CULTURA

Frida e Diego, tra arte e passione

Per la critica d’arte spagnola Victoria Combalía ci sono almeno tre Fride: innanzitutto il personaggio pubblico e l’attivista e politica, perennemente affamata di vita, poi la Frida Kahlo “altezzosa che inchioda lo sguardo sull’osservatore fino a ipnotizzarlo, impassibile e con il viso leggermente reclinato da un lato”.  La terza è quella che, “senza mai trascurare la fierezza e il contegno, si presenta come una maschera di dolore; l’icona, ben presto convertitasi in simbolo della sofferenza delle donne, su cui si fonda l’interpretazione della sua pittura come una rivendicazione della condizione femminile”.

Mater dolorosa e allo stesso tempo madre tragicamente mancata, che con le caratteristiche acconciature e le folte sopracciglia è divenuta negli ultimi anni una delle icone più riconoscibili dell’arte contemporanea, al livello di personaggi come Van Gogh e Andy Warhol. Dei quali prende simbolicamente il posto al Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova in una bella mostra appena inaugurata.

Frida Kahlo e Diego Rivera porta a Padova i capolavori della pittura messicana accumulati negli anni dalla coppia di collezionisti Jacques e Natasha Gelman: non solo Frida quindi (presente in mostra con ben 23 opere) ma anche il marito Diego Rivera (9 dipinti), più David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Rufino Tamayo e tanti altri. A emergere prepotentemente, come donna e soprattutto come artista, è però lei: Magdalena Carmen Frida Kahlo Calderón, nata il 6 luglio 1907 a Città del Messico da Matilde e da Carl Wilhelm “Guillermo” Kahlo, fotografo tedesco di origine ebraica.

Una storia segnata fin dall’inizio dalla sofferenza: a sei anni viene colpita dalla poliomielite, a 18 il suo corpo viene martoriato in un incidente stradale. Devastanti le conseguenze: undici fratture alla gamba destra, due al bacino e due alla schiena, inoltre il corrimano di ferro dell’autobus su cui viaggia le trapassa l’addome. Inizia così il suo calvario, che in tutta la vita la porterà a subire almeno trentanove operazioni, ma anche il suo percorso artistico.

Proprio mentre è bloccata a letto, infatti, la giovane Frida scopre la pittura: in lei il dolore fisico diventa non solo metafora di quello interiore ma anche strumento di conoscenza, il ‘terzo occhio’ che spesso raffigura nei suoi dipinti. “Non sono malata, sono rotta – dirà una volta –. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere”. Durante la convalescenza inizia inoltre la turbinosa storia d’amore con Diego Rivera, artista in quel momento affermato e soprattutto già sposato, che li porterà a formare una delle coppie artistiche più famose di sempre.

Per Frida “Diego è il secondo grande incidente della mia vita”, ma senza lui non può stare – si sposeranno addirittura due volte – come ci svela nelle sue stesse opere: nel famoso Diego nei miei pensieri (Autoritratto come Tehuana) del 1943, l’immagine del marito è addirittura incisa sulla fronte di Frida, mentre un copricapo tradizionale le contorna il viso come un sudario; ne L’amoroso abbraccio dell’universo sempre lei tiene in braccio un enigmatico Diego bambino (che pure ha vent’anni più di lei), abbracciata a sua volta dalle personificazioni della Terra e del cosmo.

La mostra, unica tappa italiana (e ultima in assoluto) di uno storico tour mondiale, è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e organizzata da Vergel Foundation, MondoMostre e Skira in collaborazione con l’Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura (INBAL). A completare il percorso espositivo, curato da Daniela Ferretti, ci sono anche una nutrita sezione fotografica – con ritratti di Héctor Garcia, Manuel Álvarez Bravo, Giséle Freund, Martin Munkacsi, Nickolas Muray, Lucienne Bloch ed Edward Weston – e una, coloratissima, riservata a una magnifica selezione di costumi tradizionali messicani, così presenti e importanti nelle opere della coppia Rivera-Kahlo.

Ed è soprattutto il Messico, con la sua natura spettacolare e la sua gente, il vero protagonista di questa mostra. Un Messico iconico, forte, vivo, che nella parte centrale del ‘900 attrasse intellettuali, artisti, militanti, esuli e avventurieri dal Vecchio Continente: da Tina Modotti a Lev Trockij, entrambi amici e probabilmente amanti di Frida Kahlo. Terra di storia e di miti, di scontri violenti e di infinita dolcezza: l’unica ambientazione possibile per avventure umane e artistiche come quelle di Diego e di Frida.


Frida Kahlo Diego Rivera La collezione Gelman

Mostra a cura di Daniela Ferretti Padova, Centro Culturale Altinate | San Gaetano, Padova 14 Febbraio 2023 - 04 Giugno 2023

mostrafridapadova.it

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