Sullo scaffale: Lina e il sasso di Mauro Covacich
Non c’è nessuno di neanche vagamente perfetto nel nuovo romanzo di Mauro Covacich. E meno male.
In tempi di autofiction e di storie di buoni sentimenti di cui ci convinciamo di aver bisogno, lo scrittore triestino (trapiantato a Roma da un po’ come abbiamo appreso dai suoi stessi libri – e qui, in questo, Roma c’è in una sua periferia) mette sulla pagina un intreccio di personaggi inquieti e a tratti disturbanti, zeppi di ossessioni e di mancanze, i cui gesti avvengono senza possibilità di essere frenati in una vita – e questa è la nostra – in cui tutto è tremendamente complicato anche se la vulgata vorrebbe convincerci del contrario.
Eppure il talento del romanziere è proprio questo: dire che il re è nudo mentre inventa cavalli volanti e draghi di cartapesta, e portare il lettore in questo suo mondo che sconfina con il nostro quando se ne distanzia; un mondo di cui ci piacerebbe poter dire che tutto è metafora e invece è tutto terribilmente vero, o almeno verosimile.
Nel pantheon di Covacich ne Lina e il sasso (La nave di Teseo, 2026) ci sono intanto Elena e Max: lei è una fisioterapista maestrina che lavora in un centro sportivo per ricconi; lui è il suo spiantato fidanzato scrittore, che ha lasciato Carlotta per lei il giorno che ha saputo di aver salva la vita; quindi c’è Carlotta, intervistatrice suadente, che da allora non si dà pace inanellando sotto il falso nome di Alcesti incontri che dalle app virano alla realtà e sono trasgressivi, brutali a volte, e inaspettatamente appaganti. E poi c’è Lina, una bambina “imperfetta” che non pronuncia gli articoli, bullizza i compagni di scuola, pulisce ossessivamente il bagno della pizzeria d’asporto dove al mattino si ferma per le urgenze, e insieme a Max racconta storie. Senza dimenticare la madre di Elena, agli sgoccioli per un tumore, che nel suo letto del congedo riceve rose Baccarà da un amante segreto e che il lettore scopre più disinibita della figlia, pur con in mano la dentiera.
Tutti in questa storia inseguono qualcosa che non c’è e che non sanno nemmeno di cercare. Tutti trovano un segno sbagliato, un respiro fuori tempo, un desiderio impronunciabile. Il presente ha finito non solo gli articoli, come per Lina, ma i verbi addirittura. E allora si mistifica.
“Per lei [Carlotta …] Max è morto, ma lo è troppo poco, lo è per modo di dire, perché è un morto che continua a vivere con un’altra, un morto ancora maledettamente vivo, un morto senza l’aura del morto”. Allora cosa fare se non arrendersi e descriversi in cinque frasi sui siti di appuntamenti? “Lasciare che l’uomo venga per primo e poi farsi toccare fino all’orgasmo riempita di sperma è un’altra cosa che starebbe tra le cinque, se solo non fosse sconveniente dichiararlo in un portale dall’aria così a modo. Qui si tentano possibili relazioni, non incontri fugaci, la gente ci va piano, all’inizio. Per la stessa ragione deve omettere anche cose troppo pallose, come leggere poesia contemporanea, non importa che le piaccia davvero”.
E se Carlotta si reinventa Alcesti (solo di nome – non muore per nessuno lei, anzi), Elena cerca di far andare tutto a posto, anche la morte di mamma (“Anche a me secca morire, sai” le dice quella quando la vede piangere), e Max accompagna a scuola la piccola Lina (che con le compagne dipinge i genitali di un ragazzino) e le insegna la storia della zuppa di sasso, in cui tutti gli animali portano a cuocere una verdura ma il lupo ha il sasso, e il sasso non cuoce mai.
Covacich affronta in questo romanzo una discesa nelle perversioni delle donne, e non si dica che non può perché è un uomo: la teoria dell’LSM va tenuta a mente anche se non la si condivide. La pronuncia la capa di Carlotta, che si fa chiamare direttore anche quando parla da donna a donna.
“Look, Status, Money. […] Prima l’LSM era un requisito richiesto solo agli uomini, alle femminucce bastava solo l’estetica. Oggi invece una certa posizione sociale e un buono stipendio sono elementi rilevanti anche nella valutazione di una donna. […] Ora, qual è l’errore di voi che restate sole anche con LSM alto? Be’, ne fate due in realtà, e non so quale sia peggio. Il primo è guardare solo quelli con LSM pari o ancora più alto del vostro […]. Tu commetti l’altro errore. Tu… idealizzi la feccia. […] Sei attratta da quelli fuori dagli schemi, sabotatori del maledetto sistema, individui dai comportamenti antisociali o, meglio ancora, ai limiti della legalità. Effrattori, evasori, disertori. Nel tuo intimo i maschi da scartare sono i tipi per bene, quelli inquadrati, educati…”.
Su tutto questo brilla un pallido sole romano, il bagno della pizzeria d’asporto è sempre fintamente guasto, gli spazzini non puliscono la strada dei resti di chi “si è liberato” sul marciapiede per bieca vendetta, e le Barbie sono diventate curvy o down – con tanto di collana con il cromosoma 21, e c'è chi dice rélax e dépliant, in una “presunta eleganza sdrucciola”.
Qual è morale? Quella non c’è mai. Tantomeno in un romanzo.
“[La] favola [del sasso] non so se l’ho capita fino in fondo. Voglio dire, il sasso non cuocerà mai, perché quegli stupidi animali non ci arrivano? Ci arrivano, secondo me ci arrivano. Ma sperano che cuocia lo stesso. Sperano che il lupo diventi uno di loro”.
“ Il sasso non cuocerà mai, perché quegli stupidi animali non ci arrivano? Ci arrivano, secondo me ci arrivano. Ma sperano che cuocia lo stesso. Sperano che il lupo diventi uno di loro Mauro Covacich