CULTURA

Il mercato del libro nel 2025 cala ma le librerie fisiche restano fondamentali

Come ogni ultima settimana di gennaio sull’isola di San Giorgio, a Venezia, alla Fondazione Cini, si tiene la Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri che si chiude, il venerdì, con un seminario che tira le somme sul mondo del libro. Tra i vari interventi e le tavole rotonde, sono stati resi noti dall’AIE i dati sul mercato editoriale nel 2025 e più in generale sui consumi degli Italiani (dati Prometeia).

Angelo Tantazzi di Prometeia, in particolare, ha illustrato lo scenario della spesa degli italiani nel 2025, mostrandoci che in definitiva ancora risentiamo di quella paura che il lockdown, le recenti crisi economiche e la guerra con le sue conseguenze (come l’aumento del costo dell’energia) ci hanno lasciato.

Il PIL italiano cresce, sì, ma in modo molto lento e, rispetto a quello europeo, di meno della metà (la Germania invece è in stagnazione mentre la Spagna in ascesa), anche se l’influenza dei dazi USA ancora si fa sentire poco: in ogni caso, rispetto alla fine del 2019 (cioè l’inizio della crisi), è sopra di 6.8 punti percentuali. Sempre in confronto a sei anni fa, la disoccupazione e l’occupazione sono ai loro migliori risultati (-3.6% la prima e + 8.6% la seconda), il debito pubblico è aumentato del 3.1% ma buone sono le condizioni finanziarie delle famiglie e delle imprese (il risparmio privato si aggira sul +5.5% e i consumi aumentano del 2.2%) anche se l’inflazione, rispetto ad allora, è cresciuta del 19.4%. La crescita recente però è scarsa: il 2026 in linea con il 2025 (di neanche un punto percentuale) e praticamente solo grazie al PNRR. Le manovre pubbliche, infatti, non stanno incidendo quasi per nulla sul PIL degli ultimi anni. L’inflazione degli ultimi anni, per fortuna, è contenuta; sono previste manovre di sostegno alle famiglie (nel 2026 per 31.1 miliardi di euro); le variazioni sul reddito si sono avvicinate a quelle europee, ma i salari reali, al netto dell’inflazione, mostrano l'Italia, in ogni caso, sotto di 4.6 punti percentuali rispetto al 2019. Un dato da non trascurare riguarda poi, decisamente, l’invecchiamento della popolazione (gli over 65 sono cresciuti di quasi 3 milioni mentre si è assistito all’analogo calo della popolazione tra i 15 e ii 64 anni) che si trasformerà a breve in un calo demografico.

In assenza di grosse pressioni inflazionistiche, le famiglie stanno comunque recuperando potere d’acquisto e la loro ricchezza netta è aumentata (il reddito disponibile è cresciuto del +2%): di contro, però, è ancora in crescita anche la propensione al risparmio (superiore ai livelli pre-Covid) che si attesta sul 14% (e si stima che ogni punto percentuale corrisponda globalmente a circa 14 milioni: complessivamente ne viene fuori una cifra importante). Ciò è dovuto principalmente alla minore copertura pubblica sanitaria e pensionistica, alla ripresa di investimenti in immobili e all’impatto dell’inflazione cumulata nel 2022-23 soprattutto nelle famiglie a basso reddito.

E allora dove si concentrano i consumi? Soprattutto in quelli obbligati (affitto, bollette, carburante ma in crescita i servizi ambulatoriali e la manutenzione di case e automobili) e negli alimentari, ovviamente (questi ultimi in crescita), mentre si assiste a una leggera flessione della spesa nei servizi liberi (viaggi, ristoranti, cultura ecc.). Il dato rilevante e che incide non poco, in questo senso, è la retribuzione del lavoro dipendente che cresce, rispetto al 2019, di 15 punti ma contro i 19 dell’inflazione: in definitiva i lavoratori dipendenti vedono restringersi il loro potere d'acquisto. Se il reddito disponibile complessivo è aumentato globalmente, è stato perché trainato dall’eccezionale aumento dell’occupazione e dai sostegni fiscali, ma si è accentuata una divaricazione che ha favorito i liberi professionisti.

