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Cina, cosa sappiamo finora del nuovo virus

Aggiornamento 24 gennaio 2020: Come spesso accade in questi casi ora dopo ora si susseguono diverse notizie e, purtroppo, inizia anche il valzer dei numeri. C'è chi riporta che i decessi causati dal coronavirus siano stati 26, chi, come il risk assessment dell'ECDC parla di 17 morti al 22 gennaio, ciò che però è chiara ed incontrovertibile, per ora, è la dichiarazione dell'organizzazione mondiale della sanità. L'Oms ha riunito per due giorni un comitato di esperti ed il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell'Oms, al termine dell'incontro ha dichiarato: "Il coronavirus è un'emergenza sanitaria in Cina ma è ancora presto per dichiararla emergenza globale".

Il direttore dell'organizzazione mondiale della sanità ha anche invitato "tutti i Paesi a disporre di misure per individuare i casi di coronavirus", misure che in Italia sono già iniziate. "I controlli negli aeroporti - ha dichiarato il ministro della sanità Speranza - procedono regolarmente. Quelli svolti a Fiumicino hanno dato esito negativo. Siamo in stretto contatto con tutte le istituzioni internazionali. Ho sentito più volte personalmente la commissaria europea Stella Kyriakides che sta coordinando le misure a livello comunitario". 

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22 gennaio 2020: I casi sono in aumento e i numeri vengono costantemente aggiornati. Stando a quanto riportato dal ministero della Salute, al 21 gennaio sono circa 300 le persone che hanno contratto l’infezione da 2019-nCoV: 291 in Cina, di cui 270 a Wuhan, i rimanenti in Thailandia, Giappone e Corea del Sud. Ieri è arrivata la notizia del primo caso confermato negli Stati Uniti e di altri sospetti in ulteriori Paesi. Considerata la situazione e la possibilità di una propagazione a livello globale, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha convocato per oggi un comitato di emergenza. “La virulenza di questo nuovo virus, cioè la capacità di produrre malattia, non è ancora nota – osserva Giorgio Palù –. Oggi sappiamo che la forma è epidemica, ma potrebbe anche evolversi in una pandemia”.

La notizia ufficiale è arrivata a fine dicembre. La Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan segnalava all’Organizzazione mondiale della Sanità un focolaio di casi di polmonite a eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. La maggior parte dei casi sembrava avere un legame epidemiologico con un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi nel sud della Cina, il Huanan Seafood. Il 9 gennaio veniva comunicata l’identificazione di un nuovo coronavirus (2019-nCoV) come agente causale dell’infezione e ne veniva resa pubblica la sequenza genomica. Si tratta di un virus che appartiene alla famiglia dei coronavirus: vengono trasmessi dagli animali alle persone e provocano malattie che vanno dal comune raffreddore a patologie più gravi come la Sars e la Mers, sindromi respiratorie acute identificate per la prima volta nel 2002 e nel 2012. Numerosi coronavirus noti circolano negli animali, ma non hanno ancora infettato l’uomo.

“Conosciamo il virus dunque che è molto simile, ma non identico a quello della Sars – sottolinea il virologo Giorgio Palù – Probabilmente anch’esso ha un’origine nel pipistrello, ma non è certo dato che non conosciamo la specie che è l’ospite naturale del virus. Ora dai dati epidemiologici abbiamo appreso che esiste anche una diffusione interumana”.

Il virologo Giorgio Palù parla del nuovo virus identificato in Cina. Riprese e montaggio di Elisa Speronello

La trasmissione da uomo a uomo infatti è stata confermata, ma servono ulteriori informazioni per valutare la portata di questa modalità di trasmissione. Non è nota la fonte dell’infezione e potrebbe essere ancora attiva. Secondo l’European Center for Disease Control and Prevention, la probabilità di infezione per i viaggiatori in visita a Wuhan, che hanno uno stretto contatto con individui sintomatici, è considerata moderata.

Palù sottolinea che non è ancora possibile definire la mortalità: “La Sars  aveva una mortalità di circa il 10%, ben più grave era la Mers con un 30% di mortalità. In questo caso ancora non possiamo esporci, ma avremo presto dati epidemiologici". E continua: "Christian Drosten all’università Charité di Berlino, sulla base delle sequenze note, ha già preparato un test sierologico per determinare gli anticorpi contro questo virus. Non possediamo un vaccino come non esiste per quasi tutti i coronavirus, ci sono dei farmaci che funzionano per la Sars (inibitori di proteasi). Dobbiamo seguire con attenzione l’evolversi di questa infezione: dai primi dati direi che sembra poco più di un raffreddore e che i pazienti deceduti erano già molto compromessi nel loro stato di salute. È necessario tuttavia attendere altre informazioni”.   

Il virologo non si esime dal sottolineare un rischio che si deve tener presente, e cioè la possibilità che si verifichi una pandemia, come è avvenuto per la Sars. Wuhan è una città metropolitana con un aeroporto internazionale e i voli trasportano facilmente le persone e i virus in ogni parte del mondo. Senza contare che si avvicina il capodanno cinese e dunque la città sarà particolarmente affollata.

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