogeni, tra cui i virus di malattie pericolose come la dengue, la West Nile, la malaria.
I dati riassunti da The Lancet Countdown mostrano che tutti questi effetti della crisi climatica hanno impatti diretti sulla salute umana. Dagli anni 1990 a oggi, le morti legate al caldo eccessivo sono aumentate del 63%, e nel decennio 2012-2021 sono state 546.000 ogni anno. In generale, l’esposizione ai giorni di ondata di calore (l’84% dei quali non si sarebbe verificato senza il cambiamento climatico di origine antropica) è aumentata di diversi punti percentuali, con picchi tra le fasce più vulnerabili della popolazione – in particolare le persone anziane, con più di 65 anni (+304% di esposizione rispetto al periodo di riferimento 1986-2005), e i neonati (+389%).
Anche gli eventi meteorologici estremi, in particolare le precipitazioni estreme e le ondate di siccità, hanno avuto un alto prezzo sanitario, ad esempio aumentando l’insicurezza alimentare di moltissime persone nel mondo. “Questi eventi estremi di caldo, precipitazioni e siccità possono influire sulla produttività dei raccolti, interrompere le catene di approvvigionamento, ostacolare l’attività dei lavoratori agricoli e influire sul reddito, mettendo ulteriormente a rischio la sicurezza alimentare”, scrivono gli autori del rapporto.
Impatti economici
Tutto ciò non è solo una questione di salute pubblica: la crisi ambientale ha anche un alto costo economico. Solo considerando gli impatti del caldo estremo, è stato calcolato che nel 2024 sono stati persi 639 miliardi di ore di lavoro, per una perdita economica di circa 1.090 miliardi di dollari – quasi l’1% del PIL globale. Senza contare i costi dei danni causati da altri eventi meteorologici come le precipitazioni estreme, anche queste rese più severe e più frequenti dal cambiamento climatico.
Inoltre, si legge nel rapporto, “senza un’accelerazione nelle azioni di mitigazione e adattamento, il cambiamento climatico potrebbe erodere il 19% del reddito globale entro il 2050 [...]. Se non affrontati, questi problemi rischiano di aggravare la povertà e la disuguaglianza, soprattutto nei paesi che devono fare i conti con vulnerabilità strutturali.
La politica si sta tirando indietro?
Rispetto alle edizioni precedenti, questo rapporto presenta una grande novità: gli autori hanno deciso di evidenziare un chiaro posizionamento politico. Il gruppo The Lancet Countdown sottolinea quanto il mondo stia andando nella direzione sbagliata: di fronte a evidenze scientifiche come quelle appena menzionate, diversi leader politici stanno prendendo le distanze dagli impegni climatici che i paesi avevano assunto negli scorsi anni. Un caso su tutti è quello degli Stati Uniti, che non solo si sono ritirati dai principali accordi internazionali per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, ma hanno persino abbandonato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la conseguenza di un grave definanziamento dell’Organizzazione stessa e dei suoi numerosi progetti a tutela della salute delle persone più vulnerabili.
In una direzione simile si stanno muovendo anche importanti attori privati: molte aziende con un grande impatto ambientale (come quelle che lavorano i combustibili fossili) hanno rivisto al ribasso i propri impegni climatici, e sono aumentati i finanziamenti a sostegno dell’uso dei combustibili fossili, che sono la causa principale del cambiamento climatico e rappresentano un rischio diretto per la salute umana (si pensi alle morti causate ogni anno dall’inquinamento atmosferico).
Nonostante questo preoccupante arretramento politico, il rapporto documenta che in molti paesi e città, e in diversi settori economici, la transizione è già in corso, e sta dando risultati positivi.