C’è una forte asimmetria nei consumi delle famiglie a basso reddito, per le quali i consumi obbligati e gli alimentari impattano il 39.7%, e in quelle con redditi alti, per le quali le stesse spese costituiscono solo il 23.5% di quelle complessive. Al contrario l’incidenza delle tensioni inflative sul mercato dei servizi (dove viene conteggiato il libro) è subito in maniera minore dalle famiglie a basso reddito.

Per il 2026, nel paniere di spesa degli Italiani, c’è da aspettarsi una crescita dei servizi, soprattutto quelli legati alle attività ricreative. Per quanto riguarda il libro però, dopo il rimbalzo del biennio, 2022-23, l’acquisto di beni e servizi per il tempo libero e la cultura è proseguita a ritmi più moderati (e sempre guidata dalle voci di spesa delle vacanze) ma, se il 2025 ha visto un calo dell’1.5% nell’acquisto di libri, nel 2026 si stima una ripresa dell’1.6%.

Come racconta infatti il Presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Innocenzo Cipolletta, sui 2.000 miliardi complessivi di consumi degli Italiani, il mercato librario (quello analizzato è di varia adulti e ragazzi nei canali trade, cioè librerie di catena e indipendenti, shop online e grande distribuzione secondo i dati NielsenIQ) incide in minima parte (un miliardo e mezzo circa) e, per di più, ha visto un calo generalizzato in tutt’Europa eccezion fatta per la Penisola Iberica: se l’Italia infatti cala del 3% nel numero di copie vendute rispetto al 2024, la Spagna resta stabile (+0.2%), il Portogallo vola (+7%) mentre la Germania crolla (-4.9%).

Nel 2025 in Italia sono stati comprati 3 milioni di copie in meno rispetto al 2024, portando il dato complessivo sotto a quella che, nel settore, è sempre stata considerata una soglia di riferimento, ossia i 100 milioni (il dato esatto è 99.5), che tradotto in danaro si trasforma in una riduzione di spesa di 33 milioni di euro per un totale di 1.483.9 milioni (cioè un calo del 2%, che ci indirizza a notare un aumento dell’1% nei prezzi unitari). Ebook e audiolibri hanno invece tenuto meglio con un calo tra l’1.6% e il 2.1%.

L’andamento mese per mese rispetto all’omologo del 2024 ha mostrato fluttuazioni che hanno rincuorato solo nella parte centrale dell’anno, dove tipicamente si assiste a una crescita in termini assoluti (in vacanza si legge di più e ci sono anche molte promozioni da parte degli editori), oltre che relativi, ma la grande delusione è giunta a dicembre – che storicamente è un mese dorato per la vendita dei libri – il quale nel 2025 ha visto per la prima volta un calo rispetto al dicembre precedente (-4.5% di copie vendute, -2.7% in valore). Nemmeno l’uscita di cinque grandi bestseller (in settembre: L’ultimo segreto di Dan Brown, Francesco di Aldo Cazzullo, Il cerchio dei giorni di Ken Follet; in novembre: La bugia dell’orchidea di Donato Carrisi e Cesare di Alberto Angela) ha risollevato le sorti dicembrine. 

È mancata la spinta dei libri più economici: la vendita, in termini di copie, di quelli sotto i 10 euro è diminuita di 2.4 milioni (su un totale di 3.1 copie vendute in meno). I libri di maggior prezzo invece (sopra i 20 euro) sono stati leggermente venduti di più rispetto all’anno precedente. 

