CULTURA

A testa alta: La Torre, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino alla Camera

Non solo per coloro che pensano di trascorrere qualche giorno a Roma durante le prossime festività. A testa alta è il titolo di un’interessante esposizione che poteva risultare una buona occasione di chiudere questo 2022 (era previsto restasse aperta dal 30 settembre al 30 dicembre) e che oggi può costituire pure un buon luogo da visitare nei primi mesi del 2023. È stata infatti appena stabilita la proroga fino al 2 giugno del nuovo anno, c’è tutto il tempo e vale la pena. Il sottotitolo e l’oggetto delle immagini sono alcune connesse grandi personalità della recente storia italiana: Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, in parte rappresentative delle tantissime vittime della criminalità organizzata mafiosa.

La Camera dei deputati ha saggiamente deciso di proporre un percorso fotografico dedicato alle quattro personalità istituzionali, oltre che agli agenti e ai congiunti che con loro hanno testimoniato “a testa alta”, a costo delle loro stesse vite, il valore della legalità democratica, sancito dalla Costituzione. Si tratta di ventidue belle enormi fotografie poste in alto lungo i corridoi di rappresentanza di Palazzo Montecitorio, a sottolineare come l’eredità morale dei protagonisti sia parte integrante della vita costituzionale attuale della Camera e dell’attività quotidiana dei suoi organi, degli eletti, dei funzionari, del personale e degli eventuali visitatori (già moltissimi). Si entra e subito guardando verso il soffitto si viene coinvolti in un immaginario collettivo di onore e disciplina, di memorie condivise, a quarant’anni dagli assassinii di Pio La Torre e di Carlo Alberto dalla Chiesa e a trent’anni dalle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Le loro vicende sono connesse, per raccontarne una occorre riavvolgere lo stesso filo politico e sociale. In seguito agli omicidi avvenuti il 30 aprile 1982 del deputato Pio La Torre, noto in particolare per le iniziative parlamentari volte all’introduzione del reato di associazione mafiosa, e del suo autista e compagno di partito Rosario Di Salvo, il Governo decise l’invio a Palermo, in veste di Prefetto, del generale dalla Chiesa, figura simbolo della lotta contro il terrorismo, che aveva più volte già lì operato contro la mafia. Pochi mesi dopo, il 3 settembre 1982, Dalla Chiesa cadde in un agguato di mafia con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Pochi giorni dopo, il Parlamento approvò la legge Rognoni-La Torre che introdusse il reato di associazione mafiosa e l’obbligo di confisca dei beni dei condannati.

A partire da questa normativa del 1982, la magistratura, e in particolare il pool antimafia di cui i giudici Falcone e Borsellino erano tra i principali attori, poté incardinare le indagini contro la criminalità mafiosa. Il 10 febbraio 1986 si aprì a Palermo il primo grande processo a Cosa nostra che si concluse con pesanti condanne. Dopo la sostanziale conferma della sentenza del maxiprocesso da parte della Corte di Cassazione, nel gennaio 1992 si aprì una stagione di stragi di cui restarono vittime anche i due magistrati, divenuti simboli della lotta dello Stato contro la mafia. Il 23 maggio 1992 una violentissima esplosione colpì l’auto sulla quale viaggiava Giovanni Falcone, che perse la vita insieme alla moglie, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e agli agenti: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il successivo 19 luglio 1992, un’auto carica di tritolo esplose in via D’Amelio a Palermo, uccidendo Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.

La mostra si chiude con due immagini relative al “dopo”, innanzitutto quella degli studenti coi palloncini colorati in attesa delle navi della legalità, l’iniziativa che la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone ha promosso in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dal 2002 in occasione del decennale della strage di Capaci, rivolta alle scuole di tutta Italia per realizzare insieme attività di educazione alla legalità e che ha il momento conclusivo proprio nell’anniversario del 23 maggio, con tante navi in arrivo a Palermo. Per dirla con Borsellino: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. E con Falcone: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”. L’immagine è di un campo di grano all’alba, in un terreno sottratto alla mafia, coltivato da una delle cooperative dell’associazione Libera promossa da Don Ciotti; proprio Libera e l’attuale superprocuratore Antimafia Melillo hanno sottolineato in questi giorni i rischi delle infiltrazioni criminali insiti purtroppo anche nel nuovo Codice degli appalti appena approvato dal Governo (fra l’altro, con la prospettiva di vanificare la riforma delle stazioni appaltanti).

Nel 2022 si sono celebrati i trenta anni della lotta economica e complessiva alla mafia, anche verso una maggiore trasparenza e controllabilità dei processi finanziari, così come la impostò proprio Pio La Torre. Conosciamo ormai abbastanza bene le biografie vitali delle quattro personalità A testa alta, sono tantissime le interviste, le memorie, i saggi, i romanzi, i film, i documentari loro dedicati. Le immagini della mostra ripercorrono pochi momenti cruciali della loro biografia pubblica, grazie anche al contributo di figli, figlie e alcuni parenti stretti fra i quali: Filippo e Franco La Torre; Rita, Nando e Simona dalla Chiesa; Maria Falcone; Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino.

Pio La Torre nasce a Palermo il 24 dicembre 1927 (quasi 95 anni fa, dunque) in una famiglia contadina. Aderisce fin da giovane alle lotte dei braccianti siciliani per il diritto alla coltivazione delle terre. Nel 1945 si iscrive al Partito comunista; diventa funzionario della Federterra nel 1947 e, più tardi, responsabile giovanile della Cgil e del partito. Guida il movimento di protesta per l’occupazione delle terre da parte dei contadini, lanciando lo slogan "la terra a tutti". La protesta messa in atto dai braccianti prevedeva (appunto) la confisca delle terre incolte o mal coltivate e l'assegnazione in parti uguali a tutti i contadini che ne avessero bisogno. Nel 1950 durante i duri scontri che si verificano tra contadini occupanti e forze dell’ordine, viene arrestato e resta in carcere per più di un anno.

Nel 1952 La Torre assume incarichi di dirigente sindacale, lanciando una massiccia campagna di raccolta di firme per la messa al bando delle armi atomiche. Eletto consigliere comunale a Palermo fino al 1966, diventa segretario regionale della Cgil e del Pci siciliano fino al 1967. L'anno successivo è eletto all'Assemblea Regionale Siciliana. Eletto alla Camera dei deputati nel 1972 e riconfermato nella VII e nell’VIII legislatura, è pure componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia. Presenta come primo firmatario una proposta di legge volta all'inserimento nel codice penale del reato di associazione mafiosa e l’obbligo della confisca dei beni dei condannati, poi approvata qualche mese dopo la sua morte. Nel 1981 era rientrato in Sicilia per assumere l'incarico di segretario regionale del Partito comunista e intraprendere la sua ultima battaglia politica contro l'installazione di missili Nato nella base militare di Comiso.

Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce a Saluzzo il 27 settembre 1920 ed entra nell’Arma dei Carabinieri nel 1942. Durante l’occupazione nazista, dopo essersi rifiutato di prendere parte ad azioni anti-partigiane, collabora con i gruppi di resistenti nelle Marche. Prende due lauree (giurisprudenza e scienze politiche) e viene trasferito in Sicilia nel 1949, assegnato al comando del Gruppo squadriglie di Corleone, dove indaga sulla scomparsa l’anno precedente del sindacalista Placido Rizzotto. Riesce a ritrovare i resti del corpo, giungendo a conclusioni non scontate sull’identità degli assassini e sul movente. Dopo incarichi a Firenze, Como e Milano, nel 1966 torna in Sicilia, per assumere il comando della Legione di Palermo dove resta fino al 1973. Viene poi trasferito a Torino per assumere il comando della prima brigata, alla fine di quell’anno ottiene la promozione a Generale. Nel 1974 arresta Renato Curcio e Alberto Franceschini, esponenti di punta delle Brigate Rosse.

Nel 1978, dopo l’assassinio di Aldo Moro, Dalla Chiesa viene chiamato alla direzione di una struttura ad hoc di contrasto al terrorismo. Colpito duramente dall’improvvisa perdita della moglie Dora. nel dicembre 1979 passa al comando della divisione Pastrengo a Milano, due anni dopo è nominato Vice comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Nel marzo 1982 accetta un ulteriore incarico speciale, che dovrebbe portarlo ancora a Palermo in qualità di prefetto, ma l’assassinio di La Torre anticipa il suo arrivo nel capoluogo siciliano. Procede sul fronte investigativo mettendo a fuoco l’evoluzione del fenomeno mafioso. La sera del 3 settembre 1982 l’auto su cui è a bordo con la moglie, Emanuela Setti Carraro, sposata in seconde nozze solo qualche mese prima, viene affiancata da un commando che uccide i passeggeri e, qualche giorno più tardi, a causa delle gravi ferite riportate, l’agente di scorta, Domenico Russo.

Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939. Dopo la laurea in giurisprudenza nel 1961, entra in magistratura e nel 1965 ottiene il primo incarico come pretore a Lentini. Nel 1967 è trasferito a Trapani e nel 1978 ritorna a Palermo. In quegli anni cadono sotto i colpi della mafia, tra gli altri, il giudice Cesare Terranova, il procuratore capo Gaetano Costa e il Presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella. Viene assegnato all’Ufficio istruzione, sotto la guida di Rocco Chinnici, e collabora con Paolo Borsellino. Incaricato dell'indagine su Rosario Spatola avvia un complesso lavoro di indagini bancarie e patrimoniali, ottenendo la collaborazione di istituti di credito e finanziarie nazionali ed estere per ricostruire i movimenti di capitali sospetti. Il 29 luglio 1983 un’autobomba uccide Chinnici. A dirigere l’Ufficio istruzione è chiamato Antonino Caponnetto, che costituisce il pool antimafia, composto da Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Il pool avvia una ponderosa inchiesta che porterà al maxi-processo. Il 6 agosto 1985 la mafia uccide il Vicequestore della squadra mobile e stretto collaboratore di Falcone, Cassarà, qualche giorno prima analoga sorte era toccata al commissario Montana, amico e braccio destro di Cassarà.

Falcone e Borsellino, incaricati di scrivere l’ordinanza di rinvio a giudizio del maxi-processo, vengono trasferiti con le loro famiglie all’isola dell’Asinara, per proteggerli dalle minacce di morte. Il 10 febbraio 1986 si apre il maxi-processoche si conclude a dicembre del 1987 con condanne molto significative. Alla guida dell’Ufficio istruzione, dopo il pensionamento di Caponnetto, è nominato Antonino Meli, che di fatto abbandona il metodo del pool. Il 20 giugno 1989 Falcone sfugge a un agguato nella sua villa all’Addaura. Dopo l’attentato, è nominato Procuratore aggiunto di Palermo, ma il clima teso che avverte ormai nell’ambiente giudiziario e nella città lo spinge ad accettare, nel 1991, l’invito a ricoprire il ruolo di Direttore degli Affari Penali del Ministero. Da qui lavora alla costituzione di un ufficio investigativo nazionale che prenderà il nome di Direzione Nazionale Antimafia. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione riconosce valido l’impianto accusatorio che aveva portato alla sentenza di primo grado del maxiprocesso e ripristina gli ergastoli e le condanne annullati in appello. Il 23 maggio 1992 lungo l’autostrada che porta a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci, una violentissima esplosione uccide Falcone e chi era con lui.

Anche Paolo Borsellino nasce a Palermo 14 gennaio 1940. Dopo la laurea in giurisprudenza nel 1962, partecipa l’anno successivo al concorso in magistratura, divenendo poi l’allora più giovane magistrato italiano. Nel 1967 è pretore di Mazara del Vallo e, successivamente, pretore di Monreale, dove lavora in stretta collaborazione con il capitano dei Carabinieri, Emanuele Basile. Nel 1975 è trasferito presso il Tribunale di Palermo e a luglio dello stesso anno è assegnato all'Ufficio istruzione affari penali diretto da Chinnici. Nel 1980 grazie all'indagine condotta da Borsellino e Basile vengono assicurati alla giustizia alcuni esponenti della criminalità mafiosa. Condivide in quegli anni le esperienze di Falcone sopra richiamate.

Il metodo di condivisione delle informazioni tra i magistrati del pool e le confessioni di alcuni pentiti portano alla conferma dell’intuizione di un’associazione mafiosa con una struttura unica, fortemente verticistica, con stretti legami con la mafia d’oltreoceano. Nel dicembre 1986 Borsellino è nominato Procuratore di Marsala. Ritorna a Palermo nel 1991, come Procuratore aggiunto per coordinare l’attività distrettuale antimafia. Si apre una nuova stagione di stragi di mafia di cui saranno vittime proprio Falcone e Borsellino, diventati ormai un simbolo per l’intera collettività nazionale della lotta dello Stato contro la mafia. La strage di Capaci precede di meno di due mesi l’attentato di via D’Amelio, in cui anche Borsellino perde la vita.

Per visitare la mostra è possibile entrare facilmente, prenotandosi negli orari in cui non sono previste sedute. Inoltre, i cittadini che desiderano assistere, invece, proprio a una seduta dei lavori, possono recarsi, a partire da mezz'ora prima dell'inizio della seduta, in Piazza del Parlamento 24, presso la Sala del pubblico. Qui viene compilato un modulo di richiesta che deve essere accompagnato da un documento di identità valido. L'autorizzazione è rilasciata, compatibilmente con la disponibilità dei posti nelle tribune per il pubblico, entro 45 minuti circa. Ricevuta la comunicazione, chi vuole assistere alla seduta si reca in piazza del Parlamento 25 dove gli addetti, verificata l'identità, rilasciano il biglietto di accesso. Agli uomini è richiesto di indossare giacca e cravatta (la cravatta non è più obbligatoria per i deputati dal 1979, antica delicata questione). L'accesso alle tribune è consentito ai minori solo se accompagnati.

L’esposizione delle grandi foto nel palazzo parlamentare scuote e commuove. Entrare alla Camera dei Deputati è ormai abbastanza semplice, d’altra parte non c’è solo la mostra temporanea da vedere. La manifestazione Montecitorio a porte aperte consente a tutti di visitare con facilità la struttura principale. L'iniziativa risale al 1994, di norma, l'apertura ha luogo la prima domenica di ogni mese, liberamente, senza necessità di prenotazione, con ingresso a partire dalle ore 10.00 e accesso dell'ultimo gruppo alle ore 17.30. Il percorso di visita parte dall'ingresso di Piazza Montecitorio e, con la guida di Assistenti parlamentari, si svolge lungo un itinerario che tocca i luoghi più noti e suggestivi della vita parlamentare: l'aula dove si riuniscono in seduta plenaria i 400 deputati, il grande corridoio prospiciente l'Aula denominato Transatlantico o Corridoio dei passi perduti, le maestose scalinate berniniane che conducono ai piani superiori, le grandi sale di rappresentanza del secondo piano (Sala della Lupa, Sala Gialla, Sala della Regina). Per scuole, enti morali e gruppi organizzati sono possibili visite guidate nei giorni feriali (escluso il sabato) previa richiesta su carta intestata della scuola o dell'ente sottoscritta dai responsabili. Esiste ormai anche la possibilità di un giro virtuale.

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