CULTURA

Medicina tra arte e scienza al Musme

Da qualche tempo, quando si entra al Museo di Storia della medicina a Padova, il primo oggetto che cattura l’attenzione del visitatore non è un libro antico o uno strumento di cura – come ci si potrebbe aspettare – ma un quadro. Un olio su tela sui toni prevalenti del viola, dell’azzurro, dell’arancio e del verde. In primo piano due figure di foggia classica, dietro due uomini contemporanei che si appoggiano ai primi con una mano. Qualche metro più in là, prima di passare nelle altre sale, una seconda tela. Anche in questo caso, ritratti moderni e antichi si intrecciano a elementi fortemente simbolici, con un linguaggio artistico poetico e surreale: un teschio, scritti medici, segni zodiacali. Una personale reinterpretazione della lezione di Pietro d’Abano, filosofo, medico, astrologo operante all’università di Padova agli inizi del Trecento. Quando l’arte incrocia la scienza, il risultato è anche questo: Sincronie intellettive, un’esposizione di sei grandi dipinti dedicati a studiosi come Andrea Vesalio, Galileo Galilei, Prospero Alpini, al loro pensiero e alle loro opere. Non un allestimento a sé stante, ma in dialogo con il resto degli oggetti presenti nel museo, quasi come un prolungamento di significato. 

“Il mio atelier – mi racconta Silvia Patrono, autrice delle opere – si trova in via San Francesco, a pochi passi dal museo. Dopo aver visitato il Musme, è sorta in me la curiosità di saperne di più. Ho ripercorso le vicende di quei medici, ne ho studiato i contributi. Ho visitato i luoghi in cui hanno prestato la loro opera, da Palazzo della Ragione alla sala dei Quaranta di palazzo del Bo, fino all’Orto Botanico. Mi piaceva l’idea di mettere in relazione persone e ambienti. Non sapevo bene dove mi avrebbe condotto quella ricerca. Dopo un anno di lavoro ebbi un’intuizione e proposi il progetto. I dodici mesi successivi mi videro impegnata nella realizzazione delle tele”.

Ogni opera porta in sé dimensioni parallele, passato e presente convivono in un unico istante Silvia Patrono

In ogni quadro è visibile la traccia delle ricerche che stanno a monte. Uomini e donne, oggetti, libri, spazi sono collocati in un tempo sospeso che proietta il passato nel futuro. Nella sala dedicata a Galileo è posto il dipinto che raffigura lo studioso con il cannocchiale e la sfera armillare, accanto a studenti contemporanei che reggono cartigli e libri. In un’altra stanza, Vesalio è ritratto vicino a uno scheletro, giovani d’oggi lo guardano lavorare. Davanti al dipinto, è immediata l’associazione con il ritratto dell’anatomista posto in apertura alla sua opera maggiore, De humani corporis Fabrica. Più oltre, Prospero Alpini tiene sotto braccio il progetto dell’orto botanico, sullo sfondo figure classiche, in primo piano una donna. 

Ogni opera porta in sé dimensioni parallele – spiega Patrono –, passato e presente convivono in un unico istante. Nell’immergermi nelle vite incredibili dei personaggi della medicina e nelle loro scoperte, ho sentito quanto sia importante poter celebrare il loro valore, quanto sia importante che l’energia della ricerca passata sia tramandata e custodita nel contemporaneo, per permettere la creazione di nuovi progetti futuri”. Nani sulle spalle di giganti. Osservando le opere, viene in mente il celebre aforisma e l’importanza che, in ogni epoca, assume la lezione dei predecessori per i contemporanei e per il progresso della scienza.

La pittrice non è nuova all’interpretazione di temi che strizzano l’occhio alla scienza. Nel 2014 ha iniziato una ricerca che l’ha condotta alla rappresentazione della natura nelle sue tele, dalle quali emerge la vitalità degli elementi vegetali. L’interesse artistico e lo studio si sono tradotti nella collezione Armonie naturali, ispirata alle piante del Giardino di Cristallo di Padova. In questa raccolta il paesaggio entra nel dipinto e scompone lo spazio, mentre le figure si fondono con la natura.  

È importante che l’energia della ricerca passata sia tramandata e custodita nel contemporaneo, per permettere la creazione di nuovi progetti futuri Silvia Patrono

L’esposizione al Musme e la raccolta naturalistica precedente ricordano i diversi modi in cui la scienza può dialogare con l’arte. Ma anche con il teatro, la musica, la poesia, il cinema.  Non esiste dicotomia, come si è a lungo sostenuto, ma continuità, incontro, intersezione. 

“Le due culture, scientifica e umanistica, sono state spesso separate, pur a forza e ‘contro natura’ – scriveva qualche tempo fa Valerio Calzolaio, nel recensire il volume di Pietro Greco Homo. Arte e scienza –; molti scienziati e umanisti hanno rifiutato di confrontarsi o stentato a riconoscere analogie e omologie. In realtà, l’arte e la scienza sono manifestazioni in apparenza di diversa origine e struttura ma, invece, profondamente interpenetrate di un’unica cultura, la cultura umana, così come si è evoluta nel tempo”. Alla base, secondo Silvia Patrono, sta la stessa “scintilla”, un’intuizione che porta lo scienziato a compiere una scoperta, l’artista a concepire un’opera. 

La serie di dipinti della pittrice padovana rimarrà al Musme fino all’8 ottobre 2023. Ma per tutte le ragioni esposte, si potrebbe forse pensare a una collezione permanente? 

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