Perde punti la narrativa italiana (diversamente dall’anno scorso) dell’1.8% in termini di copie vendute mentre quella straniera cresce in valore (+2.0%) ma cala dello 0.8% in termini di copie (il che significa che costa un po’ di più a prezzo unitario). Bene anche l’editoria per bambini e ragazzi, mentre tutto il resto è in calo (fumetti, manualistica, saggistica generale e specialistica).

Sono state vendute meno novità (1.2 milioni di copie in meno, ossia il 3.7%) nonostante i nuovi titoli pubblicati siano sempre in crescita (dai 69.168 titoli nuovi del 2024 ai 70.409 del 2025). Calano, ma in misura minore, le copie vendute appartenenti al catalogo (-2.7%) e, per la prima volta, i titoli pubblicati nei tre anni precedenti il 2025 segnano una flessione maggiore rispetto al “catalogo profondo” (titoli più vecchi di cinque anni).

Gli editori indipendenti fuori dai grandi gruppi con più di 5 milioni di venduto sono quelli che soffrono maggiormente (con un calo del 7.5% nell’andamento a valore), seguiti a ruota dai piccoli (-5.2%), invece gli editori che fanno da 1 a 5 milioni di euro sono in attivo. I grandi gruppi crescono lievemente a valore (+0.3%) e scendono dell’1.9% nel numero di copie vendute.

Le librerie fisiche, invece, risentono meno della contrazione del mercato confermandosi baluardi della lettura (il calo in valore è dello 0.7% contro il 3.9% degli shop online e del 4.2% della grande distribuzione). Le librerie indipendenti vedono però un cospicuo calo di copie comprate al loro interno (1.3 milioni in meno ossia il -8.5%).

La top ten dei libri venduti è fatta interamente da libri pubblicati nel 2025 (nessuno dell’anno precedente): tre sono titoli di saggistica (Francesco di Cazzullo, Spera di Papa Francesco e Cesare di Alberto Angela), tre di narrativa italiana (il vincitore del Premio Strega L’anniversario di Andrea Bajani, La bugia dell’orchidea di Carrisi e Verrà l’alba, starai bene di Gianluca Gotto) e i rimanenti sono tre stranieri di genere e un romanzo intimista di un’autrice britannica.

Volendo aprire l’ampiezza temporale dell’osservazione, si è può notare, negli ultimi quindici anni circa, un calo conseguente all’austerity post 2011 (e più in generale post introduzione dell’euro e riduzione del reddito delle famiglie) fino a un minimo, nel 2016, cui è seguita la ripresa grazie all’introduzione della 18app, una carta valore con cui lo Stato regalava ai diciottenni 500 euro da spendere in cultura (di questi circa il 65% andava in libri). Anche il lockdown – si sa – ha giocato la sua parte: in quel periodo, post 2020, si sono comperati molti più libri facendo raggiungere al mercato di varia un fatturato di quasi un miliardo e mezzo che si è mantenuto stabile fino a quando sono venuti meno sia la manovra che promuoveva la 18 app sia il provvedimento temporaneo che dava alle biblioteche un finanziamento annuale di 30 milioni.

Sovrapponendo poi le curve dei consumi complessivi e quelle dei consumi di libri, appare evidente come queste manovre siano responsabili della modifica del trend editoriale delle vendite, favorendo una marginalità maggiore dei consumi e poi riducendola.

C’è un’aspettativa di ripresa nel 2026 perché sono stati approvati il fondo biblioteche (60 milioni per gli acquisti da parte delle biblioteche nelle librerie di prossimità) e la carta cultura per le famiglie meno abbienti (ISEE< 15.000 euro) mentre nel 2027 entrerà in vigore una “sorella” della 18 app: un bonus per tutti i ragazzi che si diplomeranno entro i 19 anni di età.

Se però c’è un dato – che esce dalle statistiche – e che tutti gli operatori (come i lettori stessi) sanno, cioè che che il libro, in qualche modo, ce la fa sempre. Non teme rivoluzioni tecnologiche o crisi finanziare, e questa magia ha a che fare con l’inesausto potere della parola scritta.

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