SCIENZA E RICERCA

L'editoriale. Perché non credo alla fobocrazia

Fobocrazia, diversi filosofi e intellettuali italiani (ma non solo) stanno sostenendo che ci troviamo in una situazione di dominio della paura: ci controllano e tengono a casa attraverso ansia, angoscia stress e le notizie che si susseguono sulla pandemia. Collaterale a questa tesi ne sussiste un’altra, ancora più controversa: questa pausa sarebbe “indotta”, non ci sarebbe un pericolo, stanno inducendo questa paura perché attraverso di essa si esercita un potere di controllo. 

Non sono d’accordo. Sappiamo tutti che c’è un nesso tra potere e paura, ma in questo caso chi è il “Potere” di cui stiamo parlando? Non riesco a capirlo: è una sorta di ipostasi astratta e generalizzata. Certamente siamo in un periodo di restrizione di libertà individuali e fondamentali e certamente abbiamo visto anche eccessi di zelo sia da parte dei controllori, sia da parte dei controllanti. Ma davvero, chi vuole impaurirci e perché? L’evidenza è contraria. Chi era preoccupato dal lockdown rappresentava i potentati economici. Sono gli stessi che ora scalpitano per riaprire: allora non è quello il potere che vuole farci paura. Si tratta di una contraddizione. La stessa si nota tra chi – nel mondo – non voleva chiudere: i leader ultraliberisti come Trump, Johnson, Bolsonaro che invece di chiudere volevano proseguire il business as usual

Allora, di nuovo, di quale potere stiamo parlando? Questa limitazione della libertà si basa intanto su indicazioni scientifiche molto precise. Queste indicazioni dicono che dobbiamo stare a casa non per difendere i più forti i potenti, ma i più deboli: le persone immunodepresse, gli anziani, le persone deboli. Se lasciassimo correre queste pandemie i più a rischio sarebbero i vulnerabili, i deboli che non hanno accesso a tutti i loro diritti. 

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