SOCIETÀ

Addio a Draghi e al quantitative easing: niente drammi ma attenzione al debito

Con l’inizio del 2019 si conclude definitivamente il cosiddetto Quantitative Easing, il programma di acquisto da parte della Banca Centrale Europea di titoli di stato dei Paesi di area Euro. Nel 2018 attraverso il QE sono stati acquistati anche titoli italiani per quasi 40 miliardi di euro, circa un decimo di quelli emessi complessivamente, e questo significa che dovremo trovare altri soggetti per finanziare il nostro debito pubblico, in un periodo in cui il governo non sembra minimamente intenzionato e ridurre la spesa.

Un passaggio molto importante per la nostra economia ma da non drammatizzare eccessivamente: è l’analisi di Lorenzo Forni, economista dell'università di Padova con precedenti esperienze al servizio studi della Banca d’Italia e al Fondo Monetario Internazionale di Washington, dove ha lavorato dal 2010 al 2016. “La BCE terrà i titoli già acquistati e li rinnoverà alla scadenza – spiega Forni nella videointervista a Il Bo Live –; inoltre nonostante lo spread sul nostro debito pubblico paghiamo ancora tassi relativamente bassi, intorno al 3%, e per il momento non si prevede un rialzo”. Questo non significa che bisogna abbassare la guardia: la soluzione migliore in questo caso, sempre secondo Forni, è di ritrovare la strada della crescita.

Guarda l'intervista completa a Lorenzo Forni

Il 2019 sarà un anno importante anche perché terminerà il mandato alla guida della BCE di Mario Draghi, che del QE è stato uno dei principali artefici, oltre ad aver contribuito in maniera decisiva all’affermazione dell’istituzione di Francoforte come istituzione autorevole e indipendente. “La BCE è guidata da un governig council di 25 membri, 19 in rappresentanza dei Paesi dell’area Euro più i sei membri dell’executive board, tra cui il presidente Draghi – continua Forni –. Ogni decisione viene già discussa approfonditamente tenendo conto delle posizioni dei vari Paesi, quindi con l’uscita di Draghi non mi aspetto grandi cambiamenti, almeno in situazioni normali. Se invece ci dovessero essere crisi…”.

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