CULTURA

Le tratte degli schiavi: il debito della scienza

È risaputo: il progresso scientifico non si arresta mai, nemmeno nei momenti più bui della storia. Durante il regime nazista, ad esempio, vennero utilizzati come cavie i prigionieri dei lager. Questa pratica crudele portò a dei risultati in campo medico e all'utilizzo di una nomenclatura correlata a medici nazisti per alcuni test e malattie. Perciò non dovrebbe stupirci il fatto che l'importantissima opera del 1735 di Carl Nilsson Linnaeus, Systema Naturae, che introdusse il binomio flora e fauna, si basasse sullo studio di collezioni di campioni raccolti durante la tratta Atlantica. Questa, però, non fu l'unica opera scientifica correlata al commercio di schiavi

Sam Kean lo racconta nel suo articolo Science's debt to the slave trade: tra i più importanti scienziati del '700 c'era James Petiver, farmacista e naturalista. Lo studioso non era solito lasciare Londra, tuttavia mise insieme la più grande collezione di storia naturale del mondo e questo non sarebbe mai potuto accadere senza le sue connessioni con la schiavitù.

Infatti, lo scienziato dirigeva una rete globale di decine di medici di bordo e capitani che raccoglievano campioni di animali e piante prelevati dalle colonie, con cui organizzò un museo e un centro di ricerca. Lui e altri scienziati  scrissero degli articoli scientifici in proposito, a cui fecero riferimento altri naturalisti, incluso Linnaeus. Tra 1/4 e 1/3 dei collaboratori del naturalista lavorava nel commercio degli schiavi. Petiver si rivolgeva loro principalmente perché non aveva altre opzioni: poche imbarcazioni, al di fuori di quelle impiegate nella tratta Atlantica, viaggiavano fino ai luoghi chiave situati in Africa e in America latina.

Nonostante la grande mole di campioni raccolti, Petiver non si recò mai oltreoceano in prima persona, ma altri scienziati lo fecero. Henry Smeathman, naturalista inglese, partì alla volta di una colonia di schiavi in Sierra Leone nel dicembre del 1771, fra le altre cose, studiò i cumuli di termiti in Africa occidentale, che misuravano fino a 4 metri di altezza, finendo col doversi difendere dall'attacco degli insetti pronti a morderlo. Inizialmente Smeathman si considerava superiore agli “schiavisti ignoranti” e intendeva raccontare la verità sui “mal rappresentati negri”.

Tuttavia, era totalmente dipendente da quegli uomini per il cibo, per la sua sicurezza personale e per il trasporto. La solitudine lo portò a socializzare e a giocare con loro a golf e a backgammon, presto iniziò a cacciare capre e a godersi i banchetti sulla spiaggia come gli schiavisti. Nel 1774 lavorava con una compagnia schiavista che aveva sede a Liverpool, questo facilitò il trasporto dei campioni da lui raccolti. Iniziò persino a commerciare schiavi in cambio di provviste per le sue spedizioni. Lentamente divenne parte del sistema che aveva sempre disprezzato

Perché gli scienziati si immischiavano nel sistema schiavista? I governi europei sponsorizzavano alcune spedizioni scientifiche, ma molte delle navi che raggiungevano l'Africa e le Americhe erano imbarcazioni private, impegnate nella tratta triangolare. Questo scambio a tre vie portava armi e manufatti in Africa, schiavi nelle Americhe e tinture, medicinali e zucchero in Europa. Per entrare in Africa e nelle Americhe, quindi, gli scienziati si facevano dare un passaggio dalle navi negriere. Al momento dell'arrivo i naturalisti facevano affidamento sugli schiavisti per il cibo, per un rifugio, per la corrispondenza, per l'equipaggiamento e per i mezzi di trasporto.

Quando le navi negriere britanniche arrivarono in America latina, l'equipaggio aveva l'ordine tassativo di stare al porto e di non curiosare in giro, soprattutto perché la Spagna voleva proteggere il proprio monopolio di alcune risorse naturali proficue. Ma i naturalisti come Petiver sapevano che gli spagnoli non avevano modo di far rispettare il divieto, dato che il territorio era troppo poco sorvegliato. Perciò addestrarono i marinai a raccogliere campioni in segreto

Petiver equipaggiava le reclute con kit che includevano barattoli per gli insetti e carta per pressare le piante. Il compenso prevedeva libri, medicine e contanti. Alcuni naturalisti istruivano i loro contatti all'estero per allenare gli stessi schiavi a raccogliere i campioni. Infatti, spesso gli schiavi conoscevano piante e animali che erano ignoti agli europei e visitavano aree che loro non riuscivano a raggiungere. Il naturalista si offrì di pagargli mezza corona (18 dollari) per ogni dozzina di insetti o 12 pence (7 dollari) per ogni dozzina di piante.

Tra i campioni che giungevano in Europa, i naturalisti apprezzavano particolarmente i reperti esotici quali uova di struzzo, scarabei Golia, farfalle, bradipi e armadilli. Ma i tesori più preziosi erano le sostanze come il chinino che, estratto dalla corteccia di Cinchona, tinge di un blu indaco profondo e, estratto dai coleotteri, di un rosso cocciniglia brillante che valeva più dell'argento. Gli studi scientifici sulle tinture e sulle altre sostanze, spesso, aprivano nuove opportunità per i mercanti di schiavi. Ad esempio il chinino, avente proprietà antipiretiche, antimalariche e analgesiche veniva racimolato dalle località tropicali e aiutava gli europei a sopravvivere in quelle zone. Più sicura e più proficua era una colonia, più le sue attività commerciali, tra cui la schiavitù, si sviluppavano. La ricerca scientifica, quindi, non solo dipendeva dalle colonie di schiavi, ma permise loro di espandersi.

