SOCIETÀ

C'è un confine tra giustizia e diritto?

Pensi che possa sopravvivere, e non essere sovvertita, una città in cui le sentenze pronunciate non hanno efficacia, e possono essere invalidate e annullate da privati cittadini? (Critone, Platone, 50c)

Non pensavo che i tuoi ordini avessero tanta forza che tu riuscissi, pur mortale, a superare le leggi non scritte [...]. Infatti esse non vivono da oggi o da ieri, ma da sempre, e nessuno sa da quando apparvero.  (Antigone, Sofocle, vv 453-455)

C'è un confine tra giustizia e diritto? In teoria, non dovrebbe esserci, dato che il diritto dovrebbe basarsi proprio sulla difesa e sulla tutela di ciò che è giusto. Cosa pensare, allora, quando le regole stabilite sembrano discostarsi da ciò che riteniamo più giusto? Questa è una delle domande che l'uomo si pone fin dall'antichità e alla quale ha risposto in modi diversi. Dovremmo seguire l'esempio di Socrate e sottostare a una legge che sentiamo ingiusta, per amore e fedeltà verso la società civile che ci accoglie? Oppure dovremmo perseguire valori più alti, nel rispetto di leggi non scritte che oltrepassano il diritto qui e ora, ribellandoci come Antigone nel momento in cui queste vengono schiacciate dalla politica?

C'è un palazzo, a Roma, che da ex sede dell'inpdap, nel 2013 è stato trasformato in un centro polifunzionale dopo essere stato occupato a scopo abitativo (e non solo) da Action, l'associazione antifascista internazionale che lo ha ribattezzato Spin Time.

Le famiglie che abitavano lì hanno però avuto una brutta sorpresa quando, il 6 maggio, l'intero edificio è rimasto senza corrente elettrica e acqua calda. I 300mila euro accumulati di bollette non pagate sono stati la ragione per cui sono state staccate le utenze, lasciando 400 persone al buio per una settimana, fino a quando, da un momento all'altro, le lampadine si sono riaccese.

È stato Konrad Krajewski, cardinale elemosiniere del Papa, a compiere il gesto decisivo: si è calato nel tombino e ha spezzato i sigilli che bloccavano i contatori della corrente elettrica.

Il gesto, però, ha causato conseguenze che sono andate ben oltre il ripristino delle attività quotidiane degli abitanti del palazzo. Il caso ha avuto una risonanza nazionale, causando una frattura tra chi ha espresso il suo apprezzamento per l'azione del cardinale, e chi, invece, l'ha percepito come una contravvenzione alle regole. Ma le conseguenze possono andare ben oltre le dichiarazioni pubbliche di politici ed ecclesiastici. Tutto ciò ci riporta a quell'antico problema che ci fa domandare quand'è che il diritto ostacola ciò che è giusto, e quando, quindi, è giusto contravvenire alle leggi.

Krajewski ha dichiarato di aver agito per uno scopo umanitario, ovvero: per il bene delle famiglie, tra le quali c'erano anche bambini. Si può dire che abbia agito in difesa dei diritti umani? Il professor Marco Mascia, direttore del Centro di ateneo per i Diritti umani dell'università di Padova propone una riflessione per fare chiarezza su questo punto.

“Noi possiamo dire che oggi diritto e giustizia sono due facce della stessa medaglia. In passato, gli studiosi di diritto si occupavano solo di diritto positivo. Occuparsi di giustizia in qualche modo significava entrare nel campo dei valori, degli ideali nazionali, quindi chi faceva questa scelta perdeva credibilità scientifica. Questo approccio è cambiato con il costituzionalismo democratico del secondo dopoguerra. Gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione sono un inno alla giustizia. E tutto questo emerge in maniera ancor più forte con la Carta delle nazioni unite del 1945 e con la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948”.

Insomma, viene così rimesso al centro un nesso fondamentale tra leggi e giustizia, la quale diventa parte integrante del diritto, non solo a livello nazionale, nelle costituzioni democratiche, ma anche a livello internazionale.

Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo... Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani

Ma quale può essere, invece, il ragionamento di chi ha condannato il gesto del cardinale?

Per il senso comune, la giustizia ha pur sempre qualcosa a che fare con l'etica come insieme di pratiche universalmente applicabili. Vale a dire: non è forse giusto che tutti paghino la luce? Eppure, a livello personale conviene non pagarla (almeno finché non la staccano). Ma questo ricade nel concetto di free riding, su cui si basa di fatto l'intero meccanismo dell'evasione fiscale. Ovvero: ci si può permettere di non pagare la luce solo se tutti gli altri la pagano. Ma, viene da sé, un atteggiamento del genere non è universalmente applicabile. Non è una prassi che può essere adottata da tutti. Perché se nessuno pagasse, allora di luce non ce ne sarebbe proprio. In questo senso, pagare è giusto non perché lo dice la legge, ma perché è eticamente corretto. Tornando a Platone: rispettare la legge è giusto non perché è conveniente (se non lo si fa, si viene puniti), ma perché se nessuno lo facesse, verrebbe meno l'intero concetto di comunità e cittadinanza.

Ancora una volta, però, la questione non è così semplice.

Sofocle diceva che esistono principi più alti, leggi non scritte. Invece, come abbiamo sottolineato poco fa, queste leggi oggi sono scritte.

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”. Così recita l'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani, il vero e proprio cuore del documento, come ricorda il professor Mascia.

“Prima di ogni cosa vengono i bisogni delle persone e delle comunità umane. Questo ci porta a dire che la vita, prima ancora di essere un diritto fondamentale della persona, è un valore assoluto, perché incarna la dignità umana. Non possiamo dire che vengono prima i diritti civili e politici e poi i diritti sociali e culturali. Il rispetto del diritto alla vita compete la realizzazione di tutti i diritti umani”.

Nell'articolo 25 si fa riferimento alla possibilità che un individuo perda “i mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”. Questo, secondo il professor Mascia, è ciò che è successo a Roma.

“Se una persona non ha i mezzi di sussistenza per pagare l'affitto, come fa a pagare le bollette? Oggi in Europa c'è tanta sofferenza, ci sono violazioni gravi dei diritti economici e sociali. Quando la disoccupazione raggiunge un livello così alto come in questo periodo, significa che un diritto fondamentale, quello al lavoro, è violato. Quante persone perdono allora la loro dignità? Non possono mangiare, studiare, far crescere i loro figli. Il gesto del cardinale Krajewski è un gesto a tutela della dignità umana e della comunità che vive in quel palazzo. In questo caso, il diritto fondamentale era avere l'energia elettrica e il riscaldamento per poter cucinare. Senza l'energia elettrica quanti diritti umani vengono violati? Il problema, perciò, è delle istituzioni che avrebbero dovuto, prima che Krajewski intervenisse, ripristinare l'energia elettrica e avrebbero dovuto trovare un alloggio sano a quelle persone che vivono in quel palazzo”, conclude Mascia.

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