“ Invertire queste scelte politiche dannose e promuovere azioni efficaci a contrasto del cambiamento climatico è ora fondamentale per proteggere la salute e la sopravvivenza delle persone The Lancet Countdown on Health and Climate Change 2025
È il momento di agire, e lo stiamo già facendo
Proprio perché gli impatti della crisi climatica sulla salute sono visibili e quantificati, il rapporto insiste sul fatto che le soluzioni a disposizione non sono soltanto teoriche: molte sono già in fase di attuazione, e stanno producendo benefici misurabili. A livello generale, i dati raccolti in questo documento mandano un messaggio inequivocabile: occuparsi di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico non dà soltanto vantaggi ambientali, proteggendo la biodiversità, l’integrità ecologica e gli equilibri del sistema Terra, ma rappresenta anche il più efficace intervento di tutela della salute pubblica che possiamo realizzare.
Nonostante le evidenze ambientali, sanitarie e politiche poco incoraggianti, sono molti i segnali positivi che si stanno lentamente accumulando. La transizione verso l’uso di energie pulite sta già dando frutti sul piano economico: in un solo anno, i “lavori verdi” sono cresciuti del 18,3%, mentre i lavoratori nell’industria fossile sono leggermente diminuiti, nonostante un aumento della produzione totale. Le fonti rinnovabili di energia sono ormai pienamente competitive rispetto alle fonti fossili. La transizione ‘verde’ nei consumi energetici domestici, con l’adozione di tecnologie di riscaldamento e fonti di energia meno inquinanti, ha già evitato decine di migliaia di morti. In generale, la transizione energetica ha moltissimi co-benefici, tra cui la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, che contribuiscono ad accelerare il cambiamento del clima, e il miglioramento delle condizioni di salute delle persone.
Come sottolinea il documento, nonostante le scelte miopi di molti governi nazionali, le iniziative dal basso (governi regionali o cittadini, ma anche associazioni e società civile) stanno diventando uno dei principali motori dell’azione climatica e sanitaria. In molte città, il nesso tra clima e salute è ormai un principio guida nella definizione e nell’implementazione delle politiche locali: ci si concentra sulla realizzazione di misure collettive e individuali, e di unire questi due livelli per far comprendere come solo la sinergia tra interventi politici e cambiamento delle abitudini individuali può portare a cambiamenti sostanziali.
Segnali incoraggianti
Sono molti, e diffusi in diversi settori, i segnali positivi della transizione verso la sostenibilità. Ad esempio, negli ultimi anni la riduzione dell’uso del carbone come fonte di energia si è tradotta in un calo misurabile di morti legate all’inquinamento dell’aria: -5,8% tra il 2010 e il 2022, che equivale a circa 160.000 morti risparmiate. Le energie rinnovabili continuano a crescere, almeno tanto velocemente quanto l’accelerazione della crisi ambientale: questo significa che, nonostante le opposizioni (attive e passive), la transizione sta prendendo piede e sta diventando economicamente vantaggiosa. E più il cambiamento avanza, più sarà difficile tornare indietro.
Ognuno faccia la sua parte
Non è un momento storico facile. Nel 2024 si è visto un chiaro arretramento nell’attenzione – politica, mediatica, sociale – verso le questioni ambientali. Questo è dimostrato, secondo gli autori del rapporto, “dall’elezione di governi populisti di estrema destra in molti paesi che sono grandi emettitori di gas serra, governi che diffondono scetticismo e rafforzano l’opposizione alle politiche climatiche”. Anche le diseguaglianze, su scala globale, rimangono molto profonde, sia tra nazioni diverse che all’interno dei singoli paesi.
Eppure, sono diversi gli indicatori che restituiscono un’immagine positiva, e mostrano che “il progresso è possibile”. In particolare, bisogna notare che “l’interesse dei singoli verso la salute e il cambiamento climatico, essenziale per l’azione individuale e collettiva, sta aumentando”. Questo dato, accanto all’impegno quotidiano di governi locali, alcuni attori privati, associazioni e società civile, suggerisce che questo è il momento di continuare ad agire, rinforzando ed estendendo queste azioni positive, per far sì che il pianeta sia in grado di garantire agli esseri umani una vita sana: “ne va della salute e della vita di 8 miliardi di persone”.