Migliaia di campioni raccolti tramite il sistema del commercio degli schiavi, sono oggi conservati in posti come il museo di Storia naturale di Londra, e vengono ancora utilizzati nelle ricerche genetiche e nella tassonomia. Tuttavia, poche delle persone che li impiegano nei loro studi sono a conoscenza della loro origine. Recentemente gli storici hanno iniziato a rileggere le connessioni tra la scienza e la schiavitù e stanno capendo quanto profondamente legate siano: sono state rilevate corrispondenze tra gli appunti dei naturalisti e le cronache delle compagnie degli schiavi.

Fra tutti i campi scientifici, specialmente la botanica e l'entomologia hanno tratto beneficio da questo legame. Uno dei discepoli di Linnaeus dichiarò che durante la sua prima escursione in Sierra Leone riuscì a raccogliere tre nuove specie in 15 minuti: l'abbondanza delle piante lo sconvolse. I dottori raccolsero anche resti umani: in Gran Bretagna arrivarono polipi estratti dalle mani degli schiavi, pelle essiccata, un feto derivato da un aborto spontaneo, e secondo un vecchio catalogo, “pietre estratte dalla vagina di una ragazza africana negra”. Gli insetti, le piante e i resti umani spesso finivano negli armadietti di ricchi gentiluomini, tra monete romane, gemme e qualsiasi altra cosa li affascinasse. 

Altri campioni approdarono nelle università o negli istituti scolastici. Alcuni storici oggi si riferiscono a quelle collezioni private e pubbliche come alla “grande scienza” dell'epoca, gli studiosi analizzavano quei depositi e facevano circolare il risultato delle loro ricerche fra gli altri scienziati. Grazie al lavoro forzato venne costruito il primo grande osservatorio nell'emisfero del sud, a Città del Capo, in sud Africa. Gli astronomi come Edmond Halley osservarono la luna e le stelle dai porti degli schiavi e i geologi raccolsero rocce e minerali in quei luoghi. Quando sviluppò la teoria della gravitazione, Newton studiò le maree degli oceani, sapendo che la forza di attrazione gravitazionale della luna ne era la causa. Lo scienziato lesse gli studi sulle maree di tutto il globo e uno studio cruciale era stato fatto nei porti francesi della Martinica.

Per le università e gli altri istituti è difficile stabilire il numero esatto dei  campioni in loro possesso legati alla schiavitù. In alcuni casi  non si hanno dei registri digitalizzati o molti dei vecchi campioni sono stati registrati in modo vago e frammentato, rendendo la loro provenienza ancora più oscura. Diversi documenti fra il XVIII e il XIX secolo attestano che migliaia di migliaia di oggetti arrivarono in Europa. Smeathman mandò 600 specie di piante e 710 specie di insetti. La collezione di Petiver passò a Hans Sloane il quale, quando morì nel 1753, lasciò la sua collezione e quella del collega al governo britannico. Queste divennero la base del British Museum di Londra, il quale poi si divise in altre entità. Molti dei campioni di Sloane finirono al Natural History Museum, dove sono conservati ancora oggi.  

Nonostante molti vecchi campioni, raccolti durante la tratta, si siano disintegrati o siano andati perduti, probabilmente tanti altri sopravvivono in quasi tutti gli istituti europei che abbiano delle collezioni di storia naturale risalenti a qualche secolo fa. Gli scienziati le consultano ancora per costruire filogenesi e per la tassonomia. Molte di queste raccolte contengono le prime descrizioni di esemplari di specie usati per la comparazione con tutti gli altri esemplari. Queste raccolte hanno un valore inestimabile anche per la domesticazione delle piante, per la storia del cambiamento climatico e per i cambiamenti nella distribuzione geografica delle specie. Gli scienziati hanno estratto il DNA dai campioni per studiare come le piante e gli animali si siano evoluti nei secoli. Molti scienziati però, e persino i curatori dei musei, sono inconsapevoli dell'origine di queste raccolte: sono semplicemente dei dati. 

Cosa dovrebbe fare la comunità scientifica in proposito? Gli storici sostengono che il riconoscimento della correlazione tra scienza e schiavitù sia un inizio: negli articoli bisognerebbe menzionare come sono stati raccolti i campioni. Dare importanza alle loro origini potrebbe migliorare la ricerca stessa, specialmente vista l'insufficienza, in alcuni casi, dei registri delle raccolte. Kathleen Murphy, storica della California Polytechnic State University, sostiene che la tratta Atlantica possa spiegare la provenienza geografica di alcuni campioni: le piante africane, ad esempio, non sarebbero state raccolte in tutto il continente, ma da punti specifici lungo la costa, i porti dove venivano imbarcati gli schiavi. Questi campioni, da un punto di vista scientifico, sono essenzialmente delle prove, più sai della provenienza di queste prove, meglio puoi comprendere quello che hai a disposizione e come puoi usarlo per i tuoi studi.

We’ve been so negligent in bringing these histories [of slavery and science] together. We’ve missed that they are in fact the same history James Delbourgo, storico della Rutgers University

SPECIALE Le tratte degli schiavi

1. Le tratte degli schiavi: dall’Africa sub-sahariana all'Africa mediterranea

2. Le tratte degli schiavi: dall'Africa orientale all'oceano Indiano

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