Tutela globale delle specie selvatiche: la CoP20 di CITES a Samarcanda
Tigre del Bengala
Anguille, grandi felini, squali e razze sono solo alcune delle specie protette di cui si è discusso nella città uzbeka di Samarcanda, gioiello della Via della Seta e crocevia di culture, dove si è appena conclusa la ventesima Conferenza delle Parti della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora). Si tratta di un appuntamento forse meno noto di altre CoP – come quelle sul clima – che si tiene ogni 3 anni circa, ma capace di orientare le politiche mondiali sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali selvatiche minacciate di estinzione.
Nel 2025, la CoP20 ha coinciso anche con il 50° anniversario dell’entrata in vigore del trattato CITES: un’occasione per fare il punto su mezzo secolo di governance globale della biodiversità. Per dieci giorni, dal 24 novembre al 4 dicembre, quasi 3500 partecipanti da più di 150 Paesi (inclusa l’Unione Europea e tutti i suoi Stati membri) hanno discusso, votato e negoziato su temi che vanno dal bracconaggio alle norme di commercio, dalle liste di specie a rischio fino alle nuove minacce emergenti. E, come spesso accade in questi grandi consessi internazionali, il bilancio è fatto di luci e ombre.
Leggi anche: Che cosa resta della CoP30
I progressi più significativi su squali, razze e grandi felini
In totale, la CoP20 ha aggiornato gli elenchi contenuti nei tre “allegati” della CITES aggiungendo 76 nuove specie, di cui 50 marine, e ha approvato 353 decisioni dopo 45 giri di votazioni. Gli allegati riconoscono tre livelli di tutela: l’allegato I include le specie a rischio di estinzione per le quali il commercio è vietato salvo casi eccezionali, nell’allegato II ci sono specie che potrebbero diventare minacciate se il commercio non fosse controllato, e l’allegato III riguarda specie protette da un singolo Paese che richiede la collaborazione internazionale per monitorarne il commercio e impedirne lo sfruttamento.
Tra i risultati di Samarcanda che sono stati accolti con più soddisfazione da numerosi Stati membri della CITES, ci sono le decisioni su squali e razze, un gruppo di specie particolarmente vulnerabile alla pesca indiscriminata e alla perdita di habitat. Anche l’ufficio politiche europee del WWF per esempio sottolinea il “sostegno senza precedenti” per il rafforzamento delle misure di protezione di specie come lo squalo balena, tutte le razze come la manta e il cosiddetto diavolo di mare, lo squalo pinna bianca oceanico, varie specie di pesci chitarra e pesci violino, che sono state sostanzialmente messe al riparo dal commercio internazionale, con nuovi requisiti di controllo e monitoraggio.
Anche per i grandi felini asiatici – come tigri, leopardi e leoni asiatici – arriva un altro piccolo passo avanti. Le Parti hanno infatti concordato l’introduzione di un meccanismo indipendente di rilevazione periodica dei dati, fondamentale per superare le lacune croniche nelle informazioni e permettere decisioni basate su dati solidi. Il sistema sarà attivo alle prossime CoP, a condizione però che vengano trovati finanziamenti esterni.
Anguille europee
La bocciatura della proposta sulle anguille
Una delle sconfitte più nette che emerge dalla CoP20 riguarda l’iniziativa promossa da Unione Europea e Panama per includere tutte le specie di anguille nell’allegato II. Oggi solo l’anguilla europea è protetta, poiché si trova in uno stato di conservazione definito “critico” (cioè il livello appena prima dell’estinzione), ma la difficoltà nel distinguere le varie specie rende estremamente complesso il controllo da parte delle autorità competenti.
La proposta puntava a introdurre permessi obbligatori per tutte le anguille, così da controllare un traffico illegale che secondo Europol vale fino a 3 miliardi di euro, uno dei più lucrativi crimini legati alla fauna selvatica al mondo. Ma purtroppo questa richiesta di estendere la protezione a tutte le specie di anguille è stata respinta con un ampio margine di voti.
“Siamo delusi che la proposta per una protezione più forte non abbia ottenuto il sostegno necessario – ha dichiarato Audrey Chambaudet, responsabile delle politiche sul commercio di fauna selvatica e crimine faunistico presso l’ufficio politiche europee del WWF – poiché avrebbe anche salvaguardato altre specie di anguille in declino a causa del loro uso come sostituti dell’anguilla europea”. A parziale compensazione, alla conferenza di Samarcanda è stata però approvata una nuova risoluzione sul commercio e la gestione delle anguille, che mantiene alta l’attenzione internazionale e la cooperazione su un gruppo tassonomico in forte sofferenza ecologica.
Albero di pernambuco (Paubrasilia echinata)
Il caso complesso del legno di pernambuco
All’interno della conferenza di Samarcanda uno dei dossier più delicati ha riguardato il legno di pernambuco, l’essenza tropicale brasiliana tradizionalmente usata per realizzare archetti per strumenti ad arco come violini e violoncelli – apprezzata per la sua densità, elasticità e qualità acustiche. Questo albero è inserito dal 2007 nell’allegato II perché minacciato di estinzione a causa della raccolta incontrollata e del commercio illegale, e fino a oggi i prodotti finiti in pernambuco potevano circolare senza permessi per uso personale o esibizioni.
Alla CoP20 il Brasile aveva proposto di spostare il pernambuco nell’allegato I, che comporta un divieto quasi totale del commercio internazionale e richiederebbe permessi anche per il trasporto degli archetti da parte di chi fa musica, per proteggere la specie in pericolo. Infatti restano solo poche decine di migliaia di alberi maturi che crescono nella foresta atlantica, un habitat in forte contrazione dopo decenni di sfruttamento umano, che fa parte della lista Global 200 delle ecoregioni prioritarie per la conservazione.
La proposta ha però sollevato forte preoccupazione nelle comunità di musicisti e liutai, preoccupati che l’obbligo di permessi per ogni attraversamento di confine renderebbe quasi impossibile tournée, concorsi e performance internazionali, imponendo burocrazia e rischi di sequestro degli strumenti. Il compromesso raggiunto alla conferenza mantiene il pernambuco nell’allegato II ma introduce regole più severe per il commercio internazionale del legno e dei suoi prodotti: per esempio, dovrà essere dimostrata l’origine legale del materiale. Per chi fa musica e viaggia con archetti per uso non commerciale è prevista un’esenzione, così che possano attraversare frontiere senza permessi aggiuntivi, trovando un equilibrio tra tutela della specie e continuità della pratica musicale.
Antilopi bontebok (Damaliscus pygargus)
La sfida ancora aperta: traffici illegali e crimine organizzato
Nonostante alcuni segnali positivi, come la riduzione del traffico illegale di elefanti e rinoceronti, la criminalità organizzata continua a essere una minaccia centrale. La CoP20 chiede a tutti gli Stati membri di trattare il crimine faunistico come reato grave, rafforzare la collaborazione internazionale e sostenere il ruolo dell’ICCWC (International Consortium on Combating Wildlife Crime). Anche perché la lista delle specie più colpite resta ancora lunga, e comprende (solo per citarne alcune): grandi scimmie, pangolini, ghepardi, tartarughe e testuggini d’acqua dolce; inoltre, cresce la preoccupazione per il commercio di animali domestici esotici e di piante aromatiche e medicinali.
Durante la conferenza sono state però celebrate anche storie di successo come il recupero dell’antilope sudafricana bontebok, ora rimossa dalle liste di protezione più restrittive. Tra gli altri risultati possiamo citare il riconoscimento formale delle due specie di elefante africano, norme più severe sull’etichettatura del caviale, l’avanzamento sui sistemi informativi per le specie arboree e maggiore attenzione alle nuove minacce del commercio online.
Il lavoro della CITES ovviamente non finisce a Samarcanda: le decisioni prese ora guideranno i prossimi anni di ricerca, analisi scientifica e cooperazione internazionale. E la sfida resta enorme: garantire che, in un mondo di traffici globalizzati e biodiversità in declino, il commercio selvaggio non diventi un’ulteriore minaccia. Come ha ricordato la segretaria generale Ivonne Higuero nelle considerazioni finali della conferenza: “il multilateralismo funziona e deve continuare, per assicurare che le specie selvatiche prosperino e che le generazioni future ereditino un pianeta ricco di biodiversità”. Una promessa impegnativa, e oggi più urgente che mai.