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Venezia 1600. Il turismo: croce e delizia della città

Croce e delizia, contributo fondamentale o economia mordi e fuggi: il rapporto tra Venezia e il turismo è da anni intricato e complesso. Tra chi si lamenta della cafoneria e chi apre negozi di souvenir, tra chi ritiene che il turismo di massa rubi l’anima ad una città tanto bella quanto fragile e chi invece ritiene che proprio il turismo di massa possa essere l’unica via per dare un futuro all’isola.

Ciò che è certo però, è che il totale dei turisti a Venezia negli anni è in continua crescita. Prima di vedere però quantitativamente com’è cresciuto il turismo in questi anni, è utile disegnare le caratteristiche della città. Venezia, intesa come isola, è una città con poco più di 50 mila abitanti che, in era pre-covid, vedeva quotidianamente riversarsi nelle sue calli e nei suoi canali più di 35 mila turisti al giorno. Questo dato è una media sui 365 giorni dell’anno ma i veneziani sanno bene che non tutti i giorni o i periodi sono uguali, e questo significa che in determinati momenti Venezia di fatto vede più che raddoppiato il numero di persone presenti sull’isola.

Ne è controprova un’analisi fatta da OCIO, un progetto volto proprio ad analizzare la questione abitativa nella Venezia insulare. L’Osservatorio CIvicO sulla casa e la residenza, basandosi sui dati rilasciati dall’Ufficio di Statistica della Regione Veneto ha messo in luce come nel 2019 di fatto i posti letto per locazione turistica fossero diventati quantitativamente pressochè identici rispetto ai residenti (59,373 posti letto sul mercato turistico e 59,570 residenti).

Venezia e il turismo

Il rapporto tra Venezia e il turismo però, non nasce ora ma ha una lunga storia. Quello che oggi è un tema divisivo ma di fondamentale importanza per il futuro della città, un tempo, e parliamo di inizio Novecento, era visto come un’opportunità unica a livello europeo. Andrea Zannini, docente di storia moderna e del turismo all’università di Udine, qualche anno fa ha scritto un saggio intitolato proprio “Il turismo a Venezia dal secondo dopoguerra ad oggi“, in cui analizza il novecento turistico veneziano.

La data da cui partire è il 1906, anno in cui è stata fondata la Compagnia alberghi Lido, divenuta poi Compagnia italiana grandi alberghi (CIGA). Il primo grande albergo al Lido è stato costruito nel 1909 ed è il famoso Hotel Excelsior. Una premessa che ci aiuta a capire come anche ad inizio Novecento Venezia era la più importante località turistica italiana. I numeri però erano ben differenti rispetto agli attuali, sia come residenti che come arrivi e permanenze turistiche.

I dati disponibili, per quanto riguarda il movimento turistico a Venezia, arrivano dal Servizio statistica e ricerca del Comune di Venezia che mette in luce come nel 1952 le presenze turistiche in città erano un milione e 200mila. Numeri che, come vedremo in seguito, sono ben distanti dal crescente afflusso turistico degli ultimi anni. Secondo il prof. Zannini “la classe politico-imprenditoriale che resse la città nel trentennio 1915-1945 dimostrò una consapevolezza del ruolo del turismo all’epoca praticamente sconosciuta alle classi imprenditoriali italiane”. Ne è riprova il fatto che nel dopoguerra la “ricostruzione” veneziana riguardò principalmente due alberghi. “Tra 1946 e 1948 - si legge sempre nel saggio del prof.Zannini - apparve, a fianco del Palazzo Ducale oltre il Ponte della Paglia, al posto di alcune vecchie case, il cosiddetto “Danielino”, appendice con facciata in travertino del vicino hotel di lusso Danieli. Più impattante ancora il nuovo Hotel Bauer, in campo San Moisè, la cui facciata moderna si appoggiava a quella barocca della chiesa”. 

Secondo il professore dell’università di Udine, il flusso turistico a Venezia ha vissuto due fasi nettamente diverse. “La prima fase durò fino agli anni Ottanta, coincise con il grande sviluppo del turismo di massa internazionale, di cui Venezia rappresentò una delle mete principali”. Fautori di questo afflusso furono anche l’apertura dell’aeroporto Marco Polo a Tessera, creato nel 1960, e la creazione dell’isola-terminal del Tronchetto. 

Il saggio però mette in luce come la creazione di queste due grandi infrastrutture avesse messo in evidenza dei limiti di un sistema ricettivo non ancora pronto per i grandi numeri. “Così, - continua Zannini - mentre tra 1952 e 1982 le presenze in centro storico e al Lido raddoppiavano, quelle nella Terraferma veneziana decuplicavano: Mestre e Marghera venivano attrezzate per accogliere in nuovi hotel e campeggi il turismo di massa dei tour organizzati in arrivo in Pulmann o con i voli charter, o del turista dotato d’auto propria, mentre il centro città e il Lido mantenevano la tradizionale offerta di alto livello (oltre il 1 % dei posti letto in hotel di lusso di tutta Italia)”. 

Un’ulteriore conferma del passaggio da un turismo d’élite a un turismo di massa arriva anche dal tempo medio di permanenza. Nel 1949 era di tre notti, negli anni Settanta di 2 notti e nel 2012 di 2,26. Contestualmente, come abbiamo visto prima, dopo il picco di abitanti toccato nel 1951 con 174.808 persone, i residenti a Venezia hanno iniziato un costante declino che dura tutt’oggi.

 

Ma chi è il turista tipo che arriva a Venezia?

Il profilo tipo del visitatore di Venezia è da sempre tema di dibattito. È un turista straniero che si vole godere una città unica o è un turista “mordi e fuggi” sceso da una nave da crociera solo per vedere la bellezza con uno sguardo effimero ma senza viverla a fondo? Per capirlo proviamo ad analizzare come primo passaggio qual è la percentuale di turisti italiani e quella di turisti stranieri. 

Per quanto riguarda le presenze, cioè il numero di notti trascorse dai clienti nelle strutture ricettive vediamo che negli anni la percentuale di persone non italiane ha sempre superato l’82%. Un trend interrotto dal 2020, quando la pandemia con le inevitabili conseguenze sui viaggi, ha fatto pernottare a Venezia il 68% di stranieri e il 32% di italiani. 

 

Queste percentuali sono del tutto similari anche se invece di prendere in considerazione le notti, si analizzano solamente gli arrivi. Quando parliamo di arrivi intendiamo il numero di clienti ospitati negli esercizi ricettivi (alberghieri o complementari). Questo significa che si calcola un arrivo ogni volta che un cliente prende alloggio nell’esercizio, cioè se il turista che nel corso del viaggio fa più tappe in diverse strutture dà luogo a più arrivi.  

In questo caso la presenza straniera in città dal 2005 in poi ha sempre superato l’83%, tranne per lo scorso anno.

In termini quantitativi infine, vediamo che le presenze straniere sono sempre state, dal 2005 in poi, superiori a 6 milioni, numero che nel 2020 non si è raggiunto nemmeno accorpando queste presenze con quelle del turismo interno nazionale. 

 

Il turista medio quindi, proviene da fuori Italia e nella quasi totalità dei casi vorrebbe tornare a Venezia. Questo lo si evince da una Visitor Survey dell’università Ca’ Foscari che nel 2012 ha cercato di delineare i tratti tipici di chi arriva in città.

“Dalla fine di gennaio 2012 fino a gennaio 2013 - si legge nel documento Cafoscarino - sono stati somministrati 2.606 questionari a un campione di visitatori del centro storico di Venezia. Per intercettare i visitatori, gli intervistatori si sono posizionati in alcuni punti nevralgici del sistema turistico (Stazione, Strada Nuova, Rialto, Accademia, San Marco, ecc) in momenti diversi della giornata”. 

Ne è emerso uno spaccato in cui il 56% ha deciso di arrivare a Venezia in coppia, mentre il 15% ha dichiarato di viaggiare con la famiglia. Il 23% poi, viaggiava con gli amici, mentre solo il 4% in gruppo organizzato. 

Il turista medio sembra prediligere una struttura ricettiva rispetto all’appartamento privato, mentre solamente il 12% aveva dichiarato di dormire in un B&B (è bene ricordare che i dati sono del 2012). 

Il turista che arriva a Venezia si fermerebbe mediamente 4,4 notti e la spesa media giornaliera, anche se la stessa Università ha detto di prendere con le dovute cautele il dato, i dati sulla spesa sono da prendere sempre con molta cautela, era di 169 Euro pro-capite.

Tutti questi dati però, si riferiscono al 2012, anno che ha visto più di 9 milioni di presenze ma che è ben lontano dai quasi 13 milioni del 2019.

 

Per cercare di delineare un ritratto più fedele ed aggiornato del turista che visita Venezia, possiamo rifarci all’annuario che il Comune pubblica nel proprio sito. Secondo l’ultimo documento disponibile, che è l’Annuario del Turismo 2019, emerge che l'82% degli intervistati risiede in uno stato estero e il restante 18% risiede in Italia. Quest'ultimo dato lo approfondiremo in seguito ma già da questa indagine si rileva che il 23,1% risiede in Lombardia e a seguire il 17,4% in Veneto. Il mezzo di trasporto maggiormente utilizzato per arrivare a Venezia è l'aereo, nel 53% dei casi. Rispetto alla precedente analisi dell’università Ca’ Foscari, in questo caso notiamo come la vacanza di coppia o con la famiglia faccia parte di uno stesso dato accorpato e riguarda il 78% dei casi.

Anche per quanto riguarda la spesa media i dati non sono discordanti rispetto all’analisi Cafoscarina, essendo questa sui 200 euro a testa al giorno. Sempre per quasi la totalità dei turisti che ha visitato Venezia (94%) rimane poi la voglia di tornarci, valutando positivamente la vacanza. 

Il campione preso in esame dal Comune, attraverso la survey che ha utilizzato il database di VeneziaUnica per la rilevazione online, è stato di circa cinque mila turisti che hanno risposto (4.843) su un totale di domande inviate però ben maggiore (73.942). I dati, come abbiamo visto, non si discostano di molto rispetto a quelli divulgati dal Sistema Statistico Regionale, in particolar modo per quanto riguarda il turismo interno nazionale.

Sono i lombardi coloro i quali arrivano di più a Venezia (considerando anche che la Lombardia è la Regione più popolosa d’Italia), seguiti dai veneti e dai laziali. Un trend regionale che a grandi linee procede inalterato, ma in continua crescita dal 2005.

 

Solamente nel 2020, come abbiamo già visto, c’è stato un calo del turismo nazionale verso Venezia, anche se in termini di percentuali sappiamo che è cresciuto rispetto a quello estero. Questo è, per forza di cose, dovuto alla pandemia con i rispettivi blocchi dei voli prima e le quotidiane difficoltà dovute alle direttive regionali e nazionali poi. Nonostante però il numero totale di turisti nel 2020 sia stato inferiore come presenze del 72% rispetto al 2019, le Regioni italiane di provenienza di fatto sono rimaste immutate: Lombardia, Veneto, Lazio.

Per quanto riguarda invece le presenze straniere a Venezia, vediamo come i maggiori turisti veneziani siano sempre tedeschi, francesi, inglesi ed americani (inteso in senso non strettamente letterale ma persone provenienti dagli Stati Uniti). Questo si conferma anche nel 2020, anno particolare in cui le presenze tedesche sono state quasi 500 mila (490mila), quelle dal Regno Unito 234mila, dagli USA 114mila e dalla Francia 308mila.

Ma quanti turisti può sostenere Venezia ogni giorno? La domanda non è di facile risposta. Esiste una simulazione, datata 2018, in cui il professore di Economia del turismo di Ca' Foscari, Jan Van Der Borg, ha calcolato la presenza massima di turisti su 52mila presenze al giorno. Un numero al rialzo rispetto ad una precedente osservazione dello stesso professore ma oramai datata 1988 (si calcolavano 20mila presenze massime al giorno), ma comunque fuori dall’attuale realtà di alcuni giorni, realtà intesa come periodo pre-pandemico.

Il tema del turismo sostenibile in una città fragile come Venezia non può essere affrontato in modo superficiale perché è esso stesso cruciale per la vita della città, con tutto il suo patrimonio storico, artistico ed architettonico, e dei suoi residenti. Quest'analisi è sicuramente parziale e non prende in considerazione un altro degli aspetti cruciali quando si parla di sostenibilità e turismo: la questione delle Grandi Navi a Venezia (tema che abbiamo già affrontato in passato sia dal punto di vista dei costi/benefici, sia dal punto di vista di eventuali alternative al passaggio all'interno della città). Ma ciò che vogliamo far emergere è la fragilità di un luogo che spesso proprio su questa fragilità gioca le sue carte per divenire ancora più attrattivo, considerando però che i numeri sono in continua crescita e per proteggere Venezia servono azioni politiche lungimiranti e basate su una visione a lungo termine